Un interessante convegno, il 18 settembre, nella Sala Maggiore della Camera di Commercio della Venezia Giulia a Trieste – a cura del Circolo della Cultura e delle Arti in partenariato con l’associazione Amici dell’orologeria Pesarina “G. Battista e Remigio Solari” – si è proposto l’intento di sviscerare un tema ambizioso: “Il tempo nella storia e nell’arte”, introdotto in particolare da Rosa Maria Solari. L’orologeria Pesarina e in particolare la storia e l’expertise della Solari, che ha festeggiato l’anno scorso i 300 anni dalla fondazione – ma che affonda le sue radici ancora nella metà del ‘600 – hanno fatto da cornice all’evento.
L’obiettivo era di esaminare, sotto alcuni aspetti, il tema del tempo, questa dimensione nella quale ogni vivente è inserito e della quale l’uomo ha avuto varie forme di consapevolezza nei secoli. Il tempo ha sempre avuto e ha varie dimensioni, inclusa quella interiore, personale: può essere definito “relativo”, come è emerso nelle tre relazioni introduttive, aperte dalla professoressa Maria Cristina Benussi sul tema “Il tempo nella letteratura”. Fino all’800 il romanzo interpretava la misura del tempo proponendo una visione ciclica nella quale si individuavano soprattutto i cicli della natura. Con l’avvento della civiltà industriale la concezione del tempo cambia. Il tempo viene a collegarsi al rendimento e alla produzione di merci. Conseguentemente cambia pure la tipologia del protagonista del romanzo che deve scontrarsi con la monetizzazione del tempo. Come esempio vengono citati i romanzi di Svevo “Una vita” e “La coscienza di Zeno” che mettono l’accento sul tempo “interiore” sostituendo il racconto secondo il tempo cronologico con quello per temi. Interessante la contrapposizione tra tempo “fisico” (delle meridiane e delle clessidre) e tempo “meccanico” (degli orologi), visto con sospetto (l’IA ante litteram?)
Ha proseguito la professoressa Margherita Canale che, seguendo un filone di pensiero originale sul tema “Il tempo nella musica”, ha agganciato la collocazione di orologi cittadini allo sviluppo culturale di Trieste dal 1700 ai primi del ‘900 con particolare riferimento ai teatri cittadini o agli edifici che li avevano ospitati, molti dei quali purtroppo non esistono più.
Infine il professor Massimo De Grassi ha parlato di “Tempo nell’arte figurativa”. Rappresentare il tempo in un’immagine fissa è una contraddizione in termini. Nel corso dei secoli si sono scelte delle immagini diverse per raffigurarlo e solo di recente l’orologio è stato usato come strumento di espressione del tempo. Nelle arti figurative si può parlare di allegorie del tempo, per esempio con raffigurazioni della morte – come il teschio in “Vanitas” di Pieter Claesz (1630), che compare assieme ad un orologio – che in realtà segna la fine dello stesso a livello individuale.

Dopo un interessante intervento registrato di Alceo Solari che ha ricordato come
il tempo di Trieste fosse in realtà regolato dalla media degli orologi astronomici europei rilevati da torre Eiffel e di come i principali orologi cittadini (palazzo delle Poste, Municipio) fossero in realtà impianti centralizzati di orologeria
è intervenuto in presenza Stefano Solari che ha presentato i contenuti del saggio “L’orologio pubblico nello sviluppo emporiale di Trieste“ ormai diventato riferimento convenzionale per la vita della comunità, anche se basato sul principale fenomeno naturale a disposizione per questo fine, ovvero il movimento di rotazione del pianeta sul quale viviamo.
Una particolarità di Trieste è che tutti gli orologi pubblici erano rivolti verso il mare, ciò che per esempio non succede neanche a Venezia.

Ha concluso la relazione un interessante excursus dei principali orologi cittadini di Trieste a partire da quello più antico, risalente al lontanissimo 1356, sulla torre del porto. Oppure quello in una loggia del castello di S. Giusto poi abbattuta, passando per quello donato dall’imperatore Massimiliano I d’Austria nel 1511, finendo con quello del municipio realizzato nel 1873 dalla Solari, dopo aver vinto una gara che metteva a disposizione 5mila fiorini con un’offerta di 1200/1500 fiorini (neanche Stefano Solari ricordava la cifra esatta).
Il bel convegno si è concluso con la proiezione di un video intitolato “Il tempo della Serenissima” (esiste anche un volume gratuitamente scaricabile) che si è concentrato sulle realizzazioni dell’orologeria Pesarina soprattutto sui campanili della costa di Istria e Croazia.
L’artigianato – o forse l’arte – della misurazione del tempo, iniziato nel XVII secolo nel borgo di Pesariis, continua, ancora oggi, a stupire.
Laura Lipizer
Foto di Laura Lipizer
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