Una Chiesa che cammina insieme alla luce del Concilio Vaticano II

Monsignor Riccardo Battocchio - segretario speciale dell'Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi - e l'offerta di uno sguardo sinodale sulla Chiesa

Un’approfondita e aggiornata disamina sul tema: “Una Chiesa che cammina insieme” è stata proposta la sera di venerdì 16 ottobre alla diocesi di Trieste, nella chiesa di sant’Antonio Taumaturgo, da monsignor Riccardo Battocchio, che ha sviluppato le prospettive poste dalla sinodalità, come è emerso dalla XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, di cui è stato membro e segretario speciale. Nato nel 1962 a Bassano del Grappa (VI), monsignor Battocchio proviene dal clero di Padova ed è vescovo di Vittorio Veneto dallo scorso anno. È presidente della Commissione Episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, e Consultore del Dicastero Vaticano per il Clero. 

Il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, dopo aver presentato questo suo confratello nell’episcopato, ha ricordato il tema “Uno in Cristo” proposto per la 100ma Giornata missionaria mondiale, «che non è un’indicazione di uniformità ma un invito alla comunione, in un mondo pieno di tensione dobbiamo ritrovarci insieme attorno al Vangelo». A tal fine, il vescovo Enrico ha rilevato che è in corso una revisione degli statuti degli organismi di partecipazione pastorale.

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Da parte sua, monsignor Battocchio ha offerto una riflessione intensa che ha toccato tanti aspetti della sinodalità. La riportiamo di seguito.

«Impostare il volto della Chiesa al singolare potrebbe apparire riduttivo. La Chiesa è infatti il popolo di Dio che cammina nella storia, con il concorso di tanti volti: il volto di Maria, quello dei poveri, quello di ciascuno di noi, come richiama l’evangelista Matteo al capitolo 25. Emerge la bellezza e la complessità del volto della Chiesa. Una pluralità di chiese locali, in relazione tra loro, secondo uno spirito di comunione, nella diversità delle rispettive tradizioni: latina, bizantina, armena. Questa unione nella diversità intende rispettare le tradizioni dei diversi continenti.

La Chiesa non ha un volto proprio: è radunata nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Essa vive in quanto riflette la luce di Cristo.

È stata paragonata al mistero della luna, come ricordava Giovanni XXIII e anche papa Francesco, che è luminosa in quanto accoglie e rilancia la luce che viene dal sole. I padri conciliari hanno ribadito che la Chiesa è in Cristo come sacramento e segno della sua presenza tra di noi. Un popolo di Dio che cammina insieme opera nella storia attraverso la famiglia, la diocesi, i movimenti e le associazioni, il vescovo di Roma diviene garante dei principi visibili dell’unità, in relazione con le altre chiese Cristiane. Il cammino sinodale delle Chiese italiane è teso a realizzare un’accoglienza attiva dello spirito del Concilio Vaticano II. Durante la mia partecipazione al Sinodo dei vescovi, questa assemblea da evento circoscritto si trasformò in un processo articolato – con una fase preparatoria, lo svolgimento delle sessioni e una parte attuativa – con il diritto di voto esteso ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi, ai laici, pari a un terzo dei componenti.

Papa Leone XIV ha impostato il primo ciclo delle udienze generali sui documenti del Concilio Vaticano II. Il 7 gennaio 2026, il Pontefice ha osservato che dobbiamo ancora realizzare compiutamente la forma ecclesiale in chiave ministeriale, attenti ai segni dei tempi, quali gioiosi annunciatori del vangelo. A questo riguardo ha citato Giovanni Paolo I, che dalle cronache del Concilio aveva tratto la certezza che sia necessario realizzare una santità più profonda.

Vorrei ora proporvi alcuni principi di ecclesiologia.

Innanzitutto richiamerei la comprensione della Chiesa come popolo di Dio. Essa vive di persone radunate nello spirito trinitario, in intima unione di Dio, dando vita alle relazioni concrete, inserite nel corpo di Cristo, attraverso il battesimo. I legami generati dalla Chiesa in termini di comunione, ci spingono ad essere uno in Cristo. È una comunione che nasce dalle Chiese locali, nell’ascolto del popolo di Dio, che vive nella concretezza ordinaria della propria diocesi.

Non siamo una massa informe, siamo diversi, non soldatini allineati con lo stesso passo. Tutti siamo abilitati alla missione in forza del Battesimo, per camminare insieme, vivendo la gioia e la pace del regno di Dio. Alcuni sono incaricati di prendersi cura del cammino di tutti, poi c’è uno che ha il compito di curare l’unità.

Siamo nel cono di luce del Vaticano II, segna un passo in avanti il raccordo compiuto tra i due livelli proposti dal Concilio: le necessità della Chiesa al suo interno e le sfide poste alla Chiesa dal mondo contemporaneo. La Chiesa sinodale è protesa alla missione.

Sono stati messi insieme i primi tre capitoli della Lumen Gentium: il popolo di Dio riguarda tutti, vescovi inclusi, i quali sono al servizio del popolo di Dio. Bisogna cogliere l’unità profonda tra tutte le membra del corpo di Cristo. Come ci ha ricordato Papa Leone nella sua prima enciclica,

siamo un’umanità fragile e ferita, chiamata a conformarci al volto di Cristo. Uno solo è il nostro maestro, noi siamo tutti discepoli del Signore Gesù, tutti responsabili, in modi diversi, per rispondere del dono ricevuto. Con uno sguardo prodigo di compassione, raccogliamo l’invito alla conversione, intesa non come passaggio dal male al bene, dal peccato alla grazia, ma per assumere uno sguardo pastorale e missionario, consapevole del contesto storico diverso, assumendo uno stile conforme a ciò che lo Spirito suggerisce alla Chiesa del nostro tempo».

don Manfredi Poillucci

Foto di Luca Tedeschi

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