Come cancellare l’odio? Due padri feriti, in riconciliazione

Una storia di speranza dentro il conflitto israelopalestinese: dalla condivisione di un dolore enorme, i germogli per una possibile via d’uscita dal conflitto

«Quando scopri l’umanità nell’altra persona, questa non è più il tuo nemico» ha detto Bassam Aramin, palestinese e padre di una figlia vittima del conflitto in Palestina. «Non credo che il diritto all’autodifesa conceda anche il diritto alla vendetta» ha ribadito Rami Elhanan, israeliano, padre di una figlia uccisa nel conflitto. Questi due uomini sono due uomini contro l’odio pazzesco presente nel conflitto israelopalestinese e hanno subìto il danno enorme della perdita di una figlia, ma vogliono uscirne insieme, camminando sulla strada della riconciliazione. 

Non se ne parla tanto di storie consimili, perché è sempre difficile raccontare il bene, che nasce e rinasce di continuo, e poi perché si preferisce la curiosità morbosa che esercita il racconto del male compiuto.

E invece i due padri feriti in quel modo tragico ci aiutano a capire che conoscere la sofferenza dell’altro non significa rinunciare alla propria, ma significa smettere di considerare il dolore una proprietà privata. 

Essere uomini del dialogo oggi ha un prezzo molto alto – i due infatti sono osteggiati dai rispettivi membri delle due comunità in conflitto – ma il loro intento è di cancellare l’odio almeno nella loro vita nel nome delle figlie: questo ha reso possibile il “miracolo” di un dolore certamente immenso, che non li ha divisi, ma uniti nella condivisione del dolore altrui. Una storia che sembra una favola, ma non lo è. Che può sembrare limitata, mentre invece è solo la punta dell’iceberg di un bene sommerso, che agisce pur in mezzo ai meandri oscuri e tristi provocati dall’odio instillato fin da piccoli, insegnando ad uccidere persino in nome di Dio, come ha ricordato il Presidente Mattarella in un discorso, definendo questa la più grande colpa di un essere umano.

Stanno nascendo da tempo, in quelle terre, comunità miste con presenze di israeliani e palestinesi, una per tutte Neve Shalom, conosciuta anche come Wāħat as-Salām, dove si rispettano le tradizioni umane, civili e religiose dei due popoli, dove i ragazzi e i giovani fanno amicizie e si conoscono, favorendo l’incontro e non lo scontro, la collaborazione tra le diversità, e diventando, di fatto, l’unica via di uscita dall’incubo della guerra come sistema sociale permanente. Non è vero quindi che non esistano delle vie di uscita dal conflitto: delle vie d’uscita ci sono e sono le sole a rompere l’oppressione e l’ossessione malata delle stragi.

Silvano Magnelli

Foto: Borsa/SIR

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui 

 

4min2


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI