Avevamo raggiunto Roma in tempo per partecipare, in quella domenica, alla celebrazione della Santa Messa con la quale Papa Giovanni Paolo I dava inizio al suo servizio pastorale. Maria Truglio, Mariuccia Ragaù ed io dovevamo partecipare al corso di preparazione per i missionari partenti per l’Africa. Avevamo aderito alla proposta del Centro Missionario di Trieste di offrire un periodo di volontariato presso la missione di Nguvio in Kenya. Maria metteva a disposizione la sua professione di infermiera per dare il cambio a colei che l’aveva preceduta e terminava il suo periodo di servizio. C’era vero entusiasmo tra tutti i partecipanti al corso e mai avremmo pensato che proprio al termine del mese avremmo ripercorso il selciato della piazza San Pietro per andare a venerare la salma del Papa defunto. Non era un caso; la Provvidenza divina ci richiamava la completa disponibilità. Era fine settembre; ci saremmo ritrovati con i sacerdoti ed i volontari a Nguvio l’anno successivo.
Come tutti i nuovi arrivati ci aspettava un buon periodo di adattamento: clima, lingua, usi e costumi richiedevano ascolto, pazienza, condivisione con chi era sul posto prima di noi. Maria ha seguito il percorso di tutti per entrare in pieno nella responsabilità del suo lavoro. Nelle sue puntate a Nairobi venne a conoscere anche altri volontari italiani, tra i quali anche colui che sarebbe diventato suo marito: Leo. Il matrimonio fu celebrato nella cappella più vicina alla foresta del Monte Kenya: una vera gioia la loro esperienza li portò a scegliere di continuare ad operare in Kenya è terminato il tempo del volontariato a Nguvio si trasferì definitivamente a Nairobi con il consorte.
Lo spirito che l’aveva animata per il volontariato portava a compimento in lei anche l’esperienza dello scoutismo: servire. Le scelte che seguirono l’esperienza di Nguvio saranno tutte sulla stessa linea e chi è stato in contatto con lei ne dà riscontro.
Quasi senza sapere veniva attuato in lei anche l’intuizione di monsignor Santin, vescovo di Trieste, che sulla linea della sua partecipazione viva ed impegnata al Concilio Vaticano II voleva sensibilizzare la Chiesa triestina per venire incontro ai bisogni delle altre Chiese l’opera di evangelizzazione e promozione umana. Maria ne è stata in un modo tutto suo vera collaboratrice fino alla fine, quando ha voluto rientrare tra i “suoi” dopo aver terminato le cure che aveva ricevuto in Italia, consapevole di ciò che l’attendeva. L’amicizia, la condivisione degli impegni e soprattutto la comunione dello Spirito ci guidano nell’affidare a colui che ce l’ha donata per una perseverante attesa che si compia in tutti noi la Sua vita fino a quando “Egli sarà tutto in tutti”.
don Giampaolo Muggia
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