Luigi Masutto e don Edoardo Marzari: un intreccio di vite

Tra fede e passione sociale, due uomini determinanti nella storia di Trieste e delle Acli: il loro ricordo nell’ambito dell’80° dell’associazione

Edoardo nasce a Capodistria nel 1905. Luigi viene alla luce a Tapogliano nell’estate del 1924. Il loro primo incontro avviene a Trieste a Palazzo Vivante nel 1946: don Edoardo è un uomo di 41 anni, un sacerdote appassionato, una figura importante nella storia della città. Luigi è un giovane studente universitario di 22 anni. Da quel preciso momento, da quel primo incontro, le loro vite si sono intrecciate in maniera indissolubile, lasciando in entrambi, seppur in maniera diversa, tracce indelebili. Questa è, brevemente, la loro storia.

Edoardo studia al liceo e si forma nelle strutture del movimento cattolico italiano. Sono gli anni ’20, segnati dall’espansione ed i contrasti con il fascismo di confine: il giovane Edoardo si butta a capofitto in entrambi e matura la sua vocazione sacerdotale. Viene ordinato sacerdote nel 1932, nel pieno della costruzione del sistema totalitario fascista. In quegli anni don Edoardo matura un sentimento antifascista istintivo; un atteggiamento di concorrenza verso il regime il cui oggetto è l’educazione della gioventù, con uno sguardo lontano, volto alla formazione della classe dirigente del nuovo Paese che arriverà

Luigi, nato in una famiglia povera, con molti sacrifici riesca a studiare e negli anni ’30 frequenta il liceo presso il Seminario di Gorizia. La vita della famiglia è segnata da un grave episodio di sopraffazione ed ingiustizia che fa crescere nel giovane una sorta di ostilità  verso ogni autorità. Così scrive in un suo diario: “I miei sentimenti di avversione verso tutte le autorità, comprese quelle ecclesiastiche, erano determinati dal fatto che proteggevano il regime fascista. Il mio rancore aumentò quando un giorno non vidi più arrivare in classe il mio insegnante di greco e latino che era stato preso dai fascisti che gli avevano versato l’olio di ricino solo perché dirigeva il coro sloveno della sua parrocchia”.

Don Edoardo a Capodistria finisce nel mirino dei fascisti locali. Sono gli anni della guerra. Il vescovo Santin per proteggerlo lo sposta a Trieste. Qui fonda l’Istituto di studi sociali e religiosi ed il Cenacolo di via Battisti 13. Sono strutture dedicate alla formazione culturale e spirituale degli adulti, luoghi di incontro che man mano assumono un valore sempre più politico: fucina del movimento clandestino d’ispirazione cattolico-democratica. Sono anni tormentati e la guerra sta avanzando verso la disfatta del regime. In città il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) vive fasi complicate con forti disaccordi interni. Nel 1944 don Marzari ne assume la presidenza proprio in quanto sacerdote, cioè uomo super partes: l’unico caso in Italia.

Luigi nel 1944, in un clima politico arroventato, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Trieste nella speranza di diventare professore. Nel frattempo, viene ingaggiato nella Todt di Redipuglia. Qui incontra alcuni partigiani e si prepara per il lavoro clandestino organizzando il comitato di liberazione di Campolongo, che diventa realtà nel 1945. “Non si trattava di ideologia ma bensì di lotta ai fascisti”, scrive nelle sue memorie. Sono mesi intensi e difficili, segnati dallo studio, il lavoro e l’impegno clandestino: e qui i fili delle loro vite si incontrano. 

Molte sono le vicende che entrambi vivono in quel tempo tumultuoso, ma ciò che li accomuna è la medesima passione civile, la fede e il sogno in un mondo migliore. Entrambi lo fanno facendosi protagonisti, prendendo parte, mettendoci il corpo e lo spirito. Ma il loro incontro più fecondo avviene nel primo dopoguerra, nel 1946, quando don Edoardo chiede a Luigi di dirigere la Famiglia Auxilium, una organizzazione fondata dal sacerdote nel 1945 che accoglie giovani dall’Istria e dalla Dalmazia, con l’intento di costruire una comunità di lavoro civico e sociale. Questo incontro tra il maestro e l’allievo è un segno: un passaggio di testimone

Gli anni del dopoguerra sono ricchi di speranza. Tra le molte cose cui don Marzari dà vita ci sono anche le Acli. Così scrive Luigi: “Don Edoardo aveva dato vita a molte istituzioni in città: il partito della DC triestina e istriana, il sindacato della camera del lavoro, nonché la Lega nazionale. Però la sua creatura preferita era l’Associazione cristiana dei lavoratori di Trieste e dell’Istria. Le sue preferenze andarono sempre alle Acli”. Luigi entra subito a farne parte diventando presidente provinciale nel 1950.

Le loro vite hanno continuato a camminare parallele. L’amicizia profonda che li ha uniti non è mai venuta meno, anche nei momenti difficili che la vita, inevitabilmente, presenta. Un’amicizia fondata su valori condivisi, una fede salda, una passione per l’umano che porta nel mondo, il volto vivo e giusto di Cristo. 

Erica Mastrociani

 

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