Signore, insegnaci a pregare!

Una Catechesi al mese tratta dagli scritti del beato don Francesco Bonifacio sul Padre Nostro per vivere una vera vita cristiana
Dopo il segno di croce la prima preghiera che dobbiamo esaminare è il Padre nostro. Consideriamone anzitutto la preziosità. L’eccellenza, la preziosità di una cosa si vede subito dal modo nel quale è lavorata, dall’oggetto che rappresenta, da chi l’ha fatta ed anche dallo scopo. Così l’eccellenza di un quadro si conosce dal pittore e dalla scena che rappresenta e dai colori. Così riguardo al Padre Nostro, che esso sia una preghiera ben fatta lo comprendiamo subito perché citando l’autore è Gesù Cristo medesimo. […]

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Un giorno, mentre [Gesù] si trovava in una regione al di là del fiume Giordano, il Salvatore andò in un luogo solitario per pregare. I discepoli rimasti soli, lo ammirarono nell’atteggiamento della preghiera ritto cioè in piedi colle braccia alzate e gli occhi fissi al cielo. Finito che ebbe di pregare, uno di essi, gli si avvicinò e al Signore disse: insegnaci a pregare come Giovanni insegnò ai suoi discepoli. II divin Maestro li accontentò e rispose: Quando fate orazione dite così: Padre Nostro sia santificato il nome tuo, venga il regno tuo. E’ perciò storicamente certo che Gesù Cristo di sua bocca insegnò per ben due volte il Padre Nostro e che il medesimo è opera divina: perciò lo chiamiamo orazione domenicale o del Signore. […]

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Il Padre nostro inoltre è una preghiera eccellente nel suo oggetto, cioè per quello che contiene. E in poche parole contiene tutto quello che dobbiamo sperare e domandare a Dio. Il Padre Nostro contiene tutto quello che un cristiano può desiderare in rapporto a Dio al quale si chiede la sua gloria: in rapporto al prossimo e a se stesso per cui si domandano tutti i beni dell’anima e del corpo e l’allontanamento d’ogni male nella vita presente e nell’eternità.  II Padre nostro contiene tutto in poche parole, in sette domande le quali possono con tutta facilità esser da noi imparate, ripetute a memoria e frequentemente recitate. II Padre nostro nella sua brevità è ritenuta  una preghiera completa. Il Padre nostro ancora è una preghiera eccellente nella sua forma e nel suo ordine mirabile. […]

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Dopo l’ultimo fine [Dio], è logico che noi dobbiamo volere i mezzi adatti che sono di due specie:

Positivi che ci portano all’osservanza dei divini precetti e noi domandiamo: sia fatta la tua volontà, dacci oggi il nostro pane.

Negativi che tolgono gli impedimenti che sono il peccato e noi chiediamo: rimetti a noi i nostri debiti. Possono essere le tentazioni: non ci indurre in tentazione; i mali di questa vita: ma liberaci dal male. Anche un breve esame del Padre Nostro ci fa ammirare la sapienza infinita del suo autore. Ma se il Padre nostro è una preghiera così eccellente certamente deve essere tenuta in grande stima da tutti i cristiani e deve esser recitata con frequenza e grande devozione. […]

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I cristiani devono perciò prima di tutto imparare a memoria il Padre Nostro se non lo sanno. Se lo sanno, confrontarlo se come lo dicono corrisponde al catechismo e infine recitarlo con l’attenzione della mente e la devozione del cuore se vogliamo che la nostra preghiera torni gradita al cuore di Dio e la esaudisca. […]

Quanto più facilmente Iddio esaudirà le nostre preghiere quando lo pregheremo con il Padre Nostro cioè con le parole stesse del suo medesimo Figliolo. Sia quindi cara al nostro cuore l’orazione domenicale.

(Villa Gardossi, 16 maggio 1942)

Don Francesco Bonifacio con i giovani e il Vescovo a Crassiza.

Il beato don Francesco Bonifacio dava molta importanza alla predicazione e alla catechesi che preparava con molta cura. Infatti, dopo aver studiato i testi della Scrittura riguardanti l’argomento da presentare ai suoi fedeli, e dopo aver passato un certo tempo in preghiera davanti al SS. Sacramento, don Francesco scriveva la sua predicazione su un quaderno; e di questi ce ne sono una ventina, nei quali vennero riportate appunto tutte le omelie e le catechesi offerte nel tempo del suo ministero a Crassiza. E queste ultime, di solito le proponeva durante la funzione pomeridiana, alla domenica, o – come la catechesi sul Padre Nostro – durante il mese di maggio. E sapendo che i suoi fedeli erano contadini, persone semplici ma profondamente religiose, parlava loro con un linguaggio semplice, da popolano a popolani, come spesso egli diceva. E lo faceva con esempi ricavati dalla vita quotidiana di quei contadini, dal loro duro lavoro nei campi, dal rapporto strettissimo che essi avevano con la natura e con tutto il creato. Perché sapeva che da lì passavano gli insegnamenti della fede e della vita cristiana.

Per questo si è voluto riprendere in mano la spiegazione del Padre Nostro fatta da don Francesco, non solo per ripensare, meditare e rivivere l’insegnamento offertoci, ma anche per riscoprire una volta di più la santità della vita di questo semplice e umile sacerdote che aveva preso sul serio il suo sacerdozio fino al dono totale di se stesso.

Mario Ravalico

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