L’ora di religione rappresenta per la nostra famiglia un’esperienza scolastica fondante.
Noi la consideriamo un ponte tra l’educazione ricevuta a casa, le attività in oratorio e il catechismo: uno spazio e un tempo in cui un insegnante specificamente formato guida la riflessione degli alunni su valori fondamentali come il rispetto, la solidarietà, la pace e l’accoglienza.
Queste sollecitazioni avvengono in classe, proprio là dove la vita si fa più fortemente relazionale e dove bambini e ragazzi possono sperimentarne concretamente la rilevanza. I programmi e i progetti permettono, a seconda delle età, di affrontare temi profondi legati al senso della vita, alla morte, alle relazioni e alle scelte personali, su cui talvolta, nel contesto domestico, è difficile trovare un tempo dedicato di confronto.
L’ora di religione consente inoltre di conoscere le tradizioni religiose e culturali che fanno parte della nostra storia, soprattutto in una città multietnica e multiculturale come Trieste, favorendo la tolleranza e stimolando una visione plurale della realtà.
Come famiglia, abbiamo la fortuna di avere un insegnante di religione che frequenta la nostra stessa parrocchia ed è, per nostro figlio più piccolo, un importante punto di riferimento. In questo modo l’ora di religione supera le mura della scuola e diventa elemento di continuità nella vita educativa dei nostri figli.
Sandra
La scelta di dare ai nostri figli l’opportunità di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, già a partire dalla scuola dell’infanzia, è maturata tenendo conto di diversi aspetti di questa esperienza, a nostro avviso preziosa indipendentemente dalla fede.
Per chi ha fede e desidera coltivarla nei figli è uno spazio e un tempo che rilegge la storia della salvezza sotto la luce culturale, esplorando nessi che legano l’esperienza religiosa cristiano-cattolica a ciò che il mondo ha percorso in questi due millenni, incluse le altre esperienze religiose, cosa che un bambino e un ragazzo raramente fanno nelle catechesi di iniziazione cristiana parrocchiale, ad esempio.
Per chi non ha fede è un’occasione di confrontarsi con il mondo in cui si vive: che piaccia o no, il fatto religioso è presente e caratterizza la vita della nostra (e di ogni) società. L’insegnamento della religione cattolica, se ben strutturato, è fondamentale, per chi ha fede e per chi non ce l’ha, nella comprensione del percorso culturale e letterario del nostro Paese: che ne sarebbe dello studio della Divina Commedia senza una conoscenza della religione e della sua storia? Aggiungeremmo un altro elemento: i programmi di religione lasciano grande spazio alle domande di senso racchiuse nei ragazzi; lo spazio espressivo che in quelle ore è concesso ha una grande valenza personale, etica, sociale, anche spirituale, fin dalla più tenera età. E non può che far bene a loro e al loro futuro nella comunità.
Famiglia Pucillo
Foto Siciliani-Gennari/SIR



