Tra ieri e oggi in Risiera per ricordare e commemorare

Nella Giornata della Memoria, nell'unico campo concentramento nazista in territorio italiano, le parole hanno celebrato la memoria, ma anche la pace

C’era silenzio ieri mattina. Nessun brusio. Nessuna parola fuori posto. E in questo luogo, la Risiera che, nella sua storia, di cose fuori posto ne ha viste veramente molte, è stata celebrata la pace.

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Ieri i suoni che la abitavano erano il dolore della deportazione e della prigionia, la sofferenza e la malvagità, i pianti e lacrime, e rumori di camionette, le urla dei comandi, ed il fumo denso che sbuffava dalla bocca del camino. Attorno una città. Sapeva? Come è stato possibile?

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Oggi la città, attraverso le sue istituzioni laiche e religiose, si è fatta carico di tutto questo portato di dolore e, responsabilmente, l’ha trasformato in un messaggio di speranza. Non ci sono state parole vuote. Tutti, in un tempo di silenziosa riflessione, hanno reso memoria alla memoria: perché è accaduto ieri, ma può accadere di nuovo. Ed oggi sappiamo! Niente più scuse.

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Ieri l’ignoranza, l’indifferenza, la rinuncia al pensiero critico, l’odio, la disumanizzazione dell’altro che diventa il nemico da uccidere, l’antisemitismo, la violenza, il furore ideologico, sono stati i presupposti culturali che hanno intriso la società rendendo possibile ciò che era, già allora, inammissibile. La fabbrica dello sterminio programmato ha potuto godere del silenzio colpevole di molti, anche cristiani. È accaduto ieri. Può accadere di nuovo.

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Oggi facciamo attenzione alle parole violente perché generano violenza. Teniamo viva la coscienza critica per contrastare l’indifferenza che ancora ci abita. Commemoriamo e ricordiamo per dare voce a volti, nomi e storie che ieri hanno subito e ancora oggi subiscono ingiustizie e sopraffazioni. Rimaniamo umani animati da una sana indignazione per contrastare l’odio con la pietà, l’ascolto, il dialogo, la verità, la giustizia. Compromettiamoci per non lasciare solo nessuno. Facciamo in modo di sentirci tutti presenti per essere giusti. Sentiamoci umiliati per non umiliare.

Erica Mastrociani

 

Foto: Luca Tedeschi

 

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