Avvicinarsi alla storia della Salvezza attraverso la pittura e l’arte in generale ha un sapore antico. Già le prime chiese rupestri, delle quali in varie parti d’Italia resta un’ampia testimonianza, erano, di fatto, veri e propri “libri” di catechesi che narravano – e continuano a narrare ancora oggi – episodi biblici, pagine del Vangelo, vita degli Apostoli e dei Santi che nei secoli hanno testimoniato con la vita la fede in Cristo e dai quali, anche chi non era istruito è stato toccato. La Quaresima è anche un tempo in cui provare a ricavare degli spazi franchi da impegni e attività per sostare in contemplazione del Mistero Pasquale. Due insegnanti di storia dell’arte ci aiuteranno in questo percorso alla scoperta dei tesori dell’arte che tanto hanno da comunicare alla nostra vita di cristiani in cammino.

Il Mosaico della Basilica di San Marco a Venezia:
Le tentazioni di Gesù
Nell’ambito della decorazione musiva che abbellisce e rende splendente l’interno della Basilica di San Marco a Venezia, tra le scene evangeliche, incontriamo la rappresentazione delle tentazioni di Gesù nel deserto. Questo mosaico, realizzato da artisti bizantini operanti a Venezia nel XIII secolo, racconta tre momenti descritti nel Vangelo di Matteo, scandendo i fatti con un ordine consequenziale e narrativo, quasi come in un antico “fumetto”: gli artisti infatti in quest’epoca miravano a rendere leggibile la Sacra Scrittura al popolo attraverso le immagini, considerate appunto la “Biblia pauperum”.
La tecnica del mosaico, realizzata con tesserine di pasta di vetro colorate, valorizza i colori brillanti che nel tempo non si deteriorano; lo sfondo d’oro, significante la luce divina, colloca l’azione in un tempo di Dio, pur conservando qualche dettaglio di natura e di paesaggio.
Le tessere dello sfondo contengono dunque, tra i due strati di pasta vitrea, una foglia d’oro zecchino, che riflette la luce con diverse inclinazioni creando un effetto di piccoli bagliori (volutamente esse non vennero collocate con la medesima inclinazione).
In questo contesto, la figura di Gesù si staglia, con contorni precisi e marcati, nelle sue proporzioni, ingrandite per sottolinearne l’importanza rispetto all’immagine del diavolo e al paesaggio stesso.
La sua persona è comunque longilinea, stilizzata e indossa, come le forme bizantine tramandano, una tunica dorata con i contorni rosso porpora, simbolici della Sua autorità/divinità, colori che tornano nell’aureola (meglio “nimbo”) cruciforme; sopra la tunica è rivestito da un mantello blu, segno di quell’umanità, che Lui, Dio, ha assunto per rendersi uguale a noi.
Nella prima fase Egli siede, nel deserto, su una specie di “trono” e il demonio, un essere piccolo, nero, coperto solo in parte da un panno, che regge una corona sul capo da cui si vedono uscire le corna, gli offre cinque pani. Il gesto di rifiuto di Cristo, espresso anche nel volto severo e barbuto, è confermato dal rotolo nell’altra mano: “Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4-5).
Nel secondo momento del racconto Gesù è sul pinnacolo del tempio, che il mosaicista rappresenta come una “volta” architettonica, poggiata su una torre di cui si vedono i mattoni e la tentazione è quella di gettarsi, buttare la vita, obbedire al maligno. Come in una figura che si reitera, quasi ritmando una danza, Gesù rifiuta il male, e lo fa ancora, dalla cima del monte, davanti alla tentazione di ricchezza e potere. A quel punto il diavolo, signore della divisione, rotola brutalmente a terra, sconfitto, e la corona cade dalla sua testa; e subito sono già pronti tre splendidi angeli con grandi ali dorate e ricurve, per accogliere Gesù e sostenerlo dopo la “prova” attraversata.
Com’è confortante riconoscere in queste figure colorate e splendenti il sostegno che da Dio ci viene quando chiediamo “non abbandonarci alla tentazione” e sapere che nostro Signore stesso ci è passato attraverso. Magari ci torna in mente quella frase di San Leopoldo Mandić: “Quando dico ‘AveMaria’, ridono i cieli, godono gli Angeli, l’universo esulta, l’inferno trema, fuggono via i demoni”.
Marina Gobbato
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