“Tutto quello che trovo, lo trasformo in uno strumento musicale”.
Max Castlunger è un percussionista ma anche musicista polistrumentista, insegnante e compositore altoatesino. Non solo. Max Castlunger gli strumenti li costruisce. Partendo sempre da oggetti di uso quotidiano che sono stati scartati.
In occasione della giornata mondiale del riciclo (18 marzo, Global Recycling Day), istituita nel 2018 per sensibilizzare sull’importanza di riciclare correttamente, ridurre l’impatto ambientale e preservare le risorse naturali, Castlunger ha presentato la sua attività musicale e la “Upcycling Music Band” ai microfoni della Südwestrundfunk (SWR), una delle principali emittenti radiofoniche e televisive pubbliche tedesche, membro del consorzio ARD, che serve il sud-ovest della Germania (Baden-Württemberg e Renania-Palatinato) ed è il secondo ente radiofonico tedesco per grandezza, con oltre 14 milioni di persone servite. “Anche i rifiuti possono suonare bene”, recita il titolo dell’intervista che è stata ripresa anche su Fb.
L’attività di “upcycling” parte dall’osservazione del territorio.
“Quando vado in macchina, presto sempre attenzione anche ai margini della carreggiata, per vedere se s’è qualche oggetto abbandonato – racconta – e devo dire che in Italia di cose se ne possono trovare”.
Ma la vera miniera da cui il musicista altoatesino prende la maggior parte dei materiali che poi trasforma in strumenti musicali è un’altra.
Una volta la settimana Castlunger si reca al centro di riciclaggio del suo paese, Terlano, per cercare qualche oggetto interessante da trasformare, per regalare loro una nuova vita “in musica”. E fa una precisazione.
“Recycling e upcycling sono due cose diverse – spiega il musicista altoatesino –. Con il termine reclycling intendiamo un oggetto che una volta buttato viene frantumato in pezzi piccolissimi, come accade ad esempio con le bottiglie di plastica o di vetro o con la carta, e il materiale ricavato viene utilizzato per creare nuovi oggetti. Quando parliamo, invece, di upcycling, si prende un oggetto che viene scartato, lo si lavora e lo si adatta per un nuovo utilizzo, ma l’identità originaria di quell’oggetto rimane intatta”.
Il percorso di upcycling porta un vecchio oggetto a trasformarsi in uno strumento musicale, che però non è uno strumento musicale convenzionale e per questo ha bisogno di un nuovo nome. “In questo lavoro di ricerca posso dar spazio anche alla mia creatività nel cercare un nome per questi nuovi strumenti – aggiunge Castlunger – come ad esempio il “claritube”, un clarinetto realizzato con un tubo di plastica al quale sono stati fatti 6 fori e in questo mi sono ispirato al clarinetto che si usava nel medioevo, senza tappi e chiavi come il clarinetto moderno”. C’è poi la marimba ricavata da vecchi pezzi di parquet, tagliati e ordinati secondo la scala cromatica.
Castlunger ha dato vita alla “Upcycling Music Band”, in cui vengono utilizzati esclusivamente strumenti ricostruiti a partire da oggetti di scarto. Ecco che allora una lavatrice diventa un tamburo, un tavolino un dulcimer (strumento a 3 o 5 corde, appartenente alla famiglia dei liuti e usato originariamente nella regione appalachiana degli Stati Uniti), e vecchie bombole di ossigeno possono trasformarsi un Glockenspiel (strumento musicale idiofono a percussione detto anche ‘campanelli’) dal suono celestiale.
Progetti come la “Upcycling Music Band” promuovono nel mondo il concetto di sostenibilità in modo creativo e sono un segnale per il pubblico. Non solo. La “Upcycling Music” offre un enorme campo di sperimentazione e un infinito universo di nuovi suoni tutti da scoprire e sperimentare.
Castlunger non è l’unico a promuovere questo genere di musica. Lo sanno bene gli abitanti di Terni che, nei giorni scorsi, nella chiesa di San Francesco, hanno assistito al concerto della “Orquestra de Instrumentos Reciclados de Cateura”, che a conclusione della sua tournée europea, ha fatto tappa a Terni e a Lugano, in Svizzera.
La storia dell’orchestra di Cateura nasce agli inizi del Duemila.
Cateura è un popoloso quartiere alla periferia di Asunciòn, capitale del Paraguay. È uno dei sobborghi più poveri dell’America Latina e sorge su terreno destinato ad essere la discarica dell’intero Paese. I cumuli di spazzatura si estendono per chilometri e le circa 25mila famiglie che vivono lì si guadagnano da vivere raccogliendo e vendendo bottiglie di plastica o qualsiasi cosa riescano a trovare tra i rifiuti della città. Gli adulti vengono chiamati “gancheros”, nome che prendono dal gancio che usano per cercare tra i rifiuti qualcosa da rivendere.
Flavio Chàvez, musicista e tecnico ambientale paraguaiano arriva a Cateura, in questo quartiere poverissimo, violento ed estremamente inquinato, per un progetto legato al riciclo dei rifiuti, non può non osservare le terribili condizioni in cui vivono i bambini, lasciati soli tutto il giorno, a giocare tra i rifiuti mentre mamma e papà rovistano nella spazzatura.
Memore di quanto la musica era servita a lui, quando era un bambino, Chàvez contatta degli insegnanti di musica per creare un progetto capace di coinvolgere i bambini. “Un giorno mi è venuto in mente di insegnare ai bambini a usare i miei strumenti musicali, come avevo fatto anch’io anni prima, per imparare qualcosa di bello”.
L’iniziativa riscuote fin da subito un enorme successo. Ma c’è un problema. I bambini sono tanti e gli strumenti musicali sono pochi e molto costosi. Un violino, a buon mercato, a Cateura può arrivare a costare quanto un mese di risparmi. E le famiglie non hanno denaro sufficiente nemmeno per arrivare alla fine del mese.
Chàvez non si dà per vinto e decide di fare di necessità virtù. E di utilizzare quello che ha a disposizione, in abbondanza: la spazzatura. La neo-fondata scuola di musica mette in piedi nel 2006 un laboratorio una liuteria artigianale, dove collabora Don Cola Gomez, ex carpentiere e collezionista di rifiuti.
Chàvez e Gomez, di fatto, imitano quello che fa la gente di Cateura, ossia usano la spazzatura come una risorsa. E così, i materiali di recupero trovati nella discarica sono diventati materie prime per la creazioni di strumenti musicali di ogni tipo: un barile di petrolio viene trasformato in un violoncello, una forchetta da cucina diventa il ponticello di un violino, delle vecchie chiavi possono essere trasformate nei tappi che chiudono i fori di un sassofono. Nasce così una sorta di catena di montaggio. Don Cola cerca i materiali e, sulla base dei disegni e delle misure in suo possesso realizza le casse degli strumenti a corda.
Una volta preparata la struttura principale, interviene il direttore dell’orchestra accompagnato dai ragazzi che studiano quel particolare strumento a corda e, insieme, sistemano le corde, lo provano per verificarne il suono e l’intonazione e, al tempo stesso, imparano a suonare.
Per gli strumenti a fiato, la scuola di Cateura si appoggia a Capiatà, un quartiere dove Don Tito Romero, liutaio e costruttore di strumenti a fiato una volta conosciuto il progetto si è offerto per collaborare attivamente e creare nuovi strumenti a fiato a partire dai rifiuti. Dal laboratorio di Romero escono oggi sassofoni soprani, alti e tenori, trombe, flauti e tromboni. Tutti questi strumenti vengono messi nelle mani dei ragazzi della scuola di musica di Cateura. Quest’anno, come si può vendere sull’account Ig dell’orchestra, i nuovi iscritti sono 300. Per ciascuno di loro c’è uno strumento “sostenibile” pronto ad attenderlo.
Oggi il progetto di Cateura offre ai ragazzi che vivono in un contesto di forte difficoltà sociale un’alternativa concreta alla strada. Violini, violoncelli, sassofoni e percussioni dal timbro unico prendono forma e suono grazie ad un lavoro collettivo, diventando strumenti pienamente funzionanti, che raccontano creatività, resilienza e la possibilità concreta di un futuro diverso. Ma non solo.
L’orchestra messa in piedi da Chàvez e portata avanti oggi da decine di insegnanti, è un’esperienza che mette al centro le persone, le relazioni, l’incontro tra storie e mondi lontani. Un progetto che invita a guardare oltre i rifiuti e oltre le differenze e le difficoltà. In un intreccio di suoni, materiali e relazioni, in cui la musica diventa spazio d’incontro e linguaggio universale.



