La Settimana Santa è il momento più importante dell’Anno Liturgico, che culmina nella Pasqua. Aiutati dall’Ufficio Liturgico diocesano, approfondiamo la liturgia e i riti con cui la Chiesa fa memoria della Passione e Morte del Signore fino alla gioia della sua Risurrezione.
La “madre di tutte le veglie” racchiude tutta la potenza della liturgia cristiana, in un susseguirsi armonico di parole, gesti, simboli, canti, silenzi… I grandi momenti tipici della veglia sono il Lucernario, la ricchissima Liturgia della Parola, la Liturgia battesimale. A questi momenti segue la Liturgia eucaristica, vero e vivo memoriale della Pasqua del Signore.
I – LITURGIA DELLA LUCE (Lucernario)
Il fuoco nuovo e la luce del cero sono simboli di Gesù risorto che vince le tenebre del male. L’assemblea si raduna fuori della chiesa, attorno al fuoco che divampa.
«Fratelli, in questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera.
Rivivremo la Pasqua del Signore nell’ascolto della Parola e nella partecipazione ai Sacramenti, Cristo risorto confermerà in noi la speranza di partecipare alla sua vittoria sulla morte e di vivere con lui in Dio Padre».
Benedizione del fuoco nuovo e preparazione del cero pasquale
Il sacerdote incide una croce sul cero pasquale per configurarlo a Gesù Cristo; poi incide l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose; infine incide le cifre dell’anno per significare che Gesù – Signore del tempo e della storia – vive oggi per noi.
Al fuoco nuovo il sacerdote accende il cero pasquale, dicendo:
«La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito»
Processione di entrata con il cero
Il diacono porta in chiesa il cero acceso, simbolo di Gesù Cristo, mentre intona tre volte l’acclamazione Cristo, luce del mondo. Alla prima sosta, si accende al cero la candela del sacerdote, alla seconda, tutte le altre in mano ai fedeli. Quando il cero è davanti all’altare, si accendono le luci della chiesa, ma non le candele dell’altare che saranno accese al Gloria. In tal modo la chiesa è progressivamente illuminata: le tenebre sono vinte dalla luce.

Annuncio pasquale
Il diacono proclama il preconio pasquale: l’assemblea incorona il canto stando in piedi con la candela accesa.
«Esulti il coro egli angeli, esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa…».
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PRIMA LETTURA – Genesi 1,1-2,2 |
II – LITURGIA DELLA PAROLA
Queste letture costituivano l’ultimo insegnamento ai catecumeni prima del Battesimo. A tutta la comunità cristiana che si prepara a rinnovare le promesse battesimali, ricordano i fatti salienti della storia della salvezza e i valori essenziali della nuova vita dei figli di Dio. La lettura della Parola di Dio è parte essenziale della Veglia pasquale.
Prima di iniziare la lettura della Parola di Dio, il sacerdote si rivolge all’assemblea:
«Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della Veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la Parola di Dio. Meditiamo come nell’antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest’opera di salvezza incominciata con la Pasqua».

III – LITURGIA BATTESIMALE
È il momento per tutti i fedeli di fare memoria del proprio battesimo e rinnovare le promesse. Vi fossero catecumeni, questo è il momento per il loro battesimo: come in antico, apice della celebrazione vigiliare era la nascita a vita nuova dei neofiti. L’acqua del fonte battesimale viene benedetta: il cero affonda durante la preghiera, come a rappresentare lo Spirito del Risorto che sconvolge le acque del Mar Rosso e permette il passaggio del popolo santificato dalla morte e resurrezione di Cristo. Le litanie dei santi accompagnano tradizionalmente questo momento, per far risuonare la comunione perfetta fra la Comunità che celebra e quella già beata nella gloria. Le tre rinunce al male e a Satana e i tre atti di fede sono ritualmente presenti, anche se non ci sono catecumeni, perché la liturgia della Veglia vuole ricordare a tutti i cristiani generati dall’acqua e dallo Spirito che sono sempre chiamati, ogni giorno, a rinnovare la propria adesione di fede nella vita nuova dei salvati.
Con questa predisposizione d’animo, la grande Vigilia si conclude con la solenne liturgia eucaristica: Cristo è veramente risorto.

A cura dell’Ufficio Liturgico diocesano
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