Meeting Irc: dialogo e cultura per educare i giovani

A Roma il 3° Meeting Irc: insegnanti a confronto su dialogo, cultura e sfide educative per accompagnare i giovani nella ricerca di senso

Mentre il treno ci riporta a casa dopo tre giorni vissuti insieme a Roma dal 23 al 25 aprile per il 3° Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, condividiamo tra colleghi le parole, le sensazioni, le idee e gli strumenti che portiamo con noi e che vogliamo raccontare anche agli altri insegnanti della diocesi e ai nostri ragazzi che lunedì incontreremo nelle aule di scuola.

«Il cuore parla al cuore – l’Irc laboratorio di cultura e di dialogo» è la frase guida del Meeting che ha visto 350 delegati degli uffici scuola delle diverse diocesi confrontarsi con la celebre frase di san John Henry Newman, proclamato di recente patrono del mondo educativo. Un grande evento organizzato all’indomani della Nota pastorale dei vescovi italiani «L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo», del novembre 2025, a 40 anni dalla storica intesa fra Miur e Cei.

Don Alberto Gastaldi, responsabile nazionale della Cei per l’Irc, ha aperto il convegno partendo dalle sfide su cui la Chiesa incontra il mondo della scuola e dell’educazione cattolica: la sinodalità, sempre più sperimentata ed esercitata come metodo di lavoro e di dialogo, sta portando già i suoi frutti nella «rete» nata tra i dicasteri della cultura ed educazione, dell’ecumenismo, della pastorale giovanile, che collaborano fattivamente tra loro per mettere al centro l’attenzione e l’ascolto delle domande dei ragazzi e dei giovani.
Altra sfida è la formazione, perché si è credibili solo se il messaggio portato è di qualità. Serve inoltre trovare la formula per riallacciare i legami con la comunità ecclesiale, sentendosi ognuno, con le proprie competenze, parte di un progetto più ampio.

La sfida della cultura vede l’Irc come laboratorio in una società sempre più multiculturale e multireligiosa, dove la conoscenza delle altre fedi viene dall’incontro con l’altro, dal conoscere e comprendere come vive la propria spiritualità, nella condivisione di un processo di educabilità umana comune a tutte le religioni.

Molto interessante e vivo il dialogo tra monsignor Zuppi e il ministro Valditara, che ricorda come il ruolo dell’insegnante di religione sia quello di «insegnare a capire il senso della vita», disposto a cambiare modalità di ascolto, perché «se noi adulti affiniamo l’udito sapremo ascoltare le domande anche spirituali che arrivano dai nostri ragazzi, che hanno bisogno di veri maestri»; «abbiamo bisogno della vostra lettura della quotidianità e della profondità di pensiero che viene dalla vostra formazione, e di rispondere al bisogno di spiritualità che i giovani chiedono».
L’arcivescovo di Bologna poi aggiunge come sia «troppo poco conosciuto il grande patrimonio che c’è nell’insegnamento della religione, l’ora del dialogo che serve a tutti»; il ruolo degli insegnanti di religione è «fondamentale», perché «siete chiamati a rispondere alle domande più profonde dei nostri ragazzi», a trovare gli spazi «che li aiutino a rafforzare le relazioni: voi avete un capitale tra le mani».

Intenso e profondo l’intervento di monsignor Polvani, che riconosce l’importanza degli insegnanti di Irc e, a nome dei vescovi, li ringrazia per il loro servizio nella scuola, per il loro modo di gestire la complessità dell’oggi e delle nuove generazioni. Richiama l’attenzione sul patto educativo globale, già proposto da papa Francesco nel 2019 e integrato da papa Leone XIV nel 2025 con gli obiettivi dell’interiorità, della pace sociale e del digitale umano ed etico. Un patto che è una risorsa per ogni educatore, è flessibile e adatto a ogni contesto culturale ed è al servizio dell’educazione integrale della persona.

Il Meeting è stato un esercizio di sinodalità. In un momento in cui la Chiesa si interroga su come camminare insieme, abbiamo avuto l’occasione di fermarci per ascoltarci. «Il cuore parla al cuore», ma serve un ascolto profondo delle fatiche e delle gioie dei colleghi e delle colleghe, dei ragazzi e delle loro famiglie, per portare una parola autorevole. Incontrarsi a livello nazionale ha aiutato a conoscere le diversità dal Nord al Sud, a riconoscere il desiderio comune di non fare l’insegnante, ma di essere un insegnante (come invita don Milani), essere un «costruttore di ponti» e «costruttore di senso» – anche sul fronte della spiritualità – per una generazione che ha immensa sete di risposte.

Il viaggio è quasi alla fine: ci accoglie il mare di Trieste e nel cuore risuona l’esortazione che stamattina papa Leone ci ha rivolto nell’aula Paolo IV a farci «maestri credibili, a trasmettere valori “senza protagonismi né moralismi”, a offrire sguardi capaci di risollevare e a essere testimoni di quella coerenza “umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi”».

Annalisa Giovannini

 

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