Monte Grisa: luogo di pace e riconciliazione ieri e oggi

Da sessant'anni il Tempio dedicato a Maria Madre e Regina veglia sulla città di Trieste e sui triestini. Evocando la pace come dono irrinunciabile

Il 22 maggio 1966 era domenica. Sul monte Grisa veniva consacrato il tempio dedicato a Maria. Il luogo era, ed è ancora, incantevole: un’altura del ciglione carsico, alle spalle della città, che si apre verso il mare. La scelta non fu infatti casuale: monte Grisa e il suo Santuario sono ancora oggi visibili da quasi ogni parte del golfo, ma in particolare dall’Istria. Un faro. Un punto di riferimento, a narrare una storia che affondava le sue radici dentro le ferite della Seconda guerra mondiale.

Tutto, infatti, ebbe inizio il 30 aprile del 1945, giorno della duplice insurrezione di Trieste, quando i volontari della libertà del Comitato di Liberazione Nazionale guidati da don Marzari, di sentimenti italiani, e gli uomini di Unità Operaia su posizioni filo jugoslave, scesero per le strade cittadine a combattere i nazifascisti. Quel giorno il vescovo Santin pronunciò queste parole:

“Sull’altare della mia cappella davanti al Santissimo sacramento, oggi 30 Aprile 1945, festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, e apertura del mese di Maria, alle 19.45 in un momento che forse è il più tragico della storia di Trieste, mentre tutte le umane speranze per la salvezza della città sembrano fallire, come vescovo indegnissimo di Trieste mi rivolgo alla Vergine Santa per implorare pietà e salvezza. E faccio un voto privato ed uno che riguarda la città. Questo secondo è il seguente: se con la potenza della Madonna Trieste sarà salva, farò ogni sforzo perché sia costruita una chiesa in suo onore”

(da E. Malnati, “Antonio Santin un vescovo tra profezia e tradizione” p.281-282)

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Quattordici anni dopo, nel 1959, il Congresso eucaristico nazionale di Catania proclamava la dedicazione dell’Italia a Maria e il 19 settembre dello stesso anno, sul monte Grisa, veniva posata la prima pietra del santuario. Nell’occasione Papa Giovanni XXIII inviava un radio messaggio nel quale esordiva dicendo:

“La benedizione della prima pietra del Santuario dedicato a Maria SS.ma Madre e Regina, a ricordo della consacrazione della nazione italiana al Cuore Immacolato di Maria, suscita nel Nostro animo sentimenti di compiacenza e di tenerezza. (…) E siamo lieti che in cotesta città si avvii la costruzione del tempio Mariano, che eretto sulle alture a specchio del mare a tutti rammenterà il vincolo soave della consacrazione, con cui a Catania si è concluso il XVI Congresso Eucaristico Nazionale Italiano. Come un visibile atto di fede e di amore, il tempio rimarrà a suggello delle promesse, ed a pegno di protezione della celeste Madre e Regina”.

 

Sette anni dopo, domenica 22 maggio 1966, con una cerimonia seguita anche dalla televisione, si celebrava la consacrazione del Tempio a Maria Madre e Regina. Nel discorso pronunciato dal cardinale Antoniutti si legge:

“Nel nuovo tempio si deve pregare perché si ristabilisca il reciproco rispetto fra tutti, perché soltanto in questo modo il popolo, che vuole giustizia e pace, potrà superare i funesti dissidi e le insane discrepanze che turbano la società”.

E papa Paolo VI, facendo riferimento al voto di papa Giovanni XXIII, nel suo messaggio scriveva: “Oggi quel voto si compie, oggi il vostro ardente anelito diventa realtà: su codesto ciglione carsico del Monte Grisa, da cui la vista spazia splendidamente sulla città di Trieste, maestosa e fervente di vita, e sull’arco azzurro del suo golfo, fin verso le lontananze della laguna di Grado e di Aquileia, da una parte, e delle coste istriane, dall’altra, sorge ora solenne il tempio di Maria.

Le pietre e i volumi architettonici delle sue moderne strutture, che furono in questi anni paziente conquista del lavoro dell’uomo, ora, con la suggestiva cerimonia della dedicazione, ricca di simbolismo eloquente, sono diventate sacre, sono definitivamente dedicate al culto del Signore e della sua Madre celeste, trasformate in oasi di preghiera e di propiziazione e di perdono, per quanti saliranno fin costà in cerca di spirituale rinnovamento e di pace ristoratrice”.

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Da sessant’anni il Santuario svetta a illuminare il golfo e io non riesco a dimenticare le mie impressioni di bambina quando, durante quelle giornate, mio padre mi portò a visitarlo. Grande, grigio e pieno di luce: non riuscivo a paragonarlo a nessun’altra chiesa che allora conoscevo. Ma fuori, l’immensità del mare, la luce cangiante del carso verde e la bellezza della città che questa chiesa abbracciava dall’alto, come una madre amorosa, hanno radicato in me ricordi indelebili e commoventi. Ancora oggi, quando lo cerco e lo guardo, rivolgendo lo sguardo oltre il confine di questo mare che da sempre unisce popoli diversi, sento rinascere in me uno struggente sentimento di riconoscenza e di pace.

Erica Mastrociani

Foto di archivio: Malnati e altre fonti

 

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