Ordinazione presbiterale di don Lovre e don Mateusz

Sabato 6 giugno alle 16.00 nella Cattedrale di San Giusto Martire saranno ordinati due nuovi sacerdoti della Chiesa di Trieste

La Chiesa di Trieste si prepara a vivere un momento di particolare gioia con l’ordinazione presbiterale di due nuovi sacerdoti. Nella vigilia della solennità del Corpus Domini, sabato 6 giugno 2026, il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi ordinerà i diaconi don Lovre Vrkić e don Mateusz Dawid Gach, che si sono formati al Seminario Internazionale Missionario Redemptoris Mater di Trieste.

La celebrazione si terrà sabato 6 giugno 2026 alle ore 16 nella Cattedrale di San Giusto, cuore spirituale della diocesi.

Il rito sarà presieduto da mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, gesto che nella tradizione della Chiesa accompagna il conferimento del ministero sacerdotale. L’evento rappresenta un momento significativo non solo per i candidati all’ordinazione, ma per l’intera comunità diocesana, chiamata ad accompagnare con la preghiera e la partecipazione il cammino di questi nuovi presbiteri.

«Rendo grazie a Cristo che mi ha reso forte, perché mi ha giudicato degno di fiducia» (1Tim 1,12)

è il versetto della prima Lettera di Paolo a Timoteo che accompagna questo momento così solenne e importante di don Lovre e don Mateusz.
Avevamo intervistato i due seminaristi don Lovre e don Mateusz in occasione della loro ordinazione diaconale. Ne riportiamo anche qui un’estratto della loro presentazione.

La celebrazione in Cattedrale sarà occasione di festa e di comunione ecclesiale, nel segno della continuità della missione della Chiesa e del dono di nuove vocazioni al servizio del Popolo di Dio.

don Lovre Vrkić

Mi chiamo Lovre Vrkić, ho 27 anni e vengo dalla Croazia. Sono il primo di nove figli. I miei genitori fanno parte del Cammino Neocatecumenale nel quale sono entrati quando io avevo tre anni. Di conseguenza, già da piccolo ho partecipato in modo attivo alle liturgie settimanali, sia in comunità sia in parrocchia nel paese dove sono nato e cresciuto. Altrettanto abbiamo pregato le lodi domenicali in famiglia, vivendo in contatto con la Scrittura e apprendendo i valori cristiani dai nostri genitori.

Ho finito le scuole elementari e medie nel mio paese e, in seguito, ho conseguito il diploma del Liceo Linguistico a Zara nel 2016. Quella stessa estate mi ero iscritto alla Facoltà di Biotecnologia a Zagabria, con intenzione di studiare e continuare a vivere lì.

Nel 2010, a dodici anni, ho ascoltato la catechesi e sono entrato anch’io in una comunità neocatecumenale, nella parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria a Zara, con la quale tutt’ora faccio il mio cammino di conversione e fede. Nelle comunità ho sperimentato sempre una sollecitudine particolare all’educazione dei giovani, specialmente attraverso i pellegrinaggi estivi. Dopo aver finito le scuole superiori, nell’estate del 2016, ho vissuto un periodo di difficoltà e di dubbio sul senso della vita e, in mezzo a tutte le paturnie, ho incontrato Dio durante il pellegrinaggio della GMG a Cracovia. Ho incontrato Dio che non giudicava la mia debolezza, le mie paure, le mie ansie e le mie inadeguatezze, ma che mi amava così com’ero e mi incoraggiava ad affrontare la vita con Lui. Questa esperienza mi ha toccato così profondamente che ho sentito nascere nel mio cuore la vocazione al presbiterato, cosa che non avevo mai preso in considerazione prima, neanche come una possibilità. Alla fine del pellegrinaggio, ho dato la mia disponibilità ad entrare in un seminario e, dopo essermi consigliato con i catechisti, rinunciando all’università e lasciando la mia città, la mia ragazza di allora e la famiglia, sono stato mandato nel Seminario Internazionale Missionario Redemptoris Mater a Trieste.

A Trieste ho fatto sei anni e, tra periodi di studio e periodi di esperienza pastorale estiva in alcune parrocchie, ho completato gli studi teologico-filosofici. In seguito, nel 2022 sono partito per un periodo formativo di missione. La mia prima missione è stata nientemeno che in Terra Santa, dove ho potuto studiare l’ebraico moderno, per poi prestare servizio a vari fratelli delle comunità neocatecumenali, pellegrini in Israele. Ho svolto anche il servizio di accoglienza dei turisti ebrei nella casa Domus Galilaeae. Nel 2024, terminato il mio tempo in Israele, sono stato inserito in un’équipe di catechisti per le diocesi di Belluno, Vittorio Veneto e Pordenone, dove ho passato un anno di evangelizzazione a stretto contatto con i fedeli e le loro concrete difficoltà. Attraverso questa esperienza ho potuto vedere la fedeltà del Signore che si mostrava forte nelle debolezze, sia quelle di fratelli, sia quelle mie personali.

Ora sono al decimo anno di seminario e sto aspettando l’ordinazione presbiterale, che avverrà tra qualche giorno, il 6 giugno. Sono grato al Signore per tutti gli anni della sua fedeltà e per la fantasia che ha avuto e che ancora ha con me, per avermi fatto percorrere questa strada. È una strada che non avevo mai pensato di fare e invece sono qua, contento e fiducioso che, come mi ha guidato finora, il Signore continuerà a guidarmi nella mia missione di sacerdote.

don Mateusz Dawid Gach

Mi chiamo Mateusz. Sono polacco del sud-est del paese. Ho 31 anni. Sono il secondo di quattro figli maschi. Il primo è mio fratello gemello nato “5 minuti” prima di me. Vengo da una famiglia forse non molto religiosa che, tuttavia, mi ha insegnato i valori cristiani, la preghiera e la vita sacramentale.

Come adolescente mi sono trovato sul crocevia non sapendo se Dio c’entrasse qualcosa con la mia vita. Dovevo affrontare non solo le mie crisi, ma anche il divorzio dei genitori. In quel periodo, un amico mi ha invitato a far parte di un gruppo della pastorale giovanile e ho accettato: ho visto un altro volto della Chiesa che mi parlava, che mi ascoltava ed era attenta ai miei problemi. Sono diventato animatore, ma presto mi sono reso conto che stavo invecchiando e non potevo rimanere per sempre dove ero: ormai, infatti, stavo finendo la scuola superiore. Uno degli amici della pastorale giovanile mi invitò ad ascoltare le catechesi del Cammino Neocatecumenale dicendomi: “Vieni, è una bomba!” Così sono capitato al sesto incontro delle catechesi e il Signore mi ha parlato subito. Ho sentito di nuovo un linguaggio non solo comprensibile per me, ma che toccava i problemi che mi facevano soffrire. Mi sono detto: “Questa gente non mi conosce e nonostante ciò parla come se sapesse le cose di cui non parlo con nessuno”. Sono entrato in Cammino e, pochi mesi dopo, vista la mia età, sono stato invitato a un incontro vocazionale con l’iniziatore del Cammino.

Dal momento in cui ho fatto parte della pastorale giovanile, anche grazie agli scout, mi ponevo la domanda sulla vocazione sacerdotale. Anzi, ero stato più volte in seminario diocesano per fare gli esercizi spirituali, ma l’ambiente non mi aveva mai attirato. Questa volta, però, sentendo durante l’incontro che c’era bisogno di presbiteri missionari, ho capito che questa era la mia strada. Ho manifestato la mia disponibilità a entrare in seminario che poi il Signore ha confermato con diversi memoriali: sono entrato in seminario nel 2014. Tuttavia dopo sei anni di formazione ero molto indeciso se continuare: vivevo male la vocazione pensando in fondo che dovevo dimostrare di esserne all’altezza.

Non volendo continuare in questo modo, sono tornato in Polonia, ho trovato un lavoro, una stanzetta in affitto e per due anni ho fatto discernimento. Dio mi ha aiutato a rivalutare le mie motivazioni e a capire meglio me stesso. Tante esperienze di quel tempo mi hanno aiutato a prendere la decisione di tornare in seminario: il camminare con la mia comunità, la preghiera, il lavoro, anche le feste con gli amici e la frequentazione di ragazze serie. Una volta tornato in seminario, però, non sono rimasto a Trieste, ma sono stato mandato in Polonia a fare un’esperienza missionaria come membro dell’équipe responsabile per le comunità del Cammino nelle diocesi di Kielce, Sonowiec e Częstochowa. Questo tempo è stato decisivo perché ho potuto toccare con le mie mani l’evangelizzazione, ossia vedere il potere di Gesù Cristo sui peccati e sulle sofferenze concrete delle persone. Ho visto tanti fratelli illuminati e trasformati grazie alla predicazione e alla fede che hanno dato a Dio. Di fronte a tutto questo mi sono detto: “Per questo vale la pena dare la vita”. Dopo due anni in missione sono tornato in seminario per concludere gli studi.

Adesso attendo la giornata dell’ordinazione presbiterale, grato al Signore per le meraviglie che ha fatto con me e con tante persone che mi ha permesso di conoscere.

 

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