“Diventare grandi a Trieste, minori stranieri non accompagnati, tra ostacoli e opportunità”: questo il titolo dell’evento che si è tenuto nella sede del Centro di Formazione Professionale ‘CIOFS’, in via dell’Istria 84, il 14 maggio scorso.
Ad affrontare l’argomento si sono alternati, al tavolo dei relatori, studiosi e operatori dell’Università di Trieste, del Comune di Trieste, dell’Associazione tutori volontari del FVG, del CIOFS di Trieste e dell’Associazione DONK Humanitarian Medicine odv.
Ha moderato l’incontro la professoressa Roberta Altin, docente di antropologia culturale presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Trieste, che da anni studia il fenomeno delle migrazioni transnazionali e attualmente coordina il Centro Ricerche Applicate ai Contesti Socio-educativi (C.R.A.C.S.), interessato a interpretare le crisi che le società stanno vivendo in questo periodo, ponendo attenzione al futuro delle nuove generazioni.

Ed è proprio da una ricerca avviata pochi mesi fa che hanno preso il via gli interventi di Francesca Pegorer, assegnista di ricerca in antropologia culturale, di Tiziana Bongiorno, tutore di minori stranieri non accompagnati, di Marco Ius, pedagogista, di Francesca Guarnieri, assistente sociale, di Eva Sicurella, formatrice CIOFS, e di Morena Pinto, responsabile comunicazione di DONK.
Abbiamo chiesto a Francesca Pegorer, quale componente del gruppo di ricerca C.R.A.C.S. di sintetizzare l’oggetto della ricerca sui minori stranieri non accompagnati che è stata illustrata nell’incontro. Come noto,
il termine ‘minore straniero non accompagnato’ (MSNA) è una definizione giuridica che indica il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili (legge 47/2017).
Anzitutto ci può spiegare, molto brevemente di cosa si occupa l’antropologia socioculturale?
L’antropologia socioculturale rientra fra le scienze sociali, che studiano che cosa significa essere umani. Il suo approccio è sempre olistico, comparativo e dinamico. Quando si parla di cultura si intendono tutti quei comportamenti e quelle idee che gli esseri umani apprendono in quanto membri di una società e che usano per adattarsi al mondo in cui vivono e per trasformarlo.
Per l’antropologia socioculturale le cosiddette ‘culture’ non sono entità statiche e definite univocamente, ma dinamiche, in continuo cambiamento.
Perché il C.R.A.C.S. ha avviato una ricerca sulla situazione dei minori stranieri senza famiglia che vivono a Trieste?
I minori stranieri non accompagnati che raggiungono l’Italia e Trieste, in particolare, lungo la rotta balcanica costituiscono un gruppo con particolari vulnerabilità che, quindi, ha bisogno di essere considerato in modo autonomo rispetto agli adulti.
Capire l’esperienza di questi minori, in quali condizioni vivono, è fondamentale per poter garantire la tutela dei loro diritti.
La ricerca è stata anche incoraggiata da un protocollo siglato dall’Università e promosso dall’Unicef.
A che punto è la ricerca?
Il progetto è ancora in itinere. Il focus è capire l’esperienza dei minori dal loro punto di vista: come vivono la città di Trieste, il loro presente e il loro futuro. I risultati segnalano il desiderio da parte dei minori di sentirsi parte della città, con un forte bisogno di serenità.
A differenza di quella che è la narrazione più comune non vengono qui per essere mantenuti, ma per trovare un lavoro e poter inviare parte del denaro guadagnato alle famiglie che sono rimaste a casa. Molti di loro hanno espresso una forte consapevolezza di dover mantenere un comportamento rigoroso per poter ottenere e mantenere il permesso di rimanere in Italia.
Le fragilità sono legate alla sofferenza dovuta alla separazione dalle famiglie, che dura in alcuni casi da molti anni, e alle difficoltà a crearsi un ambiente sociale, a trovare nuovi amici e a mantenere queste amicizie nel tempo, anche quando il lavoro e la necessità, o gli obblighi legati al permesso e al visto, impongono di trasferirsi altrove.
Si pensa anche di allargare la ricerca a come gli abitanti di Trieste percepiscono i minori stranieri?
La prima cosa da dire, ed è
un assunto fondamentale di questa ricerca, è che i minori non accompagnati stessi sono, a tutti gli effetti, abitanti di Trieste (che, va ricordato, è, storicamente e nel presente, una città multiculturale). La loro esperienza, infatti, ci aiuta a capire non solo la loro prospettiva, ma più in generale la città stessa per com’è oggi.
È importante poi che il focus resti sui minori perché la loro esperienza è spesso raccontata in modo parziale e improntata soprattutto a recepire quelle che sono considerate le negatività portate dalla loro presenza. Uno degli insegnamenti dell’antropologia culturale, d’altronde, è che va prestata attenzione alla tendenza a centrare e riportare analisi e narrazioni sull’esperienza bianca e/o europea: per ora, dunque, il nostro focus resta sui minori. Altri studi e ricerche potranno dedicarsi a un target diverso.
Raffaello Maggian
Foto di Raffaello Maggian
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