“Io invece non ti dimenticherò mai”: la tenerezza che salva

In occasione della VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, Papa Leone offre un Messaggio ricco di speranza e memoria: nessuna vita è dimenticata da Dio

«Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). È una delle espressioni più intense della Scrittura e Papa Leone XIV la pone al centro del suo Messaggio per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani.

In un tempo in cui la velocità, l’efficienza e la produttività sembrano definire il valore delle persone, il Papa richiama la Chiesa e la società a una verità essenziale: nessuna vita è dimenticata da Dio e nessuna esistenza può essere considerata marginale.

Il rischio dell’oblio è oggi una delle povertà più diffuse. Non è soltanto la solitudine fisica di chi vive senza visite o affetti – ed è la situazione di tante persone della nostra città – ma è soprattutto la sensazione di non sentirsi più necessari, di essere diventati invisibili. Papa Leone descrive con delicatezza questa condizione quando

parla di volti che si sfumano, di persone ridotte a un numero di stanza o a una diagnosi. È un’immagine che interpella tutti, perché misura la qualità umana e cristiana delle nostre comunità.

La risposta del Vangelo non è un programma assistenziale, ma una relazione. Il Papa invita in modo speciale i giovani a riscoprire la visita ai nonni e agli anziani soli, affinché la promessa di Dio prenda corpo nella concretezza di un incontro, di una carezza, di una parola buona. In un mondo ricco di connessioni digitali ma spesso povero di prossimità, la presenza diventa il linguaggio più credibile dell’amore.

Il Messaggio offre anche una prospettiva profonda sulla vecchiaia. 

L’anzianità non viene descritta come il tempo del declino, ma come una stagione di grazia. Persino la fragilità, tanto temuta e nascosta dalla cultura contemporanea, può trasformarsi in una vocazione. Accettata e vissuta nella fede, essa apre alla reciprocità, insegna il valore della cura, rende più autentiche le relazioni e ricorda a tutti che nessuno si salva da solo.

Colpisce inoltre l’insistenza con cui Leone XIV parla della tenerezza di Dio. Un Dio che non smette mai di considerare ogni uomo e ogni donna come figli, anche quando gli anni avanzano e le forze diminuiscono. 

È una consolazione che diventa anche responsabilità ecclesiale: la Chiesa è chiamata a rendere visibile questo volto materno di Dio attraverso comunità capaci di accogliere, ascoltare e accompagnare.

L’appello finale alla preghiera per la pace acquista così un significato ancora più profondo. Gli anziani, spesso custodi della memoria e della fede, diventano protagonisti silenziosi di una speranza che attraversa le generazioni. La loro preghiera sostiene il cammino della Chiesa e del mondo, mentre la loro esperienza ricorda ai più giovani che il futuro si costruisce senza recidere le radici.

La Giornata dei Nonni e degli Anziani non può ridursi a una ricorrenza celebrativa, che si celebra nel giorno in cui si ricordano i nonni di Gesù. 

È un invito a verificare se le nostre famiglie, le parrocchie e la società sappiano ancora custodire chi ha percorso tanta strada prima di noi. Perché una comunità che dimentica i suoi anziani – anche i suoi preti anziani – finisce inevitabilmente per smarrire anche la propria memoria e la propria speranza.

La promessa del Signore, invece, continua a risuonare per ciascuno: «Io invece non ti dimenticherò mai». È da questa certezza che nasce una Chiesa capace di riconoscere ogni persona, a ogni età, come un dono prezioso da amare e custodire.

A  cura della redazione

 

Foto Vatican Media/SIR

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