La forza di un “sì alla vita” che continua a generare futuro

Dossier 2025 del Movimento per la Vita: si conferma l’incisività di azione dei Cav. Cambiati radicalmente gli interventi richiesti rispetto alle origini.

È stato pubblicato anche quest’anno il Dossier del Movimento per la Vita con i dati completi del 2025. Il testo conferma la portata storica dell’azione dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) nel nostro Paese, dove si stimano in oltre 275mila i bambini nati dal 1975 a oggi grazie ai Cav, mentre, in un quadro più ampio, si evidenzia come la rete abbia assistito circa 900mila donne in 50 anni di attività.

I dati raccolti sulle attività 2025 mostrano un’operatività di

307 Cav che hanno offerto un sostegno annuale a 15.885 donne di cui 6.318 gestanti e altre 9.567 già madri, con 4.174 nascite effettivamente accompagnate (per una media di 21 nascite per ogni singolo Cav).

Il 2025 conferma, quindi, questa rete operativa ampia, ma con qualche segnale di affaticamento organizzativo: a una lettura tecnica dei dati, infatti, si evidenzia la necessità di un rinnovamento gestionale.

Per quanto attiene al profilo delle gestanti accompagnate, queste sono per l’85% con cittadinanza straniera, con prevalenza di africane (48%), seguite da est-europee, sudamericane e asiatiche. I paesi più rappresentati sono: Marocco e Nigeria, Egitto, Romania, Albania, Ucraina, Filippine, Sri Lanka, Perù, Ecuador, Colombia, ma l’elenco completo sarebbe molto lungo. Le condizioni socio-economiche delle donne assistite vedono una prevalente età tra i 25 e i 34 anni: il 62% di esse sono coniugate, il 48% casalinghe e il 25% disoccupate. Il motivo per cui ricorrono ai Centri è una generica dichiarata “necessità economica” nel 51% dei casi, percentuale che arriva però al 70% se si includono le necessità di casa e lavoro.

Nel Dossier viene ampiamente sottolineata la fragilità sociale di queste donne e la grande importanza rivestita dall’ascolto, mentre viene molto evidenziata anche la continua trasformazione demografica delle persone accompagnate dai Cav negli ultimi decenni: la percentuale di donne straniere aiutate, infatti, è passata dal 16% del 1990, all’85% attuale. Il profilo medio della gestante accompagnata dai Cav si potrebbe, quindi riassumere così: migrante, giovane, coniugata e in difficoltà economica.

Per quanto concerne la prevenzione dell’aborto, i dati accertati nel 2025 mostrano come tra le donne entrate in contatto con il Cav e conseguentemente assistite, il 41% ha portato a termine la gestazione e solo il 4% ha proseguito con l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), mentre nel restante 55% si nota una notevole varietà di situazioni: alcune donne cambiano città oppure non tornano al Cav, altre non rispondono alle telefonate, altre ancora non vogliono più essere seguite, di molte si sa che partoriscono, ma non lo comunicano. Il Cav non può quindi registrare un esito che non conosce.

Tra le donne che si presentano al Cav già munite di certificato per l’aborto, ben l’84% cambia idea e accetta l’aiuto offerto attraverso i molteplici servizi socio-economici previsti dai Centri di Aiuto alla Vita. Il Dossier Vita 2025 enfatizza significativamente il valore umano del “metodo Cav” – cioè la vicinanza, l’ascolto, le soluzioni concrete offerte – e analizza questi dati come indicatori di efficacia operativa e di capacità di intercettare le situazioni critiche. La prevenzione dell’aborto è, quindi, in definitiva, un punto di forza dei Cav: i dati sono solidi e convergenti, ne vengono evidenziate la dimensione umana e quella strategica e organizzativa. 

Per quanto attiene alle criticità, il Movimento per la Vita ne fa una lettura severa, segnalando 

  • un calo dei Centri, 
  • un aumento della burocrazia, 
  • la necessità di un sempre maggior sostegno istituzionale 
  • e aggiunge anche una difficoltà nel reperire volontari, una certa frammentazione territoriale, una scarsa integrazione con Consultori e i servizi pubblici, nonché il rischio di una “crisi di identità” dei Cav stessi.

Una crisi, quest’ultima, non morale o valoriale, ma funzionale e strategica nel senso che i Centri erano nati per per sostenere donne italiane, spesso giovani, in difficoltà temporanee, ma oggi sono invece prevalentemente impegnati con gestanti straniere, con difficoltà linguistiche, con bisogni complessi (casa, documenti, lavoro, integrazione), spesso con storie migratorie molto difficili. Questo cambia radicalmente il tipo di intervento richiesto: dal sostegno alla maternità fragile delle origini si rende necessario ora un intervento sociale complesso con un evidente sovraccarico burocratico e amministrativo.

Per quanto attiene alle Case di Accoglienza – vale a dire quelle strutture che ospitano direttamente donne o famiglie in difficoltà – i dati evidenziano che sono 145 le donne accolte, con 204 bambini, e anche 4 papà. Le motivazioni che portano all’accoglimento nelle Case sono costituite, per la maggior parte, da episodi di violenza domestica e in molti altri casi da situazioni in cui la gravidanza è deliberatamente ostacolata. Le Case di Accoglienza restano, pertanto, un pilastro del sistema dei Cav italiani, con il ruolo cruciale sopra evidenziato della protezione delle donne vittime di violenza o di indebite pressioni familiari.

In questo intreccio di fragilità e coraggio, il Dossier ci ricorda che

ogni vita accolta è un seme di futuro: piccolo, silenzioso, ma capace di aprire spiragli di luce anche nelle stagioni più difficili.

Il Dossier Vita 2025 ci consegna perciò una certezza: anche quando le strutture vacillano e le risorse sembrano insufficienti, la forza di un “sì alla vita” continua a generare futuro. In quel “sì” che si rinnova ogni giorno c’è la nostra speranza più grande.

Giampiero Viezzoli
CAV Trieste

Per approfondire:

https://www.mpv.org/centri-aiuto-vita/vitacav/

https://www.vitanews.org/2026/05/31/dossier-vitacav-2025-oltre-275-000-vite-salvate-una-storia-di-speranza-che-continua/

 

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