È partito il nuovo anno formativo della Comunità del Seminario Interdiocesano “San Cromazio di Aquileia” di Udine, Gorizia e Trieste con una gita-pellegrinaggio nella città di Ravenna, dal 14 al 16 settembre. Tre giorni di fraternità, cultura, fede e bellezza che annunciano il Vangelo tra i tesori della città che fu l’ultima capitale dell’Impero Romano d’Occidente.
Accolti presso il Seminario Arcivescovile “Santi Angeli Custodi” di Ravenna, seminaristi ed educatori hanno iniziato il cammino annuale nel segno della comunione. Durante l’Ora Media che ha aperto l’esperienza, il rettore don Daniele Antonello ha ricordato il significato di questi giorni e ha presentato alla comunità il nuovo vicerettore, don Davide Lucchesi di Trieste.
Un mosaico chiamato Chiesa
Se c’è un’immagine che può raccontare questa esperienza è certamente quella del mosaico. A Ravenna ogni parete, ogni abside e ogni cupola sembrano parlare attraverso migliaia di tessere.
Una metafora per la vita del Seminario e di tutta la comunità ecclesiale: ciascuno con la propria storia, la propria luce, il proprio colore e la propria forma, chiamato però a trovare posto in un disegno più grande accanto alle altre tessere per annunciare assieme il Vangelo,
come la Cupola del Battistero Neoniano con la rappresentazione del Battesimo di Cristo attorniato dai 12 Apostoli, su uno sfondo azzurro che accompagna in diversi luoghi di culto di questa città.
La Croce che illumina la storia
La visita alla Cappella di Sant’Andrea, al Mausoleo di Galla Placidia e alla Basilica di San Vitale ci ha offerto una vera immersione nella fede battesimale delle prime comunità cristiane. Proprio nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, gli occhi si sono soffermati sulla grande croce luminosa che rischiara alcuni dei più celebri mosaici ravennati, come, in una volta di stelle, nella cupola del Mausoleo di Galla Placidia. Una bellezza artistica che diventa annuncio: l’amore di Cristo, manifestato sulla croce, rappresentata a Ravenna spesso come gloriosa e senza il Crocifisso, risplende più forte di ogni oscurità del creato, della storia e del cuore. Come, a Sant’Apollinare in Classe, chiesa in onore e memoria del protovescovo (e martire) Apollinare, fondatore a Classe della prima comunità cristiana del Ravennate, la croce gemmata che reca all’incrocio dei bracci il volto di Cristo “Salus Mundi” (salvezza del mondo) dentro un medaglione circolare. Sopra la croce si vede una mano che esce dalle nuvole, la mano di Dio, ad attestare nella scena della Trasfigurazione la divinità di Cristo come relazione filiale col Padre di cui siamo resi partecipi come salvezza e che l’arianesimo metteva in discussione.
In tantissimi mosaici affiora un rimando tipologico continuo tra Antico e Nuovo Testamento, come nella Basilica di San Vitale, le scene di sacrificio (Isacco, Abramo, Melchisedec) sono prefigurazioni dell’offerta pasquale salvifica definitiva di sé da parte di Cristo, Agnello di Dio immacolato (offerto dai quattro arcangeli al centro della volta del presbiterio, punto di partenza per l’interpretazione di tutto il ciclo musivo della basilica) culmine della storia della salvezza dell’umanità e chiamata a fare della propria vita un’offerta di sé.
Lunedì 14 pomeriggio e sera è stato con noi monsignor Riccardo Lamba, Arcivescovo di Udine e Moderatore del Seminario Interdiocesano, assieme alla comunità delle suore “Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei poveri” che condividono la vita al Seminario di Castellerio. Alla santa Messa presieduta alla sera, il Vescovo Riccardo ha messo in luce l’importanza di assumere, accogliere la croce che ciascuno incontra nella propria vita, senza pretendere che sia diversa, come occasione di crescita nella fede e nell’amore generoso in comunione col Signore che la porta con ciascuno di noi.
Un bel momento conviviale assieme all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, ha concluso la prima giornata di pellegrinaggio con una piacevole cena condivisa.
Abbiamo gustato, oltre alle specialità gastronomiche romagnole, una squisita ospitalità anche a Cervia dove siamo stati la sera del 15 settembre, accolti da don Pierre Laurent Cabantous, sacerdote che ha dei legami con Trieste per le sue radici formative e la presenza della sorella religiosa presso il rione di Giarizzole, arciprete del Duomo Concattedrale di Santa Maria Assunta, dove abbiamo celebrato la santa Messa.
Tra Oriente e Occidente
Ravenna è anche una straordinaria lezione di storia e, in particolare, di storia della Chiesa dal vivo, con le sfide che l’hanno caratterizzata. Le sue basiliche, i suoi monumenti, le sue piazze e i suoi battisteri raccontano l’incontro tra mondi diversi: la civiltà romana, il mondo bizantino, i Goti e gli Ostrogoti, l’impero di Giustiniano, le tensioni dottrinali con l’arianesimo molto diffuso nel IV e in parte V secolo, e i ponti costruiti tra Oriente e Occidente, non senza sofferenze e scontri.
La visita alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo, custode delle reliquie del protovescovo Apollinare, e al Mausoleo di Teodorico, la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti, costruita in blocchi di pietra di Aurisina, ha offerto l’occasione per riflettere sul tempo del re goto, barbaro romanizzato e ponte tra Ravenna e Costantinopoli nel VI secolo. Giurisdizione, potere, passione per la propria fede e cura per il culto cattolico di fronte alle minacce ariane, si intrecciano.
Accompagnati da diverse guide molto preparate, simpatiche e affabili, abbiamo potuto leggere per le vie di questa città le vicende di uomini e donne che hanno edificato la Chiesa attraversando epoche complesse e spesso inquiete in mezzo alle quali la fede come vero e salvifico rapporto con Gesù Cristo, riconosciuto e raffigurato come buon Pastore divino e umano della vita dei fedeli, è stata custodita, rappresentata, professata. La storia insegna che
la santità trova la propria strada attraverso conflitti politici, differenze culturali e dibattiti teologici. La fede, infatti, continua a generare bellezza e speranza anche nelle stagioni più difficili.
Ravenna è la città dove Dante Alighieri visse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1321. La visita alla sua tomba e l’ascolto delle intriganti vicende relative alle sue spoglie nel rapporto tra Ravenna e Firenze, ci porta nelle immediate vicinanze del Convento di San Francesco, dei Frati minori conventuali, dove mercoledì 16, ultimo giorno di pellegrinaggio, abbiamo vissuto il ritiro spirituale. Il frate predicatore ha aiutato a porre l’attenzione sul lasciarsi plasmare nella verità della propria identità vocazionale dal Signore e sul rimanere fedele ad essa nella via della santità.
Ripartire insieme
Il viaggio di inizio anno
non è stato soltanto una visita culturale, ma un’occasione per rafforzare legami, condividere momenti di fraternità e affidare al Signore il nuovo anno formativo.
Come le tessere dei mosaici ravennati, anche la comunità del Seminario riparte consapevole che ogni vocazione trova significato pieno quando si lascia inserire nel grande disegno di Dio nella bellezza della vita comunitaria fatta dalla presenza e dal contributo di ciascuno e che solo così è annuncio di Vangelo.
don Sergio Frausin
Incaricato diocesano per i seminaristi della Diocesi di Trieste
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