Abbiamo scelto questo titolo per raccontare il momento vissuto sabato 26 settembre insieme ad alcune famiglie della Diocesi presso la Parrocchia di Madonna del Mare. Il tema centrale dell’incontro era la fragilità, guidato dalla riflessione di Marzia Ceschia, teologa che vive in Veneto.
Fin dall’introduzione di Federico Berti ci siamo sentiti accolti: egli ci ha spiegato che quello sarebbe stato un tempo per fermarsi, ritrovarsi tra famiglie e riflettere insieme.
Con queste righe proviamo a condividere ciò che più ci ha toccato e, se possibile, a trasmettere un po’ della pace che abbiamo ricevuto.
La fragilità, luogo abitato da Dio
Marzia ha presentato la fragilità come lo spazio che Dio abita, il luogo in cui impariamo davvero chi siamo.
Gesù sa cos’è la fragilità perché ha assunto in sé la fragilità umana e ci fa guardare ad essa da un altro punto di vista, trasformandola in capacità di fare veramente alleanza con gli altri.
È lo stile di Gesù, che sceglie di stare accanto ai fragili e ai piccoli, che ci fa scoprire la compassione verso gli altri e ci apre il cuore e lo rende più vero.
Il matrimonio: non luogo di perfezione, ma luogo in cui rimanere
Dopo anni di matrimonio, possiamo dire che la fragilità è una compagna di viaggio costante; ma, come ricordava Marzia, nel matrimonio la fragilità è vissuta in tre. Questo pensiero ci ha riportati con il cuore al nostro inizio, quando abbiamo sentito che non eravamo soli: la presenza di Dio ci avrebbe accompagnati, nonostante i nostri limiti.
Abitare e stare: due verbi che diventano cammino aperto alle novità
Due parole hanno risuonato con forza: abitare e stare. Sono verbi che sembrano “stanziali”, ma che, se vissuti con consapevolezza, racchiudono tutto il dinamismo di una vita in evoluzione.
- Abitare significa fare casa. In fondo, la famiglia è questo: non solo una casa fisica, ma un luogo in cui trovare comprensione, riposo, accoglienza (forse sto iniziando a capire anche i miei figli adolescenti che, entrando in casa, lasciano giacche e zaini all’ingresso come a dire: “qui posso finalmente fermarmi”). Famiglia non è costruire un nido dove isolarsi, né puntare alla stabilità perfetta delle cose esterne (casa, lavoro, figli, essere “sistemati”…). È piuttosto un cammino aperto alle novità della vita, dove ogni giorno può diventare una scoperta.
- Stare significa rimanere anche nelle incomprensioni, fare spazio all’altro, accettare che l’altro non potrà mai rispondere a tutti i miei bisogni. È un verbo che chiede pazienza, ascolto, perdono.
Un elemento che ha completato in modo significativo l’incontro è stato
il poter conoscere altre coppie e condividere con loro pensieri, esperienze e domande. Questo scambio semplice e spontaneo ha reso ancora più concreto ciò che stavamo vivendo.
Ecco perché il matrimonio diventa una scuola di realtà e di relazioni: un luogo dove ci si conosce per ciò che si è, dove si rimane, dove la fragilità non è un ostacolo, ma il punto da cui ogni giorno riparte la vita.
Gesù, nel matrimonio, ci dice che, anche nelle situazioni più penose che ci troviamo a vivere, c’è sempre un punto di trasfigurazione. È lì che la fragilità diventa spazio di grazia.
Silvana e Giuseppe
Foto di Luca Tedeschi
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