“Fate quello che vi dirà”: incontro degli Ex-allievi di don Bosco

Per il 106esimo anno consecutivo, la terza domenica di ottobre, l'appuntamento della Famiglia Salesiana: festeggiati i 150 anni dei Cooperatori

“Fate quello che vi dirà” è il titolo dell’ultima Strenna che il Rettor Maggiore, don Fabio Attard, ha inviato a tutti i seguaci del carisma di don Giovanni Bosco. Ed è questo anche il titolo dell’incontro che domenica 18 ottobre ha visto riuniti i membri della Famiglia Salesiana in via dell’Istria 53. È tradizione che la terza domenica di ottobre si tenga l’incontro degli Ex-allievi di Don Bosco: quest’anno, nel 2026, era la 106esima volta che si ripeteva e per l’occasione si sono voluti festeggiare i 150 anni di fondazione dei Salesiani Cooperatori.

La giornata è iniziata con la Santa Messa concelebrata alle ore 10 nella chiesa inferiore. A seguire, ecco la benedizione nell’adiacente cripta dove si ricordano gli Ex-allievi defunti, mentre suonava la Banda dei Salesiani. 

Alle 11.30 in sala Don Bosco, affollata come ogni anno, Oscar Rupeno ha presentato le testimonianze, sul tema della Strenna, di tre Cooperatrici: Elena Clon per il Gruppo “Caritas”, Barbara Piazza per il Gruppo Missionario e Patrizia Dambrosi per il Gruppo Catechisti.

«Il Rettor Maggiore» ha detto Elena Clon

«usa quattro verbi nella sua Strenna: guardare, ascoltare, scegliere, agire che sono alla base della vocazione di Salesiani Cooperatori e da cui nasce tutto l’impegno concreto».

Patrizia, catechista da 33 anni, ha cominciato dall’ultimo verbo: agire, un modo di condividere l’amore di Dio con gli altri, nel suo caso, i bambini. Oggi essere catechista è meno scolastico e più esperienziale: sono cambiate le famiglie spesso con fragilità, allargate, a volte in lotta. I genitori sono sempre più di fretta e i figli sono sempre più vivaci, più svegli, ma anche con grandi fardelli da portare sulle spalle… Ha concluso l’interessante disamina chiedendo:

«È facile essere catechisti? No. È bello essere catechista? Sì, forse è il più bel servizio che possiamo fare!»

ha esclamato con convinzione, ricevendo l’applauso della sala.

Barbara ha sottolineato due verbi: ascoltare e scegliere e ha sottolineato la differenza tra sentire e ascoltare. Lei ha ascoltato una testimonianza che l’ha colpita portandola fino in Bolivia all’Hogar di don Ottavio, nonostante l’opposizione del papà. Non le piace essere definita un’eroina: tutti siamo missionari perché la missione va di pari passo con la carità. Riguardo alla scelta:

«impegnarsi come Salesiani Cooperatori è rispondere alla vocazione apostolica salesiana, dono dello Spirito, assumendo un modo specifico di vivere il Vangelo e di partecipare alla missione della Chiesa. È una libera scelta che qualifica l’esistenza».

Per Elena è importante il verbo guardare, come ha iniziato a fare 36 anni fa insieme al compianto Nereo Turel, rispondendo all’appello del Vescovo monsignor Lorenzo Bellomi di aprire un centro Caritas in parrocchia e sotto la spinta spirituale di don Ottavio Sabbadin. Fra le tante esperienze ha citato un aneddoto molto significativo:

«Una mattina mi sono rifiutata di dare la spesa a un ubriaco dicendogli di tornare da sobrio. È tornato ringraziandomi perché l’avevo chiamato signore e nessuno mai l’aveva chiamato così».

Una nota allegra è, infine, arrivata dal comico Claudio che ha tracciato sinteticamente la storia dell’Associazione Ex-allievi. Alla fine tutti hanno posato per la foto di gruppo e in un clima di famiglia hanno consumato il pranzo comunitario.

Rita Corsi e Oscar Morsanutto

Foto di Oscar Rupeno

 

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