La convergenza dei mondi come strumento di pace

Intervista a Stella Chiu Yuen Ling, di “Religions for Peace” in occasione della sua presenza a Trieste per un incontro sul dialogo ecumenico e interreligioso

A margine dell’incontro promosso dalla Commissione diocesana per il dialogo ecumenico e interreligioso, svoltosi a Trieste il 27 ottobre scorso, pubblichiamo un’intervista realizzata con Stella Chiu Yuen Ling, di “Religions for Peace” in occasione della sua presenza a Trieste.

 

Può descrivere brevemente come è entrata a far parte del movimento “Religions for peace”?

Sono nata a Hong Kong da famiglia cristiana. I genitori ci hanno lasciato libertà di scelta religiosa. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura cinese e inglese ho conosciuto il Movimento dei Focolari  e ho deciso di iniziare il percorso per diventare cattolica cinese, mentre i miei fratelli e sorelle hanno scelto altre strade. Siamo tutti accomunati dai principi del confucianesimo, che ci invitano a trattare gli altri con benevolenza, empatia, rispetto. Sono venuta in Italia e per oltre 40 anni e ho collaborato con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari con sede a Rocca di Papa, Roma, occupandomi per anni di dialogo interreligioso a livello internazionale. “Religions for peace” è una delle iniziative di cui fa parte il Movimento dei Focolari e Chiara Lubich ne è stata presidente onoraria fino alla morte.

 

Perché è importante far parte di “Religions for Peace?

“Religions for peace” è nata a Kyoto nel 1970.

L’idea è che le religioni sono state spesso usate per fare le guerre, mentre se si mettono insieme possono diventare la forza più potente per la pace. Far parte di questo movimento diventa occasione per conoscere persone di altre religioni e la nostra presenza può diventare una testimonianza del Vangelo, essere operazione di pace e nello stesso tempo occasione per rendersi conto che anche gli altri delle altre religioni cercano di dare il proprio contributo e apprezzano  molto il pensiero cristiano.

 

La conoscenza può aiutare l’integrazione?

La conoscenza aiuta a capire l’altro, la cultura in cui è vissuto, ci aiuta a capire le differenze fra cultura occidentale, buddista, giapponese, thailandese, cinese… 

Penso all’esperienza della mia famiglia, ai principi che mi hanno guidato nell’infanzia e adolescenza, a come questi principi sono stati poi immersi nella realtà occidentale italiana. Sono momenti intensi di convergenza di due mondi diversi che si incontrano, che la persona vive dentro di sé.  Affinché sia di aiuto, è necessaria un’integrazione di tutti e due i mondi. Io ho cercato di unire la mia cultura cinese con la mia fede cattolica, perché ho capito che senza unità tra queste due culture non sarei mai stata felice, sarei sempre divisa. Invece se una parte di me può vivere da cattolica cinese posso offrire anche quella mia parte di cultura cinese, che mi ha aiutato tanto ad essere sempre più aperta. 

 

Come coinvolgere i giovani in questa esperienza?

Anzitutto occorre porsi nei loro confronti senza pregiudizi, cercando di valorizzare il loro pensiero, cercando di accompagnare e non abbandonare. Ci sono già esperienze di giovani che partecipano a iniziative per la pace: ad esempio ho conosciuto un gruppo di scout musulmani che si ritrovano in una piccola moschea di Roma e hanno partecipato a “Run4Unity”. Se ci uniamo a loro, possiamo invitarli a venire da noi, ma mai pensare che loro devono diventare parte di “Religions for peace”. Loro vanno avanti con la loro religione come gruppo giovanile. Molto è cambiato nel mondo rispetto a quando noi evavamo bambini. Io noto che i bambini a scuola adesso vivono e convivono con tutti gli altri bambini, senza il problema delle religioni: per loro l’importante è l’amicizia, giocare insieme, imparare insieme, litigare insieme.

Lucio Torelli e Raffaello Maggian

 

Foto in evidenza: Movimento dei Focolari Trieste

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