Luci gentili nel “noi” delle costellazioni educative

Tanti i messaggi e gli spunti di riflessione offerti dal Giubileo del mondo educativo e dagli interventi e il magistero di Papa Leone XIV

Dal 30 ottobre all’1°novembre scorsi una rappresentanza della Diocesi di Trieste ha partecipato al Giubileo  del mondo educativo e al Convegno Nazionale della Pastorale Universitaria, organizzato a Roma dall’Ufficio Nazionale per la Scuola, l’Educazione e l’Università della Conferenza Episcopale Italiana. Per l’Ufficio scuola, il Direttore, don Stefano Vattovani e, per la Pastorale Universitaria, il delegato diocesano don Sergio Frausin; dal Rifugio Cuor di Gesù: il Presidente, Marino Predonzani, la Direttrice, Giulia Cherubin e le studentesse Alessia Scorzato e Maia Benetti.

Nei lavori del pomeriggio del 30 ottobre presso la Casa San Juan de Avila, introdotti dalla preghiera e dall’intervento di monsignor Claudio Giuliodori, Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, il focus è stata la Lettera apostolica di Papa Leone XIV Disegnare nuove mappe di speranza, in occasione del LX anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, uscita proprio il 28 ottobre scorso.

Nella costellazione dell’educazione e della formazione l’Università risplende come luogo di relazioni, di incontro, di scambio, luogo di domande, in cui affiora un pensiero in movimento nei viaggi dei destini dei giovani. Un tempo per sviluppare il senso dell’esserci nella storia qui ed ora, nelle istituzioni, come parte attiva di una comunità, di una polis. La speranza ha un potere sovversivo in questo tempo annebbiato e offuscato da tante situazioni scoraggianti – professoressa Valentina Garavaglia, Rettrice dell’Università IULM di Milano

In un contesto segnato da iperdigitalizzazione e frammentazione individualistica, per generare speranza attraverso relazioni di amore, condivisione e responsabilità, e affrontare le sfide della complessità, risulta fondamentale essere radicati in Cristo e recuperare lo sguardo della paideia cristiana, ha rimarcato monsignor Giuliodori. Al centro dell’educazione cristiana che è un “noi”, rimane la persona umana, immagine di Dio, capace di verità e di relazione. La cura della vita interiore, rientrare in se stessi, in tale senso è una priorità. “…i giovani chiedono profondità; servono spazi di silenzio, discernimento, dialogo con la coscienza e con Dio…” (Disegnare nuove mappe di speranza, 10.3). Educare riguarda il cuore ed è atto di speranza, fa guardare al futuro perché è un continuo imparare ad essere. “L’educazione non è solo trasmissione di contenuti, ma apprendistato di virtù. Si formano cittadini capaci di servire e credenti capaci di testimoniare, uomini e donne più liberi, non più soli” (Disegnare nuove mappe di speranza, 5.1).

Per il professor Patrizio Bianchi (già Ministro dell’Istruzione, docente emerito dell’Università di Ferrara e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, Crescita ed Uguaglianza”),

educare è “andare oltre” il meccanismo che crea paura, odio, ansia, rassegnazione, per essere più liberi, imparando a collaborare e a condividere in una scuola aperta, inclusiva e affettuosa, in cui gli affetti hanno diritto di cittadinanza. “Se abbiamo la speranza come costruzione faticosa non siamo sconfitti in partenza”.

Il Direttore di Avvenire, Marco Girardo, che ha moderato l’incontro, ha sottolineato come fare una comunicazione gentile sia oggi una missione preziosa perché spesso il risentimento sostituisce la politica.

La professoressa Carla Canullo, docente di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata, rifacendosi per il dialogo sull’umano all’esperienza di J. H. Newman, umanista che ha rischiato tutto, ha messo in luce come speranza e rischio vadano sempre assieme. Oggi c’è una grande crisi di fiducia che va recuperata e condivisa, con tutto il rischio che comporta ed è fondamentale nella Grammatica dell’assenso (1870) del teologo inglese. Il vero umanesimo è rischiare tutto. Nella lettura dell’umano, ha osservato la Canullo, ha centralità il cuore, in ebraico lev, luogo di affetti, di conoscenza, di decisioni, di interezza della persona nella ricerca di verità, di senso. Interessante l’interpretazione da parte della docente di Macerata della parabola dei talenti (cf. Mt 25,14-31), i beni che se condivisi e messi a frutto fanno crescere tutti. La contemporaneità è segnata, nei giovani, da un desiderio di pace e di condivisione, di giustizia, di essere trattati da adulti. Si tratta di tornare a queste esigenze di giustizia ripartendo dal progetto, dal condividere ciò che ci mette insieme. La formazione come Bildung, in tedesco, è diventare la forma che si è, senza paura della rabbia, dei desideri, anche se oggi risulta difficile insegnare a porre le domande per le quali bisogna aver coraggio. L’Università è il luogo in cui è stimato il desiderio di una ragione aperta, a quella che J. H. Newman chiamava la verità di carne, per la quale si rischia tutto. Le relazioni sono lo spazio fecondo dove l’umano s’incontra col Vangelo che ci rivela che l’esperienza di Dio è Logos, Verbum, Parola, comunicazione ed espressione della verità di di se stessi. La sfida dell’educazione sta nel recuperare la capacità di esprimere, di costruire per diventare, esprimere la forma unica e irripetibile che si è, nel dia-logos  con gli altri.

Venerdì 31 ottobre all’Udienza agli educatori in piazza San Pietro, papa Leone XIV ha puntato su:  interiorità – Il vero maestro sta dentro. La verità circola nell’incontro profondo delle persone. Cor ad cor loquitur (J. H. Newman) -; unità – solo in Cristo troviamo unità “come membra unite al Capo e come compagni di viaggio nel percorso di continuo apprendimento della vita”. La dimensione del “con” è centrale nei processi educativi -;  amore – in campo formativo, condividere la conoscenza non è sufficiente, serve amore e così sarà proficua per chi la riceve  “in sé stessa e anche e soprattutto per la carità che veicola”-; ⁠gioia. I veri maestri educano con un sorriso e risvegliano sorrisi nel fondo dell’anima dei discepoli. La “gioia stessa del processo educativo è tutta umana, una «fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola» (S. Agostino, Confessiones, IV, 8,13)”. L’invito a tutti gli educatori è stato di tenere nel cuore, nel prezioso lavoro che svolgono, le parole di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)

Con la Celebrazione Eucaristica del 1° novembre, durante la quale Papa Leone ha proclamato San John Henry Newman Dottore della Chiesa e co-patrono dell’educazione, si è chiusa la settimana del Giubileo del mondo educativo. Incontrando studenti e educatori ha proposto alcune riflessioni che rilanciano e arricchiscono il Patto educativo Globale voluto da Papa Francesco e propongono una suggestiva prospettiva pedagogica attraverso la metafora delle costellazioni educative. Un’immagine semplice ed efficace che ci parla di una luce gentile, come l’ha definita san J. H. Newman in una sua nota preghiera.

«È compito dell’educazione offrire questa Luce Gentile a coloro che altrimenti potrebbero rimanere imprigionati dalle ombre particolarmente insidiose del pessimismo e della paura» – Papa Leone XIV

Luci come stelle che disegnano costellazioni educative, costellazioni di speranza. Una immagine che bene descrive una delle principali sfide educative del nostro tempo: aiutare i giovani ad alzare lo sguardo per scrutare il cielo, per sognare nuovi approdi. I giovani, come moderni argonauti, alla ricerca di un orizzonte di senso, cercano una luce che possa orientare la navigazione alla ricerca del significato autentico dell’esistenza” (D. Simeone, Da Newman a Leone, una luce gentile come guida, in Avvenire del 5 novembre 2025).

Coloro che operano nel mondo dell’educazione, della scuola e dell’Università accolgono questa sfida affascinante ricordando di aver bisogno prima di tutto per la propria vita e per le proprie relazioni della Luce gentile che accompagna, invita e indica la rotta per le domande di senso senza abbagliare o imporsi.

S.F.

Foto in evidenza: Vatican Media/SIR

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