Scuola, valorizzare ogni diversità: il contributo dell’IRC

Don Manfredi Poillucci, per oltre quarant’anni insegnante di religione, riflette sul ruolo dell’ora di religione alla luce di un recente fatto di cronaca

Ha suscitato animate discussioni la distribuzione in alcune scuole del territorio nazionale di un questionario promosso da Azione studentesca. In particolare la domanda: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?». A fronte del sondaggio promosso dagli studenti vicini a Fratelli d’Italia, prova a moderare i toni la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, che anticipa «opportuni accertamenti per verificare i fatti». Di «iniziativa di una gravità assoluta» parla la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. Come ha osservato ieri Massimo Gramellini, «Il problema della scuola non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamorati. Non quelli che credono ancora in qualcosa, ma quelli che — anche a causa della scarsa considerazione di cui godono — finiscono per non credere più in niente».

Per 45 anni ho insegnato religione cattolica nelle scuole statali di Trieste, in un contesto socio-culturale marcatamente laico, piuttosto sensibile e decisamente refrattario a un eventuale indottrinamento di matrice religiosa. Azioni di contrasto alla presenza dell’insegnamento di religione, in anni ormai lontani, ci sono state, sotto il fuoco di accese diatribe ideologiche, di cui per certi versi si è sentita ultimamente la mancanza, perché si riferivano a un tempo in cui lo scontro dialettico tra docenti era animato soprattutto da un comune sentire valoriale, seppur militando su sponde opposte, più che da legittimi interessi individuali di corto respiro. 

Ho desiderato rimanere sempre inserito nella comunità scolastica, anche quando ho assunto incarichi elettivi o mandati sindacali. Poi è arrivata una malattia che ha azzerato tutto. Alla ripresa mi sono avviato al sacerdozio, ma a scuola per i ragazzi nulla è cambiato: entrando in classe ricevevo il consueto “Ciao prof!”. 

Quando la revisione concordataria del 1984 rese facoltativa l’ora di religione cattolica, iniziò un progressivo e sensibile abbandono da parte degli studenti, che immaginavo inarrestabile, in mancanza di reali alternative e di un’effettiva valutazione. Mai avrei pensato di portare a termine lo scorso anno il servizio svolto negli ultimi vent’anni al liceo Galilei di Trieste con oltre due terzi degli iscritti alle mie classi. Coinvolti nella progettualità offerta dal Dipartimento dell’IRC, accadeva sovente che alunni di diverso sentire e di altra appartenenza religiosa si fermassero liberamente alla nostra lezione, quando era collocata in un’ora intermedia. Il motivo è abbastanza semplice. Come rivela una madre, Katarina, in un articolo pubblicato sul Domenicale di San Giusto, «vedere un adolescente che mette in discussione i suoi (… e i tuoi) pregiudizi perché un docente stimolante lo ha provocato è il massimo. È lì che l’ora di religione diventa educazione civica, empatia e senso di responsabilità. Per la nostra famiglia avvalersi dell’ora di religione è una scelta culturale. Vogliamo che i nostri figli abbiano le “chiavi” per capire la società di oggi, spero che un giorno anche la nuova generazione possa trovare le proprie risposte nel Vangelo». 

Una parola di vita eterna, una buona notizia per tutti, annuncio di gioia e di libertà, nel sentirsi figlie e figli di un Dio che è amore, mai ci abbandona, perché eterna è la sua misericordia. Così 

anche l’ora di religione può costituire un momento formativo per rendere bella la vita, ponendosi con curiosità e senza pregiudizi in umile ascolto della realtà. Un piccolo ma significativo contributo alla crescita personale, in un orizzonte solidale, per promuovere uno spirito gentile, uno sguardo amabile e una parola garbata. 

Nelle diverse istituzioni scolastiche ove ho insegnato, mi è stata data l’opportunità di cooperare con docenti e dirigenti scolastici distanti dai miei orientamenti, che hanno accolto con disponibilità e simpatia la mia presenza. Abbiamo condiviso le finalità della scuola e l’impegno educativo per il bene delle nuove generazioni. E poi, come diceva il cardinale Martini, alla fin dei conti, al di là dell’essere credenti o non credenti, oltre ai nostri divergenti riferimenti ideologici, ciò che fa la differenza è tra chi non rinuncia a un pensiero critico e quanti hanno declinato la propria testa all’ammasso. Sul tema, Concita De Gregorio mi pare che abbia fatto centro. 

don Manfredi Poillucci

Foto in evidenza: Luigi Catalani (Wikimedia Commons)

 

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