«Questa enciclica gioca d’anticipo». Stefano Zamagni legge così la Magnifica Humanitas, il documento con cui Leone XIV affronta la questione dell’intelligenza artificiale e della rivoluzione digitale.
Per l’economista bolognese, già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il parallelismo con la Rerum Novarum di Leone XIII non è soltanto simbolico: «Quella si occupò della prima rivoluzione industriale; questa affronta la terza rivoluzione industriale, quella delle tecnologie digitali».
Ma con una differenza decisiva:
«Le encicliche sociali del passato ragionavano su fenomeni già pienamente manifesti. Qui invece il Papa sceglie di intervenire prima, quando ancora nessuno è davvero in grado di prevedere che cosa succederà tra pochi anni, quando l’intelligenza artificiale agentica entrerà stabilmente nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche e nei laboratori».
Secondo Zamagni è proprio questo l’elemento più originale del documento. «Leone XIV si assume un rischio culturale enorme. Sembra dire: io gioco d’anticipo, perché voglio che i policy makers, la società civile, i movimenti sociali e le comunità si preparino ad affrontare i rischi prima che sia troppo tardi».
L’economista mette in evidenza anche lo stile dell’enciclica. «È un testo asciutto, lineare, consequenziale. Qui si vede la formazione matematica del Papa. Molti documenti ecclesiali privilegiano uno stile letterario, con ripetizioni e aggettivazioni abbondanti. Questo invece ha un filo logico rigoroso. E soprattutto è comprensibile anche da chi non ha una formazione specialistica».
Per Zamagni il cuore del testo sta soprattutto nei capitoli terzo e quarto, dedicati al “paradigma tecnocratico” e al rapporto tra verità, libertà e democrazia.
«Il Papa coglie un punto decisivo: oggi il potere digitale ha superato il potere politico. Per secoli abbiamo pensato che il potere risiedesse nei governi, nei parlamenti, nei partiti. Oggi invece sono le grandi piattaforme tecnologiche a indirizzare l’azione politica, by-passando le istituzioni politiche e democratiche».
A questo proposito l’economista bolognese cita anche un documento pubblicato poche settimane fa da OpenAI, nel quale si propongono una tassa sui robot, una settimana lavorativa ridotta e perfino un “dividendo universale da automazione”. «La questione è interessante non tanto perché in OpenAI ci credano davvero, ma perché emerge un problema enorme: il rischio che la democrazia diventi irrilevante. Chi decide queste trasformazioni? Le istituzioni democratiche o le grandi imprese tecnologiche?».
Zamagni spiega che l’enciclica incrocia direttamente anche i temi dell’economia civile come, per esempio, la necessità di andare oltre il Prodotto Interno Lordo integrandone la misurazione con indicatori di vita buona. O come il tema della sussidiarietà circolare dove stato, mercato e corpi intermedi cooperano nella realizzazione del bene comune: «Ecco perché nell’enciclica la sussidiarietà diventa centrale. Nella stagione della Rerum novarum il principio guida era la solidarietà; oggi il Papa dice che bisogna recuperare soprattutto la sussidiarietà. Non possiamo delegare tutto a pochi tecnici, a pochi politici o alle imprese interessate».
Per lo studioso, cooperative, imprese sociali, associazioni e comunità – i corpi intermedi insomma – possono tornare ad avere un ruolo decisivo anche nell’era digitale.
«Le grandi piattaforme hanno un punto debole: dipendono dagli utenti. Se i cittadini si organizzano e cambiano comportamento non usandole più, anche temporaneamente, queste imprese entrano in difficoltà. Per questo il Papa invita la società civile organizzata a riappropriarsi del compito di governare la trasformazione in atto».
È insomma il tema del “voto con il portafoglio”, anche questo caro all’Economia Civile. Nell’enciclica, aggiunge Zamagni, emerge anche una critica molto netta alla cultura tecnocratica e al transumanesimo: «Leone XIV parla esplicitamente di transumanesimo e postumanesimo, cosa che molti altri documenti evitano di fare. Dice chiaramente che il progetto transumanista vuole “andare oltre l’uomo”. Ed è qui che tornano le immagini bibliche della Torre di Babele e delle mura di Gerusalemme: da una parte l’arroganza dell’uomo che pretende di sostituirsi a Dio; dall’altra la costruzione condivisa di una comunità».
Magnifica Humanitas apre in modo importante alla speranza:
«L’enciclica è un potente invito a coltivarla. La speranza è un seme: va annaffiato ogni giorno. L’errore è pensare che esista automaticamente. Leone XIV ci dice invece che dobbiamo sporcarci le mani nella storia, senza rifugiarci e chiuderci nelle nostre comunità».
Per questo, conclude Zamagni, la sfida dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la tecnologia ma «Riguarda il modo in cui vogliamo restare umani».
Fabio Poles
Foto in evidenza: Vatican Media/SIR
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