In occasione del giubileo francescano per gli 800 anni dalla nascita al cielo di san Francesco d’Assisi, il Museo Diocesano di Trieste ha organizzato un’esposizione collettiva d’arte sacra contemporanea, invitando quattro valenti artisti a realizzare un’opera originale per esprimere ciò che tale grande santo ispira ai loro cuori e può comunicare all’umanità odierna.
I due pittori ormai di casa al museo, Oleg Supereco e Sofia Novelli, si sono quindi affiancati agli scultori Alan Pascuzzi ed Étienne Zobler, in una rassegna
che privilegia la qualità alla quantità, rappresentando con ciò una precisa scelta critica da parte del curatore, nell’intendimento di richiamare il pubblico alla necessità di dedicare il tempo utile a ciascuna opera d’arte, privilegiando una comprensione lenta e meditata rispetto al consumo effimero tipico dei grandi numeri.
Alle loro opere si aggiunge un bronzetto di Franco Asco, datato al 1949, che rappresenta Francesco nell’atto di implorare “Pace agli uomini di buona volontà”, un’opera stupenda nelle piccole dimensioni, che costituisce anche un assaggio e un trait d’union con il grande progetto espositivo in lavoro per l’autunno, sulla scultura sacra del Novecento.

Il nutrito pubblico presente all’inaugurazione del 13 giugno, festa di sant’Antonio di Padova, ha potuto innanzitutto ascoltare la testimonianza del Vescovo Enrico Trevisi, che ha raccontato come
l’espressione scelta per il titolo della mostra “Franciscus alter Christus”, gli fosse stata presentata al tempo degli studi come la più alta – e sorprendente – definizione del santo di Assisi: un appellativo che ci invita a una meraviglia misteriosa e ineffabile.
Quindi, il curatore Agostino Ricardi di Netro ha introdotto il tema della mostra, illustrando il percorso fatto dal Museo Diocesano di Trieste in questo primo anno di attività nella nuova sede espositiva di via Besenghi; un cammino segnato dal legame con artisti contemporanei, testimoni di un rapporto vivo e fecondo tra le arti e l’esperienza della fede cristiana.
La parola è passata poi agli artisti stessi, i quali hanno raccontato brevemente del proprio personale rapporto con san Francesco: da Sofia Novelli, che ha rivelato la profondità di legame già instaurata non solo con il santo, ma anche con l’episodio fondante delle stimmate, che infatti ha scelto di raffigurare, a Oleg Supereco che, cristiano ortodosso, ne ha invece una concezione mediata maggiormente dall’esperienza artistica; da Alan Pascuzzi, che ha illustrato con semplicità la forza e la pregnanza del messaggio di Francesco secondo la propria sensibilità d’artista umile e tenace, fino al giovanissimo Étienne Zobler, capace, nemmeno trentenne, di esprimere una riflessione intima e profonda con mezzi artistici raffinati e consapevoli.

Ci si è quindi recati negli ambienti del museo, dove le opere sono state svelate per la prima volta al pubblico, donando l’emozione di una prima visione sempre più rara nella nostra epoca, dove le immagini della realtà ci raggiungono quasi sempre in digitale, prima di essere entrate nel nostro personale campo visivo. Il sobrio allestimento, a cura di Silvia Borri, si ispira ai colori francescani e dialoga con l’ambiente moderno e minimalista del corridoio espositivo.
A corredo dell’esposizione, un grande pannello grafico illustra l’esito di una mappatura delle principali opere a tema francescano site nella città di Trieste, realizzata da Barbara Coslovich e Serena Paganini;
tale ricerca è confluita anche nel catalogo dell’esposizione, costituito dal secondo Quaderno del Museo Diocesano di Trieste, pubblicato da Luglio editore, che porta innanzi la collana nata per documentare le attività espositive e culturali del museo.
A.R.
Foto: Silvia Borri
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