Chiamati a crescere in “sapienza, età e grazia”

Incontro a BVG dei sacerdoti di recente ordinazione della Diocesi per un tempo di riflessione e approfondimento insieme al Vescovo Enrico

Lunedì 28 settembre 2026 i sacerdoti del gruppo “Preti giovani” si sono incontrati, insieme al Vescovo, monsignor Trevisi, presso l’oratorio della parrocchia Beata Vergine delle Grazie, in via Chiadino 2. A coordinare l’incontro, don Sergio Frausin e don Francesco Pesce. 

La scelta di incontrarsi nella parrocchia è avvenuta proprio per salutare don Francesco Pesce, quale nuovo parroco, e ascoltare da lui le emozioni, i riverberi della nuova nomina, ma anche le attese dei parrocchiani e le sue prospettive. Lo stesso, con una disarmante spontaneità, ha fatto presente 

la sua emozione e il suo imbarazzo quando è venuto a conoscenza della scelta del Vescovo di nominarlo parroco della sua parrocchia d’origine, dove risiede la sua famiglia e dove ha frequentato l’oratorio, ma anche la sua totale fiducia nel Signore, che opera nonostante le nostre debolezze, e ha dichiarato di essersi affidato immediatamente alla preghiera dei suoi parrocchiani, ammettendo di essere inesperto su molti fronti, ma di voler “mettere tutto se stesso” per portare a compimento il suo ministero tra loro. 

A seguire, don Sergio Frausin ha introdotto il tema dell’incontro e, dopo la preghiera dell’ora media, il gruppo ha riflettuto sul versetto del Vangelo di Luca 2,52: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”. 

Anche il prete è chiamato a crescere. Non basta essere ordinati: il sacramento apre un cammino di maturazione. 

Crescere in sapienza significa imparare a leggere la realtà, le persone e il Vangelo con uno sguardo sempre più libero e profondo. I preti hanno così considerato che Crescere in età significa diventare adulti: assumere responsabilità, saper scegliere, mettere confini, affrontare i conflitti senza fuggire e senza bisogno di avere sempre ragione. Crescere nella grazia significa lasciare che la propria umanità venga abitata da Cristo.

La maturità del prete non coincide con l’efficienza, con il numero delle attività o con l’essere stimato. È piuttosto la capacità di essere un uomo unificato: ciò che celebra, ciò che annuncia e ciò che vive diventano progressivamente una cosa sola. Si è giunti quindi a ritenere che: la vera maturità sacerdotale comincia quando smettiamo di preoccuparci soltanto di fare il prete e iniziamo a preoccuparci di diventare uomini di Dio.

 

Il gruppo poi si è diviso in sottogruppi per una riflessione più attenta e una condivisione personale del tema posto alla disamina. 

Rientrati in plenaria, il Vescovo ha concluso l’incontro con una riflessione che ha voluto consegnare a tutti i partecipanti, di cui si riassumono i tratti principali:

  • per crescere bisogna prima di tutto essere sinceri con se stessi, ovvero saper riconoscere i propri limiti, chiedere aiuto e scusa, apprezzare ciò che fanno gli altri. Occorre anche imparare a superare e comprendere le delusioni e le difficoltà, mantenendo il senso della propria vocazione e la disponibilità a cambiare. Sono, questi, segni di maturità. 
  • È importante inoltre ricordare che nel ministero agisce lo Spirito e che la ricerca della verità e del bene devono rimanere aperti per tutta la vita. Il Vescovo ha spiegato che un’attenzione particolare deve essere dedicata alle relazioni. Il sacerdote è chiamato a costruire rapporti sinceri e rispettosi con uomini e donne, accogliendo ciascuno con amore per quello che è. Anche quando i ruoli e le responsabilità sono diversi, servono discrezione, fedeltà e una giusta distanza. Bisogna saper rinunciare al potere per mettersi al servizio e riconoscere quando una relazione viene usata per soddisfare i propri bisogni. Anche gli affetti, la sensibilità e la sessualità richiedono un lavoro personale, perché siano vissuti in modo maturo e orientati al bene dell’altro.
  • Aiutare gli altri a crescere è un compito importante: chi si prende cura di una persona deve anche imparare a lasciarla andare. Nel ministero questo significa accompagnare senza controllare e sostenere senza creare dipendenze. Come accade ai genitori, bisogna accogliere situazioni diverse da quelle sperate e affrontare incomprensioni, fatiche e sofferenze. Il bene e la verità devono guidare il servizio anche quando mancano consenso, apprezzamento e riconoscenza.
  • Anche le abitudini quotidiane sono importanti. Una regola di vita aiuta a essere fedeli alla preghiera e alla lettura della Scrittura, a rispettare il bisogno di riposo e a usare bene il tempo, il denaro e gli strumenti digitali. Comprende la cura del corpo, dell’igiene, dell’abbigliamento e della casa, oltre all’attenzione alle relazioni. Una vita ordinata rende più affidabili. La rigidità e l’eccessiva arrendevolezza possono invece mostrare difficoltà sulle quali occorre lavorare. Il Vangelo rimane il riferimento per trovare un equilibrio.
  • La fedeltà va coltivata in ogni fase della vita e coinvolge anche il corpo e gli affetti. Riconoscere le proprie fragilità aiuta a evitare situazioni rischiose e a prestare attenzione ai pensieri e ai desideri. La preghiera e i sacramenti sostengono questo impegno, aiutano ad affrontare le paure e a riprendere il cammino dopo le cadute.

I preti di recente ordinazione – ovvero consacrati negli ultimi 10 anni – hanno potuto confrontarsi su esperienze personali vissute e avere nel Vescovo e nei formatori un ausilio per la loro crescita. Come Gesù, siamo tutti chiamati a crescere. 

L’umanità di Gesù sottolinea che il Figlio di Dio ha vissuto una crescita vera e normale, simile a quella di ogni altro bambino e adolescente, o meglio a quella di ogni uomo che in tutta la sua vita continua a crescere: «sapienza, età e grazia». Lo sviluppo, infatti, della mente, dell’intelligenza, della conoscenza spirituale in molte occasioni va di pari passo con la crescita corporea nel tempo, anche se ci possono essere eccezioni. Così la grazia, il buon rapporto con Dio e la stima e la relazione coi fratelli. 

Il ruolo di Nazareth ci fa vedere come, in uno spazio e in un tempo ben precisi, Gesù faceva una vita quotidiana accanto a Maria e Giuseppe e imparava, e viveva, e cresceva. 

Essere figli di Dio e crescere non è un evento legato solo al momento della nascita. Ce lo insegna Gesù, che è cresciuto fino alla morte di croce, come confessa l’apostolo Paolo (cfr. Fil 2,8). Il Concilio Vaticano II si esprimeva dicendo che “il Figlio di Dio ha lavorato con mani d’uomo e ha amato con cuore d’uomo” (cfr. GS 22).

Gesù, per volontà di Dio, incarnato, ha assunto pienamente le modalità dello sviluppo naturale di ogni creatura umana che nasce, vive in una famiglia che la accoglie, che la ama e collabora nello sviluppo di tutte le sue dimensioni umane, anche all’interno della comunità in cui vive. Tutto ciò, nella scoperta di un progetto di vita che ci permette di riscoprire le risorse personali e trovare senso e successo nella vita. “Gesù cresceva in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52), ecco l’elogio più grande della capacità educativa della famiglia di Gesù. Ecco cosa significa, anche per un sacerdote, vivere nell’obbedienza alla legge, immerso nella cultura, per vivere la relazione con Dio e con i fratelli.
La stessa esperienza di formazione, comunione e partecipazione che si è sperimentata nel gruppo è stata occasione per rappresentare il primo contributo alla formazione dei preti per il nuovo anno pastorale. Così, ascoltare e interrogare la Parola definisce l’atteggiamento del sapiente che introduce all’arte della relazione, infondendo fiducia, lasciando essere, amando, accogliendo e dando dei “sì” e dei “no” alle varie sfide che affrontano i sacerdoti, lasciando lo spazio all’imprevisto: esperienza, questa, che vive nel tempo dimostrando la vitalità del Vangelo. 

Amare ed educarci non equivalgono assolutamente solo a vivere, ma soprattutto a crescere. 

don Marco Eugenio Brusutti

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui 

 

12min28


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI