Non è probabilmente facile per noi, cattolici del terzo millennio aperti alla Chiesa universale a capo della quale sono stati negli ultimi anni eletti papi provenienti di là dell’Oceano Atlantico, pensare che in altri tempi – nell’epoca in cui molti popoli erano ancora alla ricerca di riscatto nazionale quando non di indipendenza – la Chiesa potesse essere in qualche modo strumento o guida di quella ricerca. Eppure ciò poteva accadere e accadde, tra l’altro, nella multinazionale compagine della Duplice monarchia asburgica – questa la denominazione assunta dopo il compromesso del 1867 – quando per diverse componenti nazionali sacerdoti e uomini di chiesa rappresentavano non solo le guide spirituali ma anche i punti di riferimento cui guardava chi ambiva al riscatto nazionale. Nella provincia asburgica del Litorale austriaco, dove convivevano italiani, sloveni e croati, questa ricerca assunse i caratteri di un’autentica lotta: di ciascuno di quei gruppi si batteva infatti per il predominio politico nella regione, posto che dopo il 1848 ovunque in Europa – e tanto più in un complesso come l’impero asburgico – molti di essi ambivano a forme di indipendenza.
Tra i presuli triestini che, in quei tempi complessi, si distinsero tra i primi sostenitori dell’idea nazionale slava, vi fu Jurai Dobrila. Nato ad Antignana, in Istria, nel 1812, dopo aver frequentato la scuola parrocchiale del suo paese natale, studiò a Pisino – luogo simbolo per quanti credevano nel riscatto nazionale croato – e poi a Karlovac. Negli anni dei suoi studi si accostò al pensiero del vescovo Josip Jursi Strossmayer, padre del risveglio croato. Frequentò il seminario di Gorizia e proprio nella città isontina fu ordinato sacerdote l’11 settembre 1837. Fu poi a Vienna per compiervi gli studi di teologia prima di essere trasferito a Trieste: vi fu cooperatore a S. Antonio Nuovo, parroco a San Giusto e, infine, rettore del convitto nazionale. Nel 1857 fu designato come vescovo di Parenzo e Pola dall’imperatore e nel 1858, confermato da Pio IX – il papa che tante speranze aveva sollevato tra i patrioti italiani – avvenne la consacrazione.
Si trattava dunque di un uomo profondamente radicato nelle terre in cui era nato, e che nei suoi molteplici incarichi aveva avuto modo di conoscerne a fondo la realtà. Un uomo impegnato anche nel sostegno ai connazionali, tema cui era divenuto sensibile negli anni dello studentato quando si era avvicinato al magistero del vescovo Josip Jurai Strossmayer, considerato il padre del risveglio croato. Membro dello Slavjansko društvo (Società degli slavi), convinto dell’importanza dell’educazione scolastica e dell’istruzione, fu autore di un libro di preghiere in lingua croata che ben presto assurse a simbolo della lotta nazionale del suo popolo. Nel 1862 avanzò la proposta di unire in un’unica diocesi Trieste e Capodistria, mentre progettava la nascita di un seminario a Pisino, ciò che avrebbe dato fiato alle attese del mondo slavo. Si batté poi per la promozione di organi di stampa e di informazione nella propria lingua d’origine.
Nel 1875 divenne vescovo di Trieste e di Capodistria, non venendo meno al ruolo e alle posizioni di lotta nazionale che ormai incarnava, rimanendo anzi – scriveva Giuseppe Cuscito – autorevole promotore della «risollevazione morale» degli slavi del Litorale, operando – aggiungeva Giampaolo Valdevit – «a favore del processo d’emancipazione nazionale delle popolazioni slovene e croate».
Dobrila morì a Trieste nel 1882, l’anno della Triplice alleanza e, anche, del mancato attentato e dell’esecuzione di Guglielmo Oberdan… tanto per ricordare di quali tempi stiamo parlando. Un personaggio senza dubbio autorevole, importante sul piano storico per il ruolo svolto, certo figlio del suo tempo: un’epoca di tensioni problematiche, di questioni divisive che non risparmiavano il mondo della Chiesa. Jurai Dobrila ci appare perciò come uomo-simbolo di un mondo lontano, cui guardare con gli occhi di chi vuole capire e comprendere e di chi, nel professare la propria fede nella Chiesa cattolica, crede oggi fermamente nel suo ruolo universale, di guida per un’umanità bisognosa di pace e di speranza.
Fabio Todero

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