In occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il messaggio di Papa Leone si presenta come una riflessione intensa e profondamente attuale sul futuro della comunicazione nell’epoca digitale. Di questo argomento ne ha parlato anche all’Università La Sapienza di Roma nella sua recente visita. Al centro del testo vi è un richiamo forte: custodire il volto e la voce dell’uomo, cioè la sua irripetibile dignità personale, in un tempo in cui l’intelligenza artificiale e gli algoritmi rischiano di trasformare la relazione umana in simulazione. Perché l’esperimento mentale della stanza cinese di John Searle del 1980 non è più una questione astratta: è realtà grazie ai Large Language Models. Vi è un sottile fil rouge tra l’importantissimo articolo di Alan Turing del 1950 “Can machines think?” e l’esperimento di Searle da cui deriva poi la riflessione sull’intelligenza artificiale forte e quella debole. E dalla fine degli anni dieci di questo secolo l’IA è realtà.
Il Papa parte da un’immagine semplice e potentissima:
il volto e la voce sono ciò che rende unica ogni persona. Non sono semplici elementi esteriori, ma il luogo della presenza, dell’incontro, della relazione. Per questo motivo la comunicazione non può mai ridursi a una tecnica o a un flusso di informazioni: essa riguarda il mistero stesso della persona umana.
Nel messaggio emerge con chiarezza una preoccupazione che tocca tutti, specialmente i più giovani: la possibilità che la tecnologia finisca per sostituire il pensiero critico, la creatività e persino le relazioni autentiche (perché i più giovani possono decidere di chattare con ChatGPT più facilmente che con un umano: è gentile, dà buoni consigli, è sempre disponibile). Papa Leone mette in guardia da una comunicazione dominata da algoritmi progettati per catturare attenzione, generare reazioni immediate e rinchiudere le persone in “bolle” di consenso o indignazione. In questo scenario si rischia di perdere la capacità di ascoltare davvero, di confrontarsi con chi è diverso, di maturare un pensiero personale. La riflessione su questi scenari diventa ancor più urgente in ordine alla modificazione del panorama geopolitico e alle guerre in cui sempre più gli algoritmi entrano come veri protagonisti.
Particolarmente significative sono le riflessioni dedicate all’intelligenza artificiale. Il Papa non assume un atteggiamento di rifiuto verso la tecnologia: riconosce anzi le opportunità offerte dagli strumenti digitali e invita a una loro integrazione sapiente nella vita sociale e culturale. Tuttavia,
ricorda che la sfida è anzitutto antropologica. Il problema non è soltanto ciò che le macchine possono fare, ma ciò che l’uomo rischia di smettere di fare: pensare, creare, cercare la verità, vivere relazioni autentiche. È così che la specie umana rischia di perdere l’umanità della specie.
Colpisce anche il richiamo alla responsabilità condivisa. Nessuno può sentirsi estraneo: piattaforme digitali, sviluppatori, giornalisti, educatori, legislatori e utenti sono chiamati a costruire insieme una cultura della comunicazione più umana, trasparente e rispettosa della dignità delle persone. In questo senso il Papa insiste molto sull’urgenza dell’educazione ai media e all’intelligenza artificiale, soprattutto per aiutare le nuove generazioni a sviluppare uno sguardo critico e libero.
Per la comunità cristiana questo messaggio rappresenta una provocazione importante. In un mondo attraversato dalla velocità, dalla polarizzazione e dalla comunicazione aggressiva, il Vangelo continua a indicare la strada dell’incontro reale, dell’ascolto e della prossimità.
Custodire volti e voci significa allora custodire l’umanità stessa delle relazioni, impedendo che le persone diventino semplici dati, profili o consumatori di contenuti. Ma ciò possibile solo se la comunità cristiana decide di non derubricare questo argomento a semplice moda passeggera: la questione va abitata con consapevolezza e conoscendone la complessità, anche matematica.
La Giornata delle Comunicazioni Sociali diventa così un’occasione preziosa non solo per riflettere sugli strumenti della comunicazione, ma soprattutto sul modo in cui scegliamo di abitare il mondo digitale. Perché, come ricorda Papa Leone, abbiamo bisogno che “il volto e la voce tornino a dire la persona”. Così da restare umani.
A cura della redazione



