Venerdì 8 maggio 2026, nella Sala auditorium del Seminario vescovile di Trieste si è tenuta la presentazione del libro di Andrea Segrè “Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro” (Treccani, 2026), con la presenza dell’autore.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione tra Diocesi di Trieste, Circolo Laudato Si’, FareAmbiente, Unione cristiana imprenditori dirigenti e Ordine Francescano Secolare, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, in prevalenza persone già sensibili al tema. Erano presenti, inoltre, i numerosi frequentanti la “Scuola di teologia per tutti”, promossa dalla Diocesi di Trieste e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Gorizia-Trieste-Udine, i cui corsi si tengono nel Seminario di Trieste al venerdì, dalle 18 alle 20 e sono seguiti anche da remoto.
Dopo l’introduzione di Giorgio Cecco, coordinatore regionale di FareAmbiente, movimento ecologista europeo, che ha spiegato come l’incontro si inserisca nel solco dell’attenzione ecclesiale per la custodia del creato, richiamata anche dall’enciclica di papa Francesco “Laudato sìi’” è intervenuto il Vescovo, monsignor Trevisi, che ha confermato l’interesse della Diocesi per questi temi, ricordando quando, in passato,
«i genitori ammonivano i figli a non sciupare il pane. Le cose ci sono state date e sta a noi farne buon uso.
Purtroppo» ha continuato, citando Papa Leone XIV «sono invece aumentate le spese militari, che hanno raggiunto nel 2024 il 2,5 % del PIL a livello mondiale, cifra ora salita al 2,9%. Anziché affrontare temi come lo spreco alimentare e la povertà, i media e le politiche educative parlano solo di difesa e argomenti che generano paura fra la gente».

Incalzato dalle domande di Roberto Gerin, presidente della Commissione diocesana per i Problemi Sociali e del Lavoro, la Giustizia e la Pace e la Custodia del Creato, ha quindi preso la parola Andrea Segrè, professore di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all’Università di Bologna. «Sono molto contento ogni volta che vengo a Trieste, la città in cui sono nato e a cui sono molto legato» ha esordito «L’argomento, che è oggetto del libro che presento stasera, tratta un tema di cui mi occupo dalla fine degli anni ’90 e ormai sono molti quelli che mi fermano per dirmi che cercano di evitare lo spreco. Va comunque precisato che il libro è scritto al plurale, in quanto sintetizza il lavoro di ricerca e innovazione di un gruppo interdisciplinare di studiosi, che da anni collaborano con me nell’ambito di un progetto chiamato Last Minute Market». «Da piccolo» ha ricordato «ho vissuto a Muggia, vicino al confine. Oltre il confine c’era solo un tipo di yogurt, invece da noi c’erano più scelte. “Mangia tutto perché in Africa i bambini muoiono di fame”, mi diceva mia madre. Nel 1998-99, dopo avere vinto il concorso all’Università di Bologna,
ho iniziato ad approfondire la ragione per cui, nei supermercati, molti prodotti che restavano invenduti venivano tolti dagli scaffali e diventavano un costo di smaltimento, mentre c’erano molti poveri che venivano sfamati dalle mense Caritas. I volontari erano disposti a prendere quei prodotti, ad esempio yogurt in scadenza, per darli a chi ne aveva bisogno. La mia domanda era come collegare queste due situazioni. In sostanza, occorreva creare uno scambio senza contropartita in denaro, uno ‘scambio di anime’, fra un donatore e un donatario, cioè fra il supermercato e il beneficiario.
Si trattava di attivare una relazione fra due soggetti, che aveva alla base un dono, il cibo, che veniva ri-donato, rendendo soddisfatti tutti, sia chi donava, sia chi mangiava. Si può dire, con un gioco di parole, che alla fine tutti “ri-dono”. Tutto questo richiedeva di conciliare le leggi del mercato, l’efficienza, l’innovazione con valori come la giustizia, la solidarietà, la responsabilità, la cura. Da allora, quel modello si è diffuso in centinaia di Comuni e ha ispirato la legge Gadda (166/2016).

Le eccedenze dei supermercati possono ora essere ridistribuite attraverso reti locali di solidarietà, evitando sprechi e favorendo l’inclusione sociale. La legge Gadda ha chiarito che l’alimento invenduto ma sicuro non è un rifiuto, ma un bene recuperabile».
Il professor Segrè si è poi soffermato sul concetto di “spreco di cibo”: «Il termine spreco non si usava 30 anni fa. La fine della fame ha coinciso con l’inizio dello spreco. È nel periodo 2008-2010, che si inizia a studiare dove inizia lo spreco. Anzitutto, si ha già una perdita alimentare nelle prime fasi della filiera, a causa di inefficienze a livello di tecnologie e infrastrutture. Ma lo spreco maggiore si ha nelle fasi finali della filiera: distribuzione, ristorazione e consumo, per cui il cibo non arriva a essere mangiato. Nel 2025 ogni italiano ha sprecato in media 555,8 grammi di cibo ogni settimana, pari a 1,7 milioni di tonnellate l’anno.
Sprecare non è soltanto buttare, ma anche dimenticare, trascurare, ignorare. È necessario avere consapevolezza di queste perdite e sprechi alimentari. Il paradosso è che più produciamo, più sprechiamo, mentre ci sono milioni di persone nel mondo che vivono in condizioni di fame cronica».
«Il contrasto allo spreco» ha continuato Segrè «non si fa solo con le leggi, ma con la cultura, con l’educazione, con la capacità di trasformare la consapevolezza in abitudine. Bastano piccoli comportamenti per ridurre lo spreco: succede, ad esempio, che si dimentica per lungo tempo di avere alimenti in frigorifero e poi ci si accorge che nel frattempo sono scaduti…

A scuola non viene fatta educazione alimentare. Invece, abbiamo in televisione gli chef che fanno pubblicità al “cibo spazzatura” e si ignorano i poveri che non hanno cibo da mangiare. Queste idee dovrebbero ispirare le azioni pubbliche, entrare nelle mense scolastiche, ospedaliere, aziendali.
A Bologna, dove laici e religiosi si occupano da anni di chi si trova in povertà assoluta – con mense, fornendo anche diete personalizzate a base di verdura, pesce e poco sale – il Consiglio comunale ha inserito, nel 2025, nello Statuto cittadino “il diritto a un’alimentazione sana, sicura, sostenibile e culturalmente adeguata”».
Ma Segrè porta all’attenzione anche il cosiddetto “spreco metabolico”:
«I ricchi mangiano male per esibizione, mentre le persone meno abbienti comprano alimenti a basso prezzo e poi a casa si accorgono che è cibo marcio e lo buttano via. Il pericolo maggiore per tutti è l’eccesso calorico a basso valore nutrizionale, con conseguenze quali il sovrappeso, l’insulino-resistenza, il diabete di tipo 2, l’ipertensione, ecc. Il risultato è che si spende due volte: oggi per mangiare, domani per curare il corpo, a carico della collettività».
Ha fatto poi seguito il dibattito con il pubblico, nel corso del quale sono emersi temi quali lo spreco nelle mense scolastiche e nelle case di riposo, la differenza fra prezzo e valore del cibo, costo reale del cibo, economia del recupero, economia circolare e altri concetti che si trovano espressi con chiarezza e precisione nel saggio pubblicato.
Infine, ha preso la parola don Valerio Muschi, referente del Circolo Laudato sì di Trieste, per ricordare che anche quest’anno è stata programmata la “Messa per la custodia del Creato”, voluta da Papa Francesco e inaugurata da Papa Leone XIV, che si terrà a Trieste il 7 settembre ore 18.30 nel Giardino Pubblico.
Raffaello Maggian
Foto Luca Tedeschi



