“Stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato”

In occasione del 60° anniversario della consacrazione del Tempio di Monte Grisa, il secondo approfondimento sui messaggi della Madonna di Fatima

Mantenendo la promessa fatta alla Madonna nel mese di maggio, i tre bambini Lucia, Francesco e Giacinta, non esitarono quel 13 giugno 1917 a recarsi alla Cova da Iria, luogo delle apparizioni mariane, che i veggenti  raggiunsero al termine della Santa Messa nella grande festa di Sant’Antonio. Dopo l’abituale recita del Rosario, i bambini iniziarono a vedere la luce che accompagnava l’imminente arrivo della Madonna.

Nella seconda apparizione si iniziò a manifestare quella che sarà la futura missione della piccola Lucia. Alla prima domanda della veggente: «Cosa vuole da me?» la Vergine Maria rispose: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato».

Da allora, la piccola divenne la grande “apostola” del Cuore Immacolato di Maria con la sua testimonianza e i suoi scritti  fino alla morte, sopraggiunta alla veneranda età di  97 anni, il 13 febbraio 2005 nel monastero di Coimbra, da religiosa carmelitana con il nome di Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. Tutta la sua vita si svolse sotto questa grande missione, sempre guidata dalla promessa dalla Madonna che in giugno le assicurò: il suo Cuore Immacolato sarebbe stato «il suo rifugio e il suo cammino che l’avrebbe condotta a Dio».

Quel 13 giugno la Bianca Signora, come la chiamavano i veggenti, rivelò anche il piano di Dio:  nelle parole «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» annunciò quello che si può sicuramente definire il centro delle apparizioni e del messaggio di Fatima, anche attraverso un “mandato missionario” ai piccoli veggenti Lucia, Francesco e Giacinta e, per mezzo loro, a tutta la Chiesa. Infatti, secondo molti, si può cogliere la dimensione peculiare del Messaggio della Cova da Iria proprio nella singolare rivelazione del Cuore Immacolato di Maria, che sembra assumere la veste di “luogo” nel quale fare convergere tutte le realtà legate a Fatima. 

Così scrive in proposito il De Fonseca, grande esperto delle apparizioni portoghesi, nel suo famoso studio “Le Meraviglie di Fatima”: 

“Fatima, quanto più la si considera nel suo insieme, nelle particolari circostanze, nei frutti immediati e nella sua portata mondiale, tanto più ci si presenta come una inaspettata e stupenda rivelazione del Cuore Immacolato di Maria”.

Come possiamo accostarci, allora, a questo Cuore?

.Foto di Luca Tedeschi

Un Cuore di Madre, un Cuore da imitare

La manifestazione del Cuore Immacolato di Maria a Fatima ci interpella a cogliere, innanzitutto, l’aspetto della maternità divina di Maria, che si estende a tutti gli uomini a partire dal mandato di Gesù dall’alto della croce: “Madre, ecco tuo figlio… figlio, ecco tua madre” (Gv 19, 27-28). Papa Francesco, nella sua omelia per la canonizzazione dei santi Francesco e Giacinta Marto a Fatima del 13 maggio 2017, invitò a cogliere nella manifestazione di Maria in Portogallo i tratti accorati e affettuosi propri di una mamma: «Abbiamo una Madre, abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù».

La «speranza che poggia su Gesù» ricordata dal Papa Francesco è accompagnata da una materna presenza:  “La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini (…) non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita” (CVII, Lumen Gentium, 60).

Una madre da amare è anche una madre da imitare. A Fatima, come visto in precedenza, il Cuore Immacolato di Maria si presenta come luogo di rifugio e aiuto materno per la donazione totale al Signore. In tale cammino che ci conduce al Cielo, Lei ci ha preceduto e ci guida maternamente e ci invita alla sua imitazione: l’autodefinizione di “serva”, che manifesta nel Magnificat, è espressione di umiltà profonda, ma  è soprattutto la gioiosa  decisione di aderire radicalmente senza riserve al proprio Signore, con tutto il cuore. 

Si può proprio dire che nel Cuore di Maria passano e si incrociano le due grandi linee della Storia della salvezza: quella verticale della grazia, dell’Alleanza, e quella orizzontale dell’adesione e della donazione a Dio. Il Cuore Immacolato di Maria è, quindi, il simbolo della totalità della comunione con Dio e della adesione totale al Suo volere. 

La nostra vocazione di cristiani, consacrati a Cristo nel battesimo, ad imitazione di Maria, di conseguenza, non può che assumere i tratti del suo Cuore: la dedizione a Dio con intenzione pura, con cuore indiviso, priva di tentennamenti, che rende l’uomo interiormente libero e lieto, puro nei pensieri e nelle opere, dove non esistono ore, spazi, realtà da riservarsi solo per sé. 

Il cristiano, che si modella sul Cuore della Madre, che accoglie l’invito ad esserne devoto – come fecero i veggenti di Fatima – non riserva al Signore solo il tempo libero, gli istanti di entusiasmo, i momenti di culto, ma la persona integra e completa in tutte le attività della sua vita, come Maria all’Annunciazione. 

“La risposta di Maria all‘Annunciazione racchiude tutto il mistero del suo Cuore, radice e ƒonte di tutto ciò che le accadrà (…) La vita di Maria è affidata al rapimento di Dio che la può prendere e fare di Lei ciò che vuole. Dio ne ha diritto dice Maria” (C.M. Martini, Esercizi spirituali di S. Ignazio alla luce di San Luca).

Alberto Rocca, icms

Foto in evidenza: Luca Tedeschi

 

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