Un momento per fermarsi, guardare a ciò che è stato fatto e a ciò che, nel futuro, si potrà ancora fare. Ma anche un momento in cui ringraziare i volontari e le volontarie e i partner – Caritas Diocesana di Trieste e UNHCR – rivelatisi fondamentali per l’azione sul territorio: questo l’intento della conferenza stampa convocata da Donk Humanitarian Medicine HM odv mercoledì 8 luglio nel corso della quale, presso i locali di Casa Donk, è stato presentato il Report delle attività 2024-2025.

«Prima di guardare insieme a ciò che siamo riusciti a realizzare» ha affermato Stefano Bardari, presidente di Donk in apertura «desidero ribadire quanto teniamo alle collaborazioni» e, quindi, la parola è passata subito alla Caritas diocesana di Trieste e a UNHCR.

«Porto il saluto del Vescovo che è sempre contento quando si parla e si discute di questa realtà che vede insieme Donk, Caritas e UNHCR» ha detto da parte sua padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas Diocesana di Trieste «viviamo un tempo nel quale è importante condividere, fare rete, saper mettere al servizio gli uni degli altri le proprie competenze.

E il più grande dei risultati per me non è lo spazio fisico che accoglie le persone, ma aver trovato una comunione, pur mantenendo le nostre diverse identità. Oggi bisogna collaborare: o si lavora in rete o si fa poco. I bisogni sono sempre tanti e c’è sempre più bisogno di competenze. Se una volta era semplice riunire un gruppo di amici per fare del bene, oggi per fare del bene servono delle competenze e chi viene qui a Casa Donk e a “Spazio 11” trova dei medici competenti che lavorano coinvolgendo tutti.

Condividiamo con le istituzioni una responsabilità: quella di darci un aiuto reciproco. E sostenere una persona vulnerabile significa realizzare una rete condividendo il lavoro quotidiano. Oggi siamo qui per la rilettura di un’esperienza, ed è cosa buona, per fare tesoro di quello che ha funzionato, ma anche quello che non ha funzionato. Non nell’ottica di fare di più, ma per fare sempre meglio».

Da parte di Matteo Valentinuz, protection associate dell’UNHCR – Agenzia ONU per i Rifugiati, un focus in tre punti: «Cosa facciamo come Agenzia Onu per i Rifugiati? UNHCR si occupa di garantire protezione ai richiedenti asilo e ai richiedenti protezione internazionale. Con tutti i limiti del caso… ma è il nostro core business. Perché è utile quello che facciamo? Se guardo i messaggi che arrivano alla mattina o alla sera ho subito la risposta: solo ieri sera due casi di vulnerabilità ci sono stati segnalati da Donk. Rispetto a un contesto complesso e col quale ci confrontiamo ogni giorno questo è fondamentale. Come siamo cresciuti in questo accompagnamento? Mi sento di dire che qui entra in gioco l’utilità di Donk:

in passato non saremmo mai stati nella condizione di identificare persone vulnerabili da un punto di vista medico e anche di salute mentale. Insieme, quindi, oggi possiamo offrire un servizio che mai avremmo pensato di poter dare. Anche la nostra professionalità è cresciuta e l’esperienza che quotidianamente viviamo in “Spazio 11” è vista e riconosciuta come valida e replicabile. Non resta che guardare avanti con una prospettiva sempre più ampia».

«Noi non vorremmo esistere su questo territorio» ha quindi proseguito Stefano Bardari nel presentare i dati del Report «ma l’attività di Donk negli ultimi anni è sempre più utile, purtroppo. La presenza delle istituzioni anche qui oggi è importante perché

per raggiungere il nostro obiettivo principe, ovvero avere un impatto sulla vita delle persone, è necessario farlo insieme.

“Non restiamo a guardare”, il titolo scelto per il Report di quest’anno, vuole dire che pur essendo noi una piccola associazione che però offre grandi competenze, vediamo tanti segnali di incoraggiamento – inviti a importanti simposi anche internazionali, arrivo di studenti da tutto il mondo che vogliono scrivere le proprie tesi di laurea sulla nostra esperienza – e ci ricordiamo che Trieste è la porta della Rotta Balcanica: proprio qui l’assistenza sanitaria si sta sviluppando sempre di più per andare incontro ai più fragili e garantire l’accesso alle cure a tutti». Non avere accesso alle cure oggi significa anche, ha sottolineato Bardari, «avere appuntamenti per cure oncologiche a nove mesi o avere cure odontoiatriche con un ticket che le persone non possono pagare perché non devono scegliere tra questo e pagare l’affitto di casa». Ma ecco alcuni dati:

  • 80 volontari
  • 18 ambulatori fissi ogni settimana
  • Tra il 2012 e il 2025 oltre 45mila visite gratuite erogate
  • Tra il 2024 e il 2025 oltre 10mila prestazioni sanitarie;
  • 5mila visite effettuate solo nell’ultimo anno
  • Reperibilità 7 giorni su 7
  • Menzione speciale per quell’unicum che è “Spazio 11”, la Sala d’attesa solidale della Caritas diocesana di Trieste – nata in collaborazione con Donk e UNHCR – all’interno della quale vi è un ambulatorio attivo ogni sera, tutti i giorni dell’anno che è anche un presidio di salute pubblica in termini di prevenzione.

A questo si aggiungono la recente convenzione firmata con l’Azienda sanitaria universitaria giuliano-isontina (Asugi), l’inaugurazione di Casa Donk – con l’apertura dello sportello di orientamento socio-sanitario e il progetto “TOGETHER”, sportello per la salute mentale -, il riavvio delle attività dell’Ambulatorio odontoiatrico “Lidia Simoni” della Caritas diocesana di Trieste, grazie all’operato degli odontoiatri volontari di Donk. E ancora tanto altro.

«Per noi resta fondamentale creare una cultura del volontariato, soprattutto con i più giovani» ha concluso Bardari «da due anni abbiamo avviato il primo corso di medicina umanitaria, unico in Italia, per gli studenti di medicina. Questo ci permette di formare i nuovi medici anche da questo punto di vista. E, come dico sempre a loro, “l’importante è mettere dentro di voi un piccolo seme della medicina umanitaria: se lo porterete con voi nel vostro lavoro quotidiano, sarà già un grande successo”».

Luisa Pozzar

Foto: Luca Tedeschi

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