“Buon vento a chi oggi partirà. Riconoscendoci compagni di viaggio”. Questo il titolo e l’augurio dell’incontro cui ha partecipato un centinaio di persone tra operatori e volontari Caritas tenutosi mercoledì 22 luglio nella parrocchia di Madonna del Mare: ci si è ritrovati per passare insieme una serata di riflessione e convivialità, guidati dal filo rosso della strada che si percorre insieme, come volontari e operatori, accanto alle persone che si incontrano nei servizi Caritas.
A partire dal brano dei discepoli di Emmaus, il Vescovo Enrico ha condiviso una riflessione che parlava di accoglienza e gratitudine, della
benedizione che tutti noi riceviamo, talvolta anche senza rendercene conto, attraverso «l’incontro con le persone, lasciando che la vita ci porti a camminare insieme. Noi siamo benedetti».

Riconoscersi compagni di viaggio sia nei momenti di “buon vento” che nei momenti di burrasca vuol dire ritrovarsi «come comunità e sapere che ciò che lega ciascuno è il desiderio di accogliere e aiutare il prossimo». Scoprirsi parte di quella che il Vescovo Enrico ha chiamato la «circolarità del bene» in cui riconoscere che il nostro prossimo può essere la persona migrante, il volontario che opera accanto a noi, la persona senza dimora e l’operatore.
Grazie alle testimonianze e alle storie che sono state raccontate da alcuni operatori e volontari dei servizi Caritas, è stato possibile percepire il calore di quel pezzo di strada che ciascuno compie a fianco delle persone incontrate, sentendosi arricchiti e riconoscenti per la ricchezza ricevuta. Alla domanda “Quale buon vento auguri alla Caritas di Trieste?” Angela, volontaria al dormitorio, ha risposto:
«Il buon vento che vorrei spirasse da noi e da Caritas è l’essere comunità che accoglie e che vorrei fosse contagiosa, che non rimanesse chiusa, ma si espandesse e si facesse conoscere per dare una terra a chi si sente sperduto e spaventato in un mondo sempre più duro e disumanizzato. Ecco, vorrei che fossimo concreta speranza».

E ancora, Grazia augura
«buon vento alla Caritas per intercettare il buono e il bello che c’è nei giovani e coinvolgerli nel servizio a favore delle situazioni svantaggiate che sono sempre più numerose nella nostra società».

Maria Giulia, giovane operatrice volontaria del servizio civile solidale in Caritas, racconta della bellezza nel sentire che
«ogni persona che è andata a parlare fosse veramente fiera di ciò che fa sia come volontario sia come operatore» e augura alla Caritas di essere capace sempre dell’apertura e l’accoglienza verso gli altri.
Infine, il Vescovo Enrico ha augurato a ciascuno di riconoscere che è più quello che si riceve rispetto a quello che si dà, proprio perché sperimentiamo la bellezza e la ricchezza della nostra umanità.
Caterina Grandi
Foto: Caterina Grandi
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