Laurea: donne superano gli uomini. Un ragazzo su 10 è “neet”

La formazione scolastica e universitaria è un elemento caratterizzante i Paesi Ue. Ma non tutto fila liscio. Sussistono forti differenze tra un Paese e l’altro

Scuola e università: non c’è dubbio che il sistema formativo nell’Unione europea sia, mediamente, uno dei più “attrezzati” al mondo. Il paragone con altre regioni del globo lo dimostra, con poche eccezioni. Va peraltro notato come i sistemi scolastici dei 27 Paesi Ue differiscono – e parecchio – tra loro: per qualità della proposta formativa, per il personale addetto, per le strutture a disposizione, per gli investimenti nell’educazione a ogni livello. Interrogando su questo tema le indagini di Eurostat, che periodicamente fotografa la realtà sociale, economica e culturale dell’Europa comunitaria, si possono avere alcuni “assaggi” dell’istruzione nell’Ue, accompagnati da diverse curiosità.

Ambiti di studio dei laureati. Ad esempio, si apprende che nell’Ue si contavano (dati fine 2024) 4,5 milioni di laureati in un anno: le laureate (2,6 milioni) superavano in numero i laureati (1,9 milioni). “Questa prevalenza di laureate rispetto ai laureati si è ripetuta nella maggior parte degli ambiti di studio”, precisa l’Ufficio statistico dell’Unione europea; “era particolarmente evidente tra coloro che avevano studiato scienze dell’educazione, dove le laureate erano quattro volte più numerose dei laureati”. Il numero di laureati e laureate era simile nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della veterinaria, nonché nei servizi. “Al contrario, tra coloro che avevano studiato tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i laureati erano 3,7 volte più numerosi delle laureate”. Una annotazione ulteriore: più 4 giovani europei fra i 24 e i 35 anni sono laureati; il dato italiano supera invece di poco il 30%.

Apprendimento lingue straniere. Nello stesso anno 2024, il 59,3% degli studenti dell’istruzione secondaria superiore studiava due o più lingue straniere. Questo è uno dei casi in cui le differenze tra i Paesi era più lampante: oltre il 98,0% di tutti gli studenti dell’istruzione secondaria superiore in Francia, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia studiava due o più lingue straniere, rispetto al 10,3% in Irlanda e al 7,2% in Portogallo.

Abbandono della formazione. “Il rischio di povertà, disoccupazione o esclusione sociale è maggiore tra coloro che abbandonano gli studi in giovane età”, avverte Eurostat. Nel 2025, la percentuale di coloro che, in età compresa tra 18 e 24 anni, hanno abbandonato precocemente gli studi e la formazione era del 9,1% (per entrambi i sessi), con valori che variavano dal 15,5% in Romania al 2,1% in Croazia. Occorre ricordare, in proposito, che l’Ue si è posta l’obiettivo di ridurre questo livello al di sotto del 9% entro il 2030. Nel 2025, i giovani uomini (10,6%) nell’Ue avevano maggiori probabilità di abbandonare precocemente gli studi rispetto alle giovani donne (7,5%). Un divario di genere, con percentuali più elevate per i giovani uomini, si riscontrava nella stragrande maggioranza dei Paesi Ue: le uniche eccezioni, con una percentuale maggiore di abbandoni precoci tra le giovani donne, erano la Romania e la Bulgaria.

Giovani né occupati né in formazione. Altro aspetto della questione è rappresentato dalla percentuale di giovani 15-24enni che non lavorano e neppure intraprendono percorsi di istruzione e formazione (sono i cosiddetti Neet, Not in Education, Employment, or Training). Ebbene, il dato del 2025 segnala che il tasso di Neet nell’Ue si attestava al 9,0%. Il tasso in Romania (16,5%) era però 4,2 volte superiore a quello osservato nei Paesi Bassi (3,9%). Questo, come altri innumerevoli elementi dell’ambito formativo, indicano problematiche che non si possono ignorare; d’altro canto, rivelano come la scuola, dalla primaria fino all’università, risulta ancora un investimento diffuso nelle società europee. Benché, proprio in realtà economiche e sociali mediamente “ricche”, come quelle europee, si potrebbe fare di più per l’istruzione dei ragazzi e dei giovani in un tempo che richiede – inutile negarlo – competenze crescenti e per molti versi superiori al passato.

Gianni Borsa (SIR)

Foto: ANSA/SIR

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