Giovani del Mediterraneo: custodi di una pace possibile

Celebrata la Plenaria che ha visto riuniti giovani di 18 Paesi diversi: tra fraternità, fede, lavoro e incontri istituzionali. La testimonianza di Marta Longo

Si è da poco conclusa la plenaria del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, l’incontro annuale che intreccia vita fraterna, sessioni di lavoro, incontri istituzionali e preghiera condivisa. Ed è stato proprio questo attimo quotidiano di raccoglimento, insieme alla celebrazione della Messa, a far nascere una sincera comunione tra noi:

ragazzi e ragazze provenienti da 18 Paesi diversi, accomunati dalla fede in Cristo e guidati da un unico grande desiderio, quello di una convivenza pacifica tra i popoli che si affacciano sulle sponde di questo mare.


Roma, Assisi, Firenze, Fiesole e il monastero di Siloe a Grosseto sono stati i luoghi che in questi giorni abbiamo avuto l’occasione di abitare e respirare. Nel nostro cammino risuonano vive le parole che papa Leone XIV ci ha rivolto durante l’Udienza dello scorso 5 settembre:

«Il segno, cari amici, siete voi: segno di una generazione che non accetta acriticamente quello che accade, che non si volta dall’altra parte, che non aspetta sia qualcun’altro a fare il primo passo; segno di una gioventù che immagina un futuro migliore e che ha scelto di mettersi in gioco per costruirlo; segno di un mondo che non si arrende all’indifferenza e all’abitudine, ma si impegna e lavora per trasformare il male in bene».


Incoraggiati e spronati dalle sue parole, continuiamo a camminare sapendo che l’orizzonte del credente non è fatto di muri e fili spinati, ma di accoglienza reciproca. Essere testimoni di Cristo oggi significa proprio questo: essere annunciatori del Vangelo sulle stesse rive da cui partirono i primi discepoli.

Tuttavia, la reazione a caldo al termine di questi giorni densi e profondi è che ogni anno diventa più difficile salutarsi. In particolare,

il distacco si fa pesante verso quegli amici che tornano in Paesi feriti e devastati dalla guerra. Ciò che ci dà forza e consolazione, però, è la certezza di rimanere uniti e in comunione profonda, ben oltre la distanza fisica che separa le nostre nazioni.


Questa comunione non resta un’idea astratta, ma si traduce concretamente in progetti vivi che stiamo portando avanti nei rispettivi territori: 

  • la creazione di un podcast diffuso tra i vari Paesi;
  • l’organizzazione di un campo internazionale;
  • percorsi di catechesi ed educazione alla fede

Tra le iniziative promosse dal Consiglio, occupano un posto speciale i gemellaggi tra diocesi di Paesi diversi. In quest’ottica, insieme a un ragazzo siro-cattolico di Beirut, sto lavorando per realizzare un ponte diretto tra Trieste e il Libano. Il primo passo di questo cammino

si concretizzerà proprio a ottobre, quando avremo la gioia di accogliere a Trieste quattro giovani libanesi accompagnati da monsignor Jules Boutros, vescovo siro-cattolico del patriarcato di Antiochia.


Guardando a tutto questo, non posso che provare una immensa gratitudine per l’opportunità di vivere un’esperienza così ricca e trasformativa. C’è un grande entusiasmo per tutti i progetti che stanno prendendo forma. A tutti i giovani del Mediterraneo vorrei dire di non smettere di credere nella forza dell’incontro,

se restiamo attaccati a Gesù e al suo Vangelo diventiamo sempre di più segno di una speranza che non delude, custodi di una pace possibile che parte dal cuore e si costruisce, giorno dopo giorno, insieme.

Marta Longo

 

Foto Marta Longo

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