Un restauro frutto della generosità dei fedeli

A Valmaura, dopo l’atto vandalico che ha quasi distrutto l’acquasantiera della chiesa parrocchiale, conclusa la prima fase di ricostruzione curata da un’esperta

Sono in corso di svolgimento le prime operazioni per il restauro dell’acquasantiera vandalizzata sabato 28 marzo scorso, vigilia della Domenica delle Palme, nella chiesa della Beata Vergine Addolorata di Valmaura

Un soggetto, rimasto ancora ignoto, ha infatti spinto a terra con violenza l’arredo sacro, rompendolo in tanti pezzi, rovesciando, inoltre, le candele votive e un grande crocifisso in legno. L’azione distruttiva ha suscitato lo sdegno e la condanna di tutta l’opinione pubblica cittadina, attivando immediatamente la comunità parrocchiale per una colletta al fine di riuscire a coprire la riparazione dei danni. Ora,

grazie alla generosità dei fedeli, sono partiti i lavori per il ripristino del bacile per l’acqua benedetta. 

A occuparsi delle attività di risanamento è la restauratrice di beni culturali Isabella Ciccolo, che svolge questo mestiere da quarant’anni con la ditta di famiglia, insieme ad alcune valenti collaboratrici. 

Oltre a effettuare interventi di rifacimento di beni, opere e strutture Isabella presta servizio di volontariato presso la chiesa di Valmaura, dove è parroco don Alessandro Cucuzza, ed è per questo motivo che si è subito presa in carico la riparazione e la progettazione del restauro dell’acquasantiera devastata. 

Dopo un primo esame, la vasca per quasi trequarti è risultata fratturata in circa quindici pezzi, tra grandi e piccoli, mentre tanti frammenti si sono polverizzati nella rovinosa caduta. Il manufatto è di costruzione abbastanza moderna, costituito da cemento e graniglia, e presenta al suo interno uno scheletro metallico piuttosto solido. Al controllo preliminare ha fatto seguito l’individuazione dell’esatta posizione dei pezzi e la loro conseguente numerazione. Di seguito alla perforazione del cemento per l’inserimento dei perni di sostegno è stato eseguito l’incollaggio con la resina epossidica. Una prima fase dell’importante lavoro di stabilizzazione è quindi terminata, ma 

per il completamento dell’opera e la sua ricollocazione nel sito originario è necessario ancora del tempo 

e tanta paziente applicazione da parte della conservatrice e delle sue colleghe tecniche. 

Virna Balanzin

 

Foto: Virna Balanzin

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