Mi chiamo Mateusz. Sono polacco del sud-est del paese. Ho 31 anni. Sono il secondo di quattro figli maschi. Il primo è mio fratello gemello nato “5 minuti” prima di me. Vengo da una famiglia forse non molto religiosa che, tuttavia, mi ha insegnato i valori cristiani, la preghiera e la vita sacramentale.
Come adolescente mi sono trovato sul crocevia non sapendo se Dio c’entrasse qualcosa con la mia vita. Dovevo affrontare non solo le mie crisi, ma anche il divorzio dei genitori. In quel periodo, un amico mi ha invitato a far parte di un gruppo della pastorale giovanile e ho accettato: ho visto un altro volto della Chiesa che mi parlava, che mi ascoltava ed era attenta ai miei problemi. Sono diventato animatore, ma presto mi sono reso conto che stavo invecchiando e non potevo rimanere per sempre dove ero: ormai, infatti, stavo finendo la scuola superiore. Uno degli amici della pastorale giovanile mi invitò ad ascoltare le catechesi del Cammino Neocatecumenale dicendomi: “Vieni, è una bomba!” Così sono capitato al sesto incontro delle catechesi e il Signore mi ha parlato subito. Ho sentito di nuovo un linguaggio non solo comprensibile per me, ma che toccava i problemi che mi facevano soffrire. Mi sono detto: “Questa gente non mi conosce e nonostante ciò parla come se sapesse le cose di cui non parlo con nessuno”. Sono entrato in Cammino e, pochi mesi dopo, vista la mia età, sono stato invitato a un incontro vocazionale con l’iniziatore del Cammino.
Dal momento in cui ho fatto parte della pastorale giovanile, anche grazie agli scout, mi ponevo la domanda sulla vocazione sacerdotale. Anzi, ero stato più volte in seminario diocesano per fare gli esercizi spirituali, ma l’ambiente non mi aveva mai attirato. Questa volta, però, sentendo durante l’incontro che c’era bisogno di presbiteri missionari, ho capito che questa era la mia strada. Ho manifestato la mia disponibilità a entrare in seminario che poi il Signore ha confermato con diversi memoriali: sono entrato in seminario nel 2014. Tuttavia dopo sei anni di formazione ero molto indeciso se continuare: vivevo male la vocazione pensando in fondo che dovevo dimostrare di esserne all’altezza.
Non volendo continuare in questo modo, sono tornato in Polonia, ho trovato un lavoro, una stanzetta in affitto e per due anni ho fatto discernimento. Dio mi ha aiutato a rivalutare le mie motivazioni e a capire meglio me stesso. Tante esperienze di quel tempo mi hanno aiutato a prendere la decisione di tornare in seminario: il camminare con la mia comunità, la preghiera, il lavoro, anche le feste con gli amici e la frequentazione di ragazze serie. Una volta tornato in seminario, però, non sono rimasto a Trieste, ma sono stato mandato in Polonia a fare un’esperienza missionaria come membro dell’équipe responsabile per le comunità del Cammino nelle diocesi di Kielce, Sonowiec e Częstochowa. Questo tempo è stato decisivo perché ho potuto toccare con le mie mani l’evangelizzazione, ossia vedere il potere di Gesù Cristo sui peccati e sulle sofferenze concrete delle persone. Ho visto tanti fratelli illuminati e trasformati grazie alla predicazione e alla fede che hanno dato a Dio. Di fronte a tutto questo mi sono detto: “Per questo vale la pena dare la vita”. Dopo due anni in missione sono tornato in seminario per concludere gli studi.
Adesso attendo la giornata dell’ordinazione diaconale, grato al Signore per le meraviglie che ha fatto con me e con tante persone che mi ha permesso di conoscere.
Mateusz Dawid Gach



