Riconciliati per rinascere: l’abbraccio della Confessione

Un Sacramento cui accostarsi non per abitudine, ma per desiderio di vita nuova: per permettere a Dio di ricreare il nostro cuore

La Quaresima è un tempo favorevole, un “kairos” di grazia in cui la Chiesa ci invita a rientrare in noi stessi per ritrovare Dio e, con Lui, la verità più profonda della nostra vita. Tra gli strumenti privilegiati di questo cammino, la Confessione sacramentale occupa un posto centrale: non come pratica formale o abitudine stagionale, ma come esperienza reale di rinascita e di libertà.

Il sacramento dell’incontro

Il sacramento della Penitenza – istituito da Cristo risorto quando disse agli apostoli: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi» (Gv 20,23) – è prima di tutto un incontro.

Non un tribunale freddo, ma l’abbraccio del Padre che rialza il figlio. Come nella parabola del figlio prodigo (Lc 15), la confessione è il ritorno a casa.

Al centro non vi è la consapevolezza del figlio minore che ad un certo punto dice: «Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!», bensì il padre che vede il figlio che arranca, affamato e disperato – e forse impaurito – ed esce dal confort di casa sua per gettarsi al collo e baciare quel figlio che lo aveva già dato per morto (ricordiamo che entrambi i figli hanno preso l’eredità del padre!). Si tratta di quel gesto paterno che scatena nel figlio minore la vera consapevolezza del proprio limite, il pentimento sincero e ottiene quindi la gioia del perdono.

La confessione, pur passando per il “dire i peccati”, non è mai un elenco misero della nostra piccineria, ma è l’esperienza del lasciarsi guardare da Dio nella verità, senza maschere.

 

Rinascere: dalla colpa alla grazia

In Quaresima risuona con forza l’invito alla conversione: «Convertitevi e credete al Vangelo». Ma che cosa significa convertirsi?

Non si tratta solo di correggere qualche comportamento, bensì di permettere a Dio di ricreare il nostro cuore.

La confessione è un vero passaggio pasquale: si muore al peccato per risorgere alla grazia. San Paolo direbbe che l’uomo vecchio lascia spazio all’uomo nuovo. Il peccato, infatti, non è solo trasgressione di una legge: è una ferita nella relazione con Dio, con gli altri e con se stessi. Il perdono sacramentale ricuce queste lacerazioni e restituisce unità interiore.

Essere “persone rinate” significa allora fare questa esperienza dopo la confessione sacramentale:

  • Ritrovare la pace del cuore, liberati dal peso della colpa.
  • Ricostruire relazioni spezzate, aprendosi alla riconciliazione concreta.
  • Riscoprire la propria dignità di figli, nonostante le fragilità.

 

Essere persone risolte: la libertà dei figli

La Confessione non è un gesto intimistico, ma una scuola di maturità spirituale. Chi si accosta con sincerità al sacramento impara a:

  • riconoscere la propria responsabilità senza autoassolversi;
  • affidarsi alla misericordia senza disperare;
  • assumere propositi concreti di cambiamento.

In questo senso, la confessione ci rende “persone risolte”: non perfette, ma riconciliate. La risolutezza cristiana nasce dall’esperienza di essere amati e perdonati. Quando sappiamo che la nostra identità non coincide con i nostri errori, possiamo camminare con maggiore libertà e decisione.

 

Un cammino concreto per la Quaresima

Desideriamo offrire un piccolo vademecum concreto per aiutarci a vivere bene la confessione in questo tempo santo. Ecco alcuni suggerimenti.

  1. Dedicare tempo all’esame di coscienza, alla luce della Parola di Dio.
  2. Invocare lo Spirito Santo, perché illumini le zone d’ombra del cuore.
  3. Accostarsi al sacerdote con fiducia, ricordando che è segno della misericordia di Cristo.
  4. Compiere con serietà la penitenza, come gesto concreto di conversione.

La Quaresima diventa così un laboratorio di rinascita. Ogni confessione è una Pasqua personale, un sepolcro che si apre, una pietra rotolata via.

 

Una Chiesa che rinasce dalla misericordia

In un tempo segnato da fragilità, smarrimento e ferite profonde,

la testimonianza di cristiani riconciliati è più che mai necessaria. Una comunità che si confessa è una comunità umile, consapevole di avere bisogno di Dio. Ed è proprio questa umiltà che la rende credibile.

Accostiamoci dunque al sacramento della Riconciliazione non per abitudine, ma per desiderio di vita nuova. La Quaresima è il tempo propizio: lasciamoci incontrare da Cristo, perché il nostro cuore diventi luogo di pace e la nostra esistenza segno di una rinascita possibile per tutti.

A cura della redazione

Foto in evidenza: Foto Siciliani – Gennari/SIR

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato, ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui
9min44


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI