“La libertà di stampa nel 2025 ha continuato a essere sottoposta a continue pressioni, a causa di minacce legali, aggressioni fisiche e intimidazioni, tentativi di sequestro dei media e repressione transnazionale”: lo si legge nel secondo Rapporto annuale delle organizzazioni partner della Piattaforma del Consiglio d’Europa per la promozione della protezione del giornalismo e della sicurezza dei giornalisti.
Nell’ampio documento (75 pagine), con dati e testimonianze, si legge che
“questa situazione è stata mitigata da iniziative in diversi Stati e a livello europeo per migliorare la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti, tra cui l’adozione di piani d’azione per la protezione dei giornalisti e di leggi in alcuni Paesi per affrontare questioni come le cause legali abusive, la disinformazione e la protezione delle fonti”.
Il Rapporto, intitolato “On the Tipping Point: Press Freedom 2025”, rileva che la guerra della Russia contro l’Ucraina è rimasta la minaccia più grave per i giornalisti: quattro operatori dei media sono stati uccisi, altri sono rimasti feriti e molti rimangono detenuti nei territori occupati o sono scomparsi. “In tutta Europa, i giornalisti sono stati spesso aggrediti fisicamente durante le proteste da polizia, attori politici e manifestanti. Questo tipo di attacco è stato segnalato in un quarto degli Stati presi in esame dal rapporto, con i livelli più alti registrati in Georgia, Serbia e Turchia”.
“In diversi Paesi, i media di servizio pubblico sono stati oggetto di interferenze politiche, legislazioni restrittive e finanziamenti insufficienti. Le azioni legali abusive, note come Strategic Lawsuits Against Public Participation (Slapp), hanno continuato a essere ampiamente utilizzate per mettere a tacere i media”.
Il Rapporto
“esprime preoccupazione per la segnalazione di casi di sorveglianza digitale dei giornalisti tramite spyware, la repressione transnazionale dei giornalisti, la legislazione sugli ‘agenti stranieri’ adottata o pianificata in diversi Paesi e le precarie condizioni di lavoro degli operatori dei media in molti Paesi europei”.
Nel 2025, si sono registrate 344 segnalazioni di gravi minacce alla libertà dei media, “un aumento significativo (+29%) rispetto al 2024, quando ne erano state registrate 266”. I Paesi con il maggior numero di segnalazioni sono stati Russia (50), Turchia (49), Georgia (35), Serbia (35) e Ucraina (27), “per lo più relative a territori occupati dalla Russia o attribuite alle forze armate russe”.
La categoria di segnalazioni più frequente (90) è stata quella relativa ad attacchi alla sicurezza fisica e all’integrità dei giornalisti, tra cui l’uccisione di quattro operatori dei media, i giornalisti ucraini Olena Hramova, Yevhen Karmazin e Tetyana Kulyk e il fotoreporter francese Antoni Lallican, a seguito di attacchi con droni russi, e la morte del giornalista freelance turco Hakan Tosun, “a seguito di una brutale aggressione”. Al 31 dicembre 2025, 51 omicidi di giornalisti erano rimasti irrisolti.
Il rapporto mette in guardia contro “l’uso sistematico della privazione della libertà come strumento di controllo dei media”. Al 31 dicembre 2025, 148 giornalisti erano detenuti in tutta Europa, di cui 36 in Azerbaigian, 32 in Russia, 27 in Bielorussia, 26 detenuti dalla Russia nei territori occupati dell’Ucraina, 24 in Turchia, due in Armenia e uno in Georgia.
I partner della Piattaforma di media che collabora alla stesura del rapporto esortano il Consiglio d’Europa, la Commissione europea e i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa “a far rispettare gli standard sulla libertà di stampa”. Raccomandano, in via prioritaria, di rafforzare la sicurezza dei giornalisti, attuare pienamente gli standard anti-Slapp, salvaguardare l’indipendenza dei media di servizio pubblico e aumentare la protezione delle giornaliste”.
G.B. (SIR)
Foto in evidenza: Council of Europe



