A servizio del cuore pulsante della vita ecclesiale

Il 1° marzo nella Cattedrale di San Giusto, Giulio Barelli, Paul Tshimanga Nkuna, Marijo Karadakić e Matteo Ranieri hanno ricevuto il ministero dell'Accolitato

Una giornata di profonda gioia e intensa partecipazione ecclesiale per la Diocesi di Trieste con il conferimento del ministero dell’Accolitato a quattro giovani seminaristi: Giulio, Marijo e Paul per la Diocesi di Trieste e Matteo per la Diocesi di Udine. La solenne celebrazione, presieduta da monsignor Enrico Trevisi nella Cattedrale di San Giusto domenica 1 marzo, ha rappresentato una tappa decisiva nel loro cammino vocazionale, proiettandoli verso la futura ordinazione.

Nell’omelia il Vescovo ha rivolto ai candidati e all’intera assemblea un invito accorato a fissare lo sguardo su Cristo, definendolo “il riferimento della vita, la ragione per cui spenderci e rischiare“. La vocazione, infatti, scaturisce da un incontro che affascina e che esige di essere seguito con dedizione totale e senza riserve.

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Ma qual è il significato profondo di questo ministero dell’Accolitato che Giulio, Marijo, Matteo e Paul hanno oggi ricevuto? Il motu proprio Ministeria Quaedam di San Paolo VI ci ricorda che l’accolito viene istituito “per aiutare il diacono e per servire il sacerdote“, curando in modo particolare il servizio dell’altare e potendo, come ministro straordinario, distribuire la Santa Comunione.

Non si tratta, quindi, di un semplice incarico funzionale, ma di un ministero stabile, riconosciuto pubblicamente dalla Chiesa, che implica una profonda intimità con il Sacrificio Eucaristico.

Al cuore di questo servizio c’è l’Eucaristia, che il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Sacrosanctum Concilium, definisce con parole chiare: «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (n. 10). Essere accoliti significa, dunque, essere posti in modo privilegiato a servizio del cuore pulsante della vita ecclesiale.

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Monsignor Trevisi, nella sua omelia, ha ulteriormente specificato che

questo ministero non è “un mero servizio rituale”, ma l’essere “accostati alla presenza del mistero di Amore che ci convoca e ci manda per le carreggiate infinite della vita”. Il Signore, attraverso questo dono apre “una nuova strada da intraprendere: il dono ricevuto spalanca sempre a una missione che ci fa camminare verso i fratelli e le sorelle”. L’Eucaristia non confina l’azione al perimetro dell’altare e della chiesa, ma apre prepotentemente alla missione.

In tal senso, risuonano le parole di Benedetto XVI nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis: «L’Eucaristia, mentre unisce intimamente a Cristo, apre anche alla missione». 

La presenza eccezionale dei Vescovi delle diocesi di Trieste, Udine e Gorizia – monsignor Trevisi, monsignor Lamba e monsignor Redaelli – ha reso visibile e tangibile la ricchezza della dimensione comunitaria della Chiesa e l’impegno alla condivisione nella gioia all’interno delle varie Diocesi dei fondamentali passaggi vissuti dai seminaristi. 

Per Giulio, Marijo, Matteo e Paul, l’accolitato rappresenta l’ultima tappa significativa prima dell’ordinazione diaconale: un passo che li introduce sempre più profondamente nella logica evangelica del servizio. Il Concilio Vaticano II, parlando dei diaconi nella Costituzione Lumen Gentium, afferma che essi sono consacrati «non per il sacerdozio, ma per il servizio» (n. 29). Già da ora, nel loro servizio all’altare e nella crescente familiarità con il Mistero Eucaristico, si plasma in loro questo prezioso stile evangelico.

Con l’istituzione di questi quattro nuovi accoliti, le nostre Chiese ricevono non solo un vibrante segno di speranza, ma anche una riaffermazione che il Signore continua, con fedeltà, a chiamare e a suscitare giovani cuori disposti a mettersi a servizio del suo popolo, lasciandosi trasformare da quell’amore che dall’altare irradia e illumina le strade del mondo intero.

Riccardo Riccato

Foto: Luca Tedeschi

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