La Settimana Santa è il momento più importante dell’Anno Liturgico, che culmina nella Pasqua. Aiutati dall’Ufficio Liturgico diocesano, approfondiamo la liturgia e i riti con cui la Chiesa fa memoria della Passione e Morte del Signore fino alla gioia della sua Risurrezione.
Chi partecipa alla celebrazione eucaristica del giorno di Pasqua nota e gusta da subito una varietà di codici linguistici che il tempo di Quaresima aveva sospeso:
i poli liturgici (altare e ambone) sono nuovamente infiorati, il suono dell’organo pieno, il canto del Gloria e dell’Alleluja risuonano nell’aula celebrativa, il profumo dell’incenso invade di nuovo le bancate e il presidente della celebrazione indossa vesti solenni, bianchi o dorate.
Il giorno di Pasqua, che, a imitazione delle maggiori feste ebraiche, dura otto giorni, ha una caratteristica peculiare: il canto della sequenza Victimae Paschali, una delle quattro sequenze rimaste dopo la riforma del concilio Vaticano II. Le altre sono Veni Sancte Spiritus a Pentecoste, Lauda Sion Salvatorem per il Corpus Domini, Stabat Mater per l’Addolorata.
In questo testo, che viene cantato subito dopo la seconda lettura e che sfocia nell’Alleluja pasquale, viene proclamato il mirabile duello tra la vita e la morte che porta alla vittoria della Vittima pasquale: il Signore della vita che era morto ora trionfa vivo. In una sorta di dialogo tra coro e solista viene domandato a Maria Maddalena di raccontare cosa ha visto sulla strada mentre andava al sepolcro. «Ho visto la tomba vuota del Cristo vivente» afferma la donna «gli angeli testimoni della resurrezione, i teli e la gloria del Cristo risorto che aspetta i suoi fratelli in Galilea».
La liturgia della Parola prevede il discorso di Pietro il giorno di Pentecoste, l’annuncio coraggioso del grande segno che Dio Padre ha compiuto risorgendo il Figlio (At 10,34.37-43); il Salmo 117 esorta a vivere con gioia il giorno ottavo, quello fatto dal Signore; la seconda lettura invita noi cristiani a cercare le cose di lassù: infatti siamo risorti con Cristo (col 3,1-4); il vangelo narra la concitata corsa al sepolcro dei due discepoli dopo l’annuncio di Maria della tomba vuota (Gv 20,1-9). Per la messa vespertina è possibile scegliere il vangelo dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) in cui Gesù risorto si fa riconoscere la sera dello stesso giorno di Pasqua nello spezzare il pane.
La tradizione popolare vuole che in questo giorno si benedicano i cibi pasquali che saranno condivisi durante il pranzo in famiglia: dolci tradizionali, rivestiti di significati concernenti l’evento della Passione del Signore, e uova, simboli di rinascita e di Resurrezione.

A cura dell’Ufficio Liturgico diocesano
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