Sono nell’orto della comunità parrocchiale di San Bartolomeo/Sveti Jernej di Opicina. All’esterno sono accolto da due bellissimi busti in pietra. Entro da un bel portone di legno, che reca la scritta “L’ORTO DELLA COMUNITÀ – SKUPNOSTI VRT”. Un gruppo di uomini e donne sta lavorando alacremente per dissodare un appezzamento che verrà destinato alla coltura di pomodori e zucchine. Dal 2024 queste persone hanno in gestione questa realtà, d’accordo con il parroco di allora, don Franc Pohajač.
Dopo un lavoro estenuante di disboscamento da tutte le piante e arbusti infestanti, oggi l’orto si presenta come un piccolo Eden. Tutto ciò che viene coltivato è naturale al 100%:
non vengono impiegati prodotti chimici, né per fertilizzare il terreno, né antiparassitari. Vengono usati unicamente stallatico e letame naturale maturo. Inoltre, tutte le persone che partecipano non sono professionisti dell’agricoltura, anche se ciascuno porta la sua esperienza personale: chi perché, a sua volta, ha un giardino o un orto a casa propria, chi perché ha seguito corsi di orticoltura.
Recentemente, l’attuale parroco, don Franc Šenk, ha ricevuto in visita il nostro Vescovo, che ha particolarmente apprezzato l’iniziativa: al momento questa risulta l’unica realtà di questo tipo fra tutte le parrocchie di Trieste.
Mi trovo a parlare con le due vere e proprie anime del gruppo, Renzo Sclip e Boris Sanabor. Renzo mi racconta che l’idea di dare vita a questo orto è nata da suo figlio Giorgio che, da sempre, ha l’obiettivo di creare occasioni per consolidare la comunità: «Siamo entrati e non riuscivamo nemmeno a procedere, a causa di quintali di edere e altri arbusti. Dopo parecchi giorni siamo finalmente riusciti a intravedere gli spazi a nostra disposizione e abbiamo iniziato a pensare a come meglio utilizzarli».
Boris continua a raccontarmi degli inizi: «Una volta entrati e dopo una lunga pulizia, abbiamo dovuto ripristinare tutti i muri di cinta, dissestati dagli anni di incuria, e, con il tempo, utilizzando tutte le pietre in eccesso, abbiamo costruito delle sedute e abbiamo anche rimesso in uso un tavolo, una panca in pietra, già presenti, ma totalmente sommersi dall’edera».
Naturalmente, l’orto non può esistere senza acqua per bagnare le colture. E questo è stato uno dei problemi maggiori da risolvere:
«Sapevamo, dai racconti delle persone più anziane, dell’esistenza di una sorta di pozzo all’interno della struttura» continuano Boris e Renzo «ma non sapevamo dove fosse. Finalmente abbiamo trovato, sotto ad una larga botola, una cisterna. Abbiamo realizzato un collegamento dalle grondaie del tetto della canonica, in modo da riempire la cisterna durante le piogge».
Le diverse colture sono frutto di esperienza personale, di consigli da parte di chi conosce meglio l’argomento e della semina, seguendo le fasi lunari. I prodotti sono i “soliti” di un orto delle nostre zone, tenendo conto della peculiarità del clima di Opicina, completamente diverso da quello delle altre zone di Trieste, e seguendo strettamente la stagionalità delle singole verdure. Ci sono pure alberi da frutto, quali ciliegi, fichi, susine, un albero di kaki, e un vecchio e scalcagnato albero di ronglò, che, a sorpresa, è quello che sta dando le maggiori soddisfazioni a tutto il gruppo. Grazie ad alcuni volontari che si occupano di agraria, si penserà, nell’attuale stagione, di realizzare anche alcuni innesti.
Però Renzo puntualizza:
«I prodotti più importanti di questo orto sono i rapporti interpersonali, la socializzazione, la creazione di una comunità».
Ed è quello che anche Giorgio Sclip, figlio di Renzo, ribadisce: «L’orto è prima di tutto unione fra le persone, di idee, lingua, esperienze diverse, uniti nello stare insieme con uno scopo comune».
Giorgio ci segnala anche un’interessante collaborazione con UGorà, l’associazione degli orti urbani di Trieste, e la volontà di aprire lo spazio a bambini con disabilità, per introdurli in una realtà di divertimento e serenità. Inoltre l’orto comunitario è aperto anche ad altre iniziative, come piccoli mercatini, lezioni di yoga, incontri di presentazione di eventi. E, a questo proposito, il giorno 5 giugno alle 17.30 Giorgio Sclip sarà protagonista di un incontro sul suo libro “L’Aquila è la Pace”, un’occasione per condividere la sua esperienza con coloro che in questi ultimi tempi hanno presentato e parlato della sua opera. Un’ottima opportunità per visitare l’orto e conoscere coloro che lo animano e, perché no, magari l’occasione per unirsi al gruppo.
Paolo Albertelli
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui






