Guardare le cose dalla prospettiva di Gesù

Un centinaio di fedeli, guidati dal Vescovo Trevisi, al pellegrinaggio diocesano a Padova, in occasione della "Tredicina di Sant'Antonio"

Nella giornata del 2 giugno, “Festa della Repubblica”, la diocesi di Trieste ha organizzato un pellegrinaggio a Padova. Accompagnati dal nostro vescovo, Enrico Trevisi, da don Davide Chersicla e don Simone Agrini, hanno risposto all’invito 100 fedeli di svariate età. 

Il ritrovo dei due pullman è alle 8 in Piazza Oberdan: dopo un veloce appello, si parte. Una benedizione del vescovo affinché il Signore ci accompagni nel viaggio e poi via a un po’ di chiacchiere e di relax. La preghiera del Santo Rosario ci guida nel percorso fino alla prima sosta in autogrill: in poco tempo siamo già alle porte di Padova.  

Don Davide ci racconta che Padova è conosciuta come la città dei “3 senza”: 

  • il caffè senza porte (l’antico caffè Pedrocchi); 
  • Il prato senza erba (la famosa piazza Prato della valle, quasi completamente cementata); 
  • Il Santo senza nome (la piazza dove sorge la basilica di Sant’Antonio si chiama proprio Piazza del Santo, senza specificarne il nome, per i padovani è superfluo). 

Il pellegrinaggio prevede tre tappe in giro per la città: come unico fine scoprire i santi che nel tempo e nella storia hanno accolto la grazia e la vocazione che il Signore ha donato loro e che hanno percorso la città di Padova per poi diventare grandi nel mondo. 

Prima sosta all’imponente Abbazia di Santa Giustina, casa dei monaci benedettini e sede dell’Istituto di Liturgia Pastorale: qui abbiamo ascoltato le parole di don Giulio, l’abate di Santa Giustina, che ci ha raccontato un po’ di storia sulla nascita di questo luogo e di come le radici cristiane siano transitate per Padova attraverso una giovane martire, Giustina, di appena 16 anni e del primo vescovo, Prosdocimo: persone che in modo diverso hanno offerto la vita a Cristo portando la fede in queste terre. I resti di entrambi sono sepolti nella basilica, ma

la sorpresa grande che ci ha rivelato don Giulio è che in questo stesso luogo sono stati ritrovati, dopo numerosi scavi, i resti di San Luca evangelista e di San Mattia (colui che prese il posto di Giuda tra i discepoli). Di questi santi resti non si vede nulla se non le arche che li contengono. Don Giulio ha fatto una profonda  riflessione sul fatto che la fede a volte non ha bisogno di essere “vista” – la testimonianza autentica non si dovrebbe vedere a tutti i costi con gli occhi – e il non poter afferrare tutto con i nostri sensi o la nostra ragione ci mette nella condizione di “fidarci” di Dio.  Come dice la Scrittura, infatti, “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20,29).

Al termine di questa visita ci aspettava un lauto pranzo in un ristorante del centro storico: abbiamo abbondantemente mangiato, in allegra convivialità, un buon risotto agli asparagi, la faraona con le patate al forno e un gustoso tiramisù. Tutto accompagnato da un buon Merlot.

Il tempo di un caffè e via di nuovo verso la seconda visita: il santuario di San Leopoldo Mandić, un santo molto più vicino a noi come tempi storici. 

Nato nel 1866 a Castelnuovo di Cattaro in Montenegro da una famiglia molto numerosa e cattolica, San Leopoldo riceve il battesimo il giorno 13 giugno, come se Sant’Antonio lo attirasse già a sé. Sente molto presto la vocazione a diventare frate e, dopo gli studi teologici, riceve l’ordinazione nel 1890. La sua idea di chiamata era quella di promuovere l’unione delle chiese orientali con quella latina: avrebbe voluto fare il missionario nella sua terra di origine, ma le sue precarie condizioni di salute e un difetto di balbuzie lo tennero quasi sempre legato a Padova dove dedicò tutta la sua vita al sacramento della confessione.  

Le sue giornate erano scandite dalla preghiera davanti alla statua della Vergine Maria e nel suo piccolo confessionale in cui passava anche 10 ore a confessare i penitenti che accorrevano a lui. Diceva sempre: «Ogni mio penitente sarà il mio Oriente», offrendo tutte le sue preghiere e le sue forze come intercessione per l’unità dei cristiani. 

Papa Paolo VI lo beatifica nel 1976 nominandolo straordinario frate minore cappuccino, straordinario ministro della Misericordia e profeta dell’ecumenismo spirituale

Dopo questa visita ci aspettava la grande Basilica di Sant’Antonio, con la ricchezza dei suoi  affreschi, la tomba del Santo e le sue reliquie. 

A completare la giornata già ricca ci aspettava, infine, la Messa solenne presieduta da monsignor Trevisi, concelebrata da numerosi sacerdoti, nell’ambito della “Tredicina di Sant’Antonio”, in preparazione alla grande festa del Santo. Siamo stati invitati dalle parole dell’omelia a

essere coraggiosi ricercatori della Verità, a saperci mettere in ascolto di Dio e di entrare nel suo pensiero riguardo la nostra vita, dai stare attaccati alla sua Parola e a guardare le cose dall’alto della croce, dalla prospettiva di Gesù. 

In pullman ho raccolto l’esperienza di alcune persone. Desiderata si è detta

molto contenta della sua prima partecipazione a un pellegrinaggio organizzato dalla Diocesi: è rimasta toccata dalla Messa, così solenne e partecipata. 

 

Jana e Norma hanno

ringraziato molto chi ha organizzato tutto il viaggio, per la presenza del nostro vescovo e dei numerosi e simpatici pellegrini, augurandosi di ripetere l’esperienza, perché «in compagnia si sta bene». 

Alessandra Gherbaz

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti al nostro Canale Whatsapp cliccando qui

 

10min43


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI