In questi giorni ci siamo congedati da Marina Tofful Modugno, che ha fatto ritorno alla casa del Padre. Oltre al dolore che provo per la perdita di una grande amica, custodisco nel cuore un vivo ringraziamento per il dono della vita di Marina e dell’amicizia con lei. È sempre difficile racchiudere in poche parole la complessità e la ricchezza di una vita. Provo, così, a ricordarne alcuni aspetti.
Ho conosciuto Marina all’asilo, abitavamo vicine, abbiamo condiviso insieme i banchi di scuola, le attività parrocchiali, il catechismo, l’Azione Cattolica. Da ragazze, passavamo intere giornate insieme e mai riuscivamo a esaurire tutto quello che desideravamo dirci. Abbiamo condiviso momenti di spensierata gioia nell’amicizia, insieme anche agli altri amici della scuola e delle associazioni parrocchiali, abbiamo fatto tante belle esperienze insieme. Un posto particolare era riservato alla condivisione della nostra ricerca personale di Dio: condividevamo soprattutto quanto la Parola di Dio faceva risuonare in noi.
Marina sapeva cogliere in particolare la gratuità dell’amore di Dio che si rivela nelle piccole cose. Sapeva cogliere la bellezza dell’amore di Dio che “veste i gigli del campo”, che ha cura delle nostre vite, sapeva rallegrarsi delle piccole cose e dei semplici momenti. Il suo cuore era gioioso nello scoprire che la nostra vita è visitata e riceve le cure del Signore.
Marina ha sempre avuto un grande senso pedagogico. Nel rione dove vivevamo, a Monfalcone, suscitava sguardi di tenerezza quando, da bambina, passava per strada accompagnando i suoi due fratelli più piccoli, gemelli vivacissimi. Fin dall’età di 15 anni si è impegnata come educatrice nei gruppi dell’ACR e, al contempo, si dedicava in vari modi a dare ripetizioni e ad accompagnare ragazzi con difficoltà nello svolgimento dei compiti e non solo. Grazie a tutte queste esperienze ha sviluppato questa grande attenzione per ognuno, il saper cogliere le differenze, ciò che ci caratterizza nell’essere unici e speciali.
Penso di non interpretare male il suo impegno educativo se dico che per lei, appunto, ogni vita era chiamata a sbocciare, perché in sé custodisce un colore e una bellezza che è dono.
Per Marina non c’erano fiori sbagliati, ma solo fiori che hanno tempi diversi di maturazione e che esigono cure diverse, che vanno elargite con una grande attenzione al tipo di risposte che si ottengono.
C’è un mistero nella vita di ognuno che è chiamato a sbocciare e a rendersi dono per gli altri. Marina mi ha avvicinato al mistero delle parole del salmo: “Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti” (Salmo 34,6).
In Marina, la gioia per la gratuità dell’amore di Dio si è trasformata progressivamente nella sua vita e, soprattutto nella malattia, è divenuta gioia pasquale.
Cristina Scaramuzza
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