L’importante progetto di “Piazza della Pace”, svoltosi a Muggia a fine giugno, è stato ispirato principalmente dalla figura di Padre Mykhaylo Dymyd, presbitero ucraino, teologo ed esponente della Chiesa greco-cattolica ucraina (UGCC), noto a livello internazionale soprattutto per essere stato il primo rettore dell’Accademia Teologica di Lviv e per il suo ruolo di “cappellano di Maidan” durante la Rivoluzione della Dignità (2013-14).
Padre Mykhaylo è arrivato a Trieste con la moglie Ivanka (valente iconografa ucraina) dopo un lungo viaggio, grazie al contatto con l’associazione milanese “Amici di Emmaus” (tramite Elena Mazzola, che da anni aiuta e assiste disabili di Kharkiv). In seguito all’esperienza molto positiva dell’anno scorso al “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini, dove era stata allestita la mostra “Ma io sono vivo. Voci dall’Ucraina” (grazie anche alla collaborazione dell’associazione “Frontiere di Pace”), il Nostro ne è diventato testimonial quest’anno a Muggia.
Il motivo fondamentale della sua partecipazione agli eventi di “Piazza della Pace” è stata la volontà di raccontare la tragedia della morte del figlio Artem – dramma non solo personale ma fortemente simbolico – che è stato ucciso da una bomba volante il 18 giugno 2022, mentre combatteva per la libertà della sua terra in Ucraina. La scelta volontaria del figlio di andare in guerra, sapendo di poter rischiare la vita è stata dettata dall’amore per il suo prossimo e per la dignità del suo paese. Padre Dymyd e la sua famiglia hanno accettato la nascita al Cielo di Artem come un dono del Signore, che ha fatto capire loro come la vita vada oltre questa terra, perciò hanno deciso di portare avanti un messaggio di speranza e di pace alle persone intorno a loro ma anche al mondo intero.
Padre Mykhaylo era già stato a Trieste una quarantina di anni fa, quando faceva il dottorato in Diritto canonico orientale al Pontificio Istituto Orientale di Roma e un’associazione triestina lo aveva invitato a tenere una conferenza sulle icone ucraine della Madre di Dio; era rimasto molto colpito dal fascino dell’architettura asburgica della nostra città, notando inoltre una somiglianza con la sua Lviv (Leopoli). Quest’estate, ritornando per la “Piazza della Pace”, non solo ha apprezzato nuovamente la bellezza del Capoluogo giuliano ma ha scoperto l’incanto della località di Muggia, venendo accolto ovunque, insieme alla signora Ivanka, con affetto e solidarietà in primis per la loro sofferenza privata ma poi per le loro decisioni di vita secondo forme di resistenza e determinazione nella lotta contro le ingiustizie che attanagliano l’Ucraina in special modo.
“Tanta gente – ha affermato – capisce che noi combattiamo, resistiamo, soffriamo e moriamo non solo per l’Ucraina ma anche per l’Europa. Si ha l’impressione che molte persone vogliano farsi partecipi di questa lotta per la civilizzazione, che purtroppo sta attentando ai valori del mondo occidentale, contro la dignità dell’uomo, la libertà di religione, la democrazia”. “E dunque – ha continuato – prendere parte a questa resilienza è possibile anche stando in Italia e cercando di trasmettere i principi profondamente cristiani alla società odierna e alle generazioni future, in un’epoca di post verità e fake news”.
L’annuncio di pace e speranza portato da Padre Mykhaylo e dalla sua consorte in tutti gli eventi della “Piazza della Pace” è stato rivolto non solo alla loro Patria ma a tutto il mondo che vive un tempo di guerra. Nelle sue parole il regime totalitario russo è diventato emblema dei propositi di distruzione attuati anche da altri sistemi politici che utilizzano armi di distruzione massive contro popolazioni civili inermi e contro luoghi come ospedali, scuole, centri sociali e culturali e commerciali. Essenziale quindi il suo appello come cristiano a non perdere la propria umanità anche nei confronti dell’altro per la costruzione di un futuro di pace.
Nonostante il grande dolore per la grave perdita del figlio la famiglia Dymyd non ha perso né fede né aspettative per progetti costruttivi, possibili realizzazioni, non solo ideali ma reali, di cambiamenti positivi per seguire le vie maestre che portano alla serenità umana, economica e politica in Europa e nel mondo. Il lutto che li ha ferocemente colpiti ha però nel tempo concesso loro di mettersi a servizio del prossimo con la finalità del raggiungimento di una quiete interiore che travolga e vinca la disperazione.
“La sofferenza personale e collettiva – ha ribadito – è una ragione in più per alzarsi, rimettersi in piedi, prendere forza e andare avanti nella vocazione che Dio dà a ogni persona umana in posti e situazioni diverse”. “Mia moglie ed io possiamo testimoniare – ha detto – che il Signore ci ha permesso un enorme dolore, ma ci ha dato anche una forza che non avevamo prima per poter aiutare tanta gente in condizioni di profonda afflizione, recando loro una visione di pace e luce. La nostra speranza è in Dio che ci ha creato per vivere già su questa terra nel Suo Regno ed essere felici passando poi alla vita eterna”.
Virna Balanzin
Foto di Luca Tedeschi
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