Un “Caterpillar” umano con una fede luminosa

In occasione del 30° anniversario di ordinazione sacerdotale, don Roberto Pasetti, parroco di Gesù Divino Operaio, nel racconto di un caro amico

Quando con un carissimo amico si condivide di tutto e di più e poi ti chiedono di scrivere su di lui per commentare il suo trentesimo anno da “Don”, beh…. tutto diventa molto più complicato. Perché scrivere un articolo su don Roberto Pasetti, alias “Robo”, è decisamente una bella sfida. 

La prima volta che conobbi don Roberto era ancora un giovane seminarista. L’avevo incontrato, agli inizi degli anni novanta, ad un veglione di capodanno nella parrocchia di San Luca dove avevo accompagnato i ragazzi del Villaggio del Fanciullo, di cui ero educatore, invitati dal grande parroco, don Giuliano Vattovani, a condividere un po’ di spensieratezza e caos coi ragazzi della parrocchia. 

Quello sguardo scaltro e quella simpatica iperattività mi colpirono non poco e il tempo li ha poi confermati come il suo marchio di fabbrica. Negli oltre trenta anni di reciproca conoscenza, don Roberto ha fatto tanta strada. 

Nel giugno del 1996 viene ordinato presbitero dal compianto monsignor Bellomi. Quasi per opera del destino, le nostre strade s’incrociano nuovamente quando, nello stesso anno, viene nominato direttore dell’Opera Villaggio del Fanciullo. Oltre a questo impegno è, naturalmente, anche cappellano presso la parrocchia di San Luca. In questo periodo al Villaggio iniziamo a conoscerci meglio e si instaura un rapporto di fiducia e fattiva collaborazione. Quell’inizio di percorso in Comunità, fatto di tanti passaggi, domande e confronti, è per lui un’avventura in una realtà completamente nuova ma ricca di stuzzicanti prospettive. 

La sua innata capacità di interessarsi ed entusiasmarsi e la sua esperienza nel campo dell’animazione giovanile fanno sì che si stabilisca, e si consolidi nel tempo, una buona relazione con i ragazzi della Comunità. 

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Nominato poi, da monsignor Ravignani, parroco della parrocchia di San Gerolamo, inizia anche qui un nuovo capitolo della sua vita fatto di rione, fedeli, riorganizzazione, iniziative. Noi continuiamo a vederci e condividere nuovi progetti che escono dai confini della nostra regione. Nel 2017 decidiamo di andare a conoscere la Comunità di Villaregia a Maputo, in Mozambico. Tre settimane africane molto intense durante le quali possiamo ammirare il mondo della Missione, o meglio della Missionarietà Misericordiosa. È incredibile quanto facciano i missionari sempre sereni e con un sorriso incredibilmente contagioso. Partecipiamo e aiutiamo per quanto possibile, magari anche lavando i piatti. L’esperienza del Mozambico crea tra noi un legame ancora più forte e il desiderio di progettare nuove iniziative umanitarie.

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Nel frattempo viene anche nominato presidente della Caritas Diocesana. Prende l’impegno, come in tutti i suoi incarichi, con maturo spirito d’obbedienza. Nel 2010, con l’approvazione del Vescovo Crepaldi, è fautore della nascita della Fondazione Diocesana Caritas Trieste Onlus, braccio operativo della Caritas Diocesana Trieste, che consente così alla Chiesa triestina di operare come ente autonomo specializzato nella gestione dei servizi di accoglienza, inclusione e assistenza. Lascia nel 2013 la Caritas per rientrare nuovamente al Villaggio del Fanciullo però, questa volta, in veste di Presidente dell’Opera, incarico che ricopre tuttora. Nel 2018 lascia san Gerolamo per una nuova missione come parroco presso Gesù Divino Operaio dove, ringraziando il Signore, ce lo teniamo ben stretto.

Quello che ancora oggi mi colpisce in don Roberto è il suo essere una costante inesauribile fonte di idee. Un esempio tra mille: leggendo un giornale scopre la storia di suor Paola Palmieri, chiamata “mamma Africa”, che come missione si dedica ai lavoratori stagionali extracomunitari sfruttati nei campi e alloggiati nel ghetto di Borgo tre Titoli, in provincia di Cerignola. La chiama e le chiede se è possibile incontrarla:

in una giornata voliamo a Foggia, la raggiungiamo a Cerignola, ci accordiamo sulle collaborazioni future, visitiamo il borgo ed a mezzanotte rientriamo a Trieste. Siamo tornati più volte a Borgo Tre titoli, per portare le coperte per i braccianti, poi coi ragazzi della parrocchia che hanno ridipinto i casolari fatiscenti dove i braccianti vivono in condizioni disumane. 

Tra tutte le varie attività che ha organizzato non possiamo dimenticare i numerosi viaggi in Romania sia per portare aiuti umanitari a Oradea, Jasi e Bucarest, che per esportare il Grest, animatori parrocchiani compresi, e i cammini con il gruppo dei giovani, i campi estivi e le tante occasioni di aggregazione comunitaria parrocchiale. 

Questo è don Roberto Pasetti, 

un parroco coinvolgente, un “Caterpillar” umano, spinto da una Fede granitica e luminosa e dalla totale risposta alla volontà del Signore. 

 

Nicolas Mario Murkovic

Foto: archivi vari

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