Ci sono momenti nella vita di una parrocchia nei quali la routine lascia il posto alla meraviglia e il quotidiano si fa festa. È quello che abbiamo vissuto nei giorni scorsi nella nostra comunità dei Santi Pietro e Paolo, animata da un profondo desiderio di ritrovarsi, collaborare e ringraziare.
Quest’anno le celebrazioni patronali hanno assunto un significato ancora più profondo. Abbiamo infatti aperto il cuore ai ricordi e alla gratitudine per un anniversario speciale: i 60 anni della nostra chiesa, inaugurata nel novembre del 1966. Sei decenni di liturgie, sacramenti, saluti e rinascite; sessant’anni in cui queste mura di pietra sono diventate “pietre vive” grazie al calore di chi le ha abitate.
Preparare questi eventi non è stato solo un lavoro organizzativo, ma un vero e proprio cammino sinodale riscoprendo la bellezza del fare insieme. Giovani, famiglie e anziani si sono rimboccati le maniche, ciascuno portando il proprio talento, ricordandoci le parole di San Paolo: “Proprio come in un solo corpo abbiamo molte membra […], così noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri” (Romani 12,4-5).
Dalla cura delle liturgie ai momenti di convivialità, dalle bandierine della festa alla gioia della tavola condivisa, ogni singolo istante è stato il riflesso di una comunità che non vuole isolarsi, ma che sente il bisogno vitale di stringersi attorno all’altare e alla piazza.
La storia dei nostri patroni ci ha indicato due strade complementari: la roccia della fede di Pietro e lo slancio missionario di Paolo. Festeggiarli quest’anno, guardando a quel lontano novembre 1966 in cui la nostra chiesa ha aperto le porte per la prima volta, ci spinge a non guardare al passato con nostalgia, ma con slancio verso il futuro.
Se per 60 anni questa parrocchia è stata un faro per il quartiere, oggi tocca a noi continuare a scriverne la storia. È in questo spirito che tre nostri parrocchiani hanno dato vita al progetto “I volti della parrocchia”, nato per custodire la memoria, far conoscere le persone che hanno segnato il cammino della comunità e ricordare che la Chiesa si fonda prima di tutto su relazioni, servizio e presenza concreta. Ivana, Caterina e Gaetano raccontano che il progetto mette in luce proprio questo: l’importanza di una presenza viva all’interno della Chiesa, capace di guidare, incoraggiare e mantenere acceso il desiderio di servire. Per questo
i primi volti scelti sono particolarmente significativi: don Vittorio Cenzato, guida spirituale che per cinquant’anni ha trovato nella comunità la sua missione quotidiana, Maria Zanevra, donna dal cuore grande e dal talento prezioso nel decorare gli spazi della chiesa, fino a dare forma al servizio dell’allestimento liturgico e Cesare Girardelli, uomo generoso, impegnato in opere di volontariato e fondatore assieme ai suoi figli del coro che ancora oggi anima le liturgie.
La numerosa e calorosa partecipazione a tutte le iniziative proposte alla comunità in preparazione alla solennità dei Patroni, ha dimostrato che il desiderio di essere comunità è più vivo che mai. Il programma dei festeggiamenti è stato ricco e ha saputo toccare le corde del cuore di ciascuno, alternando momenti di profonda spiritualità a istanti di pura gioia e condivisione.
Il cuore delle celebrazioni è stato senza dubbio la preparazione spirituale, partita dal mercoledì 24 giugno con la Liturgia della Parola, culminato nella solenne Celebrazione Eucaristica in onore dei nostri patroni Pietro e Paolo, arricchita da momenti di preghiera intensa e profonda. Durante la veglia della domenica sera, l’ensemble vocale femminile “Il Focolare”, ha guidato attraverso i canti corali una preghiera comunitaria e meditata, sulla pace nel mondo. Un momento di grande emozione è stato anche l’incontro “Storia dei martiri delle nostre terre” tenuto da Mario Ravalico insieme alla testimonianza di Eugenia, colonna portante della nostra comunità, su un evento vissuto dalla sua famiglia durante gli anni del beato Francesco Bonifacio.
Durante questo evento è stata presentata ed inaugurata la nuova tela con l’immagine del martire sloveno, Alojzij Grozde, che insieme alle altre tele create da Klara Benussi, anch’essa parrocchiana, abbellisce ancora di più le colonne portanti della navata (l’invito per tutti è: venite a vederle!).
Ma la festa ha abitato anche gli spazi esterni della parrocchia: la cena comunitaria svolta sul sagrato, dopo la Santa Messa, ha radunato generazioni diverse in un clima di autentica famiglia, e come succede nelle celebrazioni in casa dopo il taglio della torta, creata per l’occasione da Erica, abbiamo potuto vivere un momento di ballo insieme al MASCI.
La parte ludica non è mancata, perché grazie ai ragazzi SCOUT e dell’Iniziazione Cristiana che hanno preparato la caccia al tesoro “Sulle orme di San Pietro e San Paolo, i più piccoli hanno avuto la possibilità di conoscere la storia dei Santi attraverso il gioco.
Momento altrettanto significativo e importante per la nostra comunità è stato stringerci attorno al nostro don Sergio, in occasione del suo 20°esimo anniversario di Ordinazione presbiterale, che ha voluto celebrare la Messa insieme a tutti i suoi amici e fratelli nella preghiera per ringraziare il Signore. Ovviamente non poteva mancare, dopo la Messa, il momento conviviale di condivisione del cibo. Perché è giusto sapere che, uno dei nostri aneddoti parrocchiali
è aver scelto l’acronimo SPEP, non solo per accorciare il nome Santi Pietro e Paolo, ma anche per dire che da SPEP, non si perde occasione per mangiare “Sempre Pasta E Pizza”.
Guardando indietro a queste giornate intense,
la parola che sale più spontanea nel cuore è “grazie”. Il successo di questi festeggiamenti e l’emozione per i 60 anni della nostra chiesa non sono il frutto del lavoro di pochi, ma il mosaico della generosità di molti.
San Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi, ci ricorda una verità che abbiamo toccato con mano: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’unità comune” (Corinzi 12, 4-7).
In questa speciale occasione, ancora una volta abbiamo visto lo Spirito all’opera attraverso la varietà dei doni di ciascuno: c’è chi ha donato il proprio tempo in cucina, chi ha messo la propria voce nel canto, chi ha curato la liturgia, chi ha ripulito gli spazi e chi, semplicemente, ha portato il dono del proprio sorriso e della propria presenza. Ogni singola attività, dalla più visibile alla più nascosta, è stata preziosa ed indispensabile per l’utilità di tutta la nostra comunità. A ciascuno di noi, va il ringraziamento più profondo. Non siamo solo abitanti dello stesso quartiere, ma membra vive di uno stesso corpo, pronte a camminare insieme verso il futuro. Grazie di cuore!
Gaetano Peluso









