All’inizio del mese di settembre, che segna il riavvio delle attività scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, il Vescovo, monsignor Enrico Trevisi, scrive a studenti, insegnanti, dirigenti, genitori, e a tutto il personale della scuola. Non solo per augurare “buon anno scolastico”, ma per sottolineare l’importanza della fiducia, della testimonianza dei valori umani a favore delle studentesse e degli studenti, dell’educazione, dell’accompagnamento umano, dell’empatia che, insieme, permettano di abitare la scuola rendendola spazio di dialogo nel quale ciascuna e ciascuno possa offrire il proprio apporto originale.
A seguire, il testo della lettera in italiano
Trieste, 1 settembre 2026
Carissimi tutti,
studenti, insegnanti, dirigenti, genitori, personale tutto della scuola.
Vi auguro un buon anno scolastico.
Vivere la scuola significa camminare nella fiducia reciproca. Non c’è un cammino educativo e formativo sensato se non c’è fiducia reciproca, ed essa si dà nel quotidiano dei rapporti. Sappiamo che non sono sempre lineari e idilliaci. Eppure, anche dentro le giornate nuvolose filtra sempre un po’ di luce; anche nei rapporti faticosi è possibile mantenere il rispetto, l’ascolto sincero, la volontà di perseguire progetti alti. Quelli che danno senso al nostro abitare la scuola, ad essere comunità educante, protagonisti di cultura.
Dentro il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo papa Leone XIV ci esorta a restare umani. Rivolgendosi ai giovani ha detto: “voglio affidare a tutti voi una missione: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro”. Poi ha chiesto di guardare a Gesù Cristo, cioè a quel riferimento che per Lui e per i cristiani ci rivela la bellezza e il compimento dell’umanità.
Agli adulti che abitano la scuola auguro certamente la capacità di insegnare la propria disciplina con passione e con competenza; o di testimoniare con professionalità la propria mansione nella comunità scolastica; ma soprattutto auguro di saper comunicare ai bambini, ai ragazzi, ai giovani i punti di riferimento che hanno compreso per districarsi nelle complesse vicende umane, sia quelle scolastiche che quelle della vita.
Non si tratta di indottrinare, ma di testimoniare quei valori umani che necessitano di essere riconquistati da ogni nuova generazione. Le nozioni si accumulano e ogni epoca progredisce incrementando le conoscenze del passato con nuove scoperte e acquisizioni.
Invece, i valori che fanno grande la nostra umanità necessitano di essere sempre e daccapo riconquistati da ogni generazione: nella propria libertà e singolarità ognuno è chiamato a dare contenuto a parole come dignità umana, diritti inviolabili della persona, giustizia, pace, solidarietà, compassione, amore…
Abitare la scuola significa reciprocamente sostenersi nella ricerca di umanizzazione del mondo e dunque dei rapporti interpersonali ma anche tra i popoli. Pensiamo alla fatica dei ragazzi e dei giovani (ma anche degli adulti) nel vivere l’amicizia, nell’accettare i piccoli fallimenti, nell’avere empatia con chi fatica e soffre. Abitare la scuola significa creare un autentico spazio di dialogo e aiutare a rileggere le esperienze, a collocarsi dentro una storia che ci intreccia gli uni agli altri, a vincere le semplificazioni ingenue, a dare il proprio apporto originale.
I più giovani hanno il diritto di essere accompagnati da adulti che non temono di raccontare le fragilità e gli errori della storia, ma che non mancano di indicare i riferimenti che hanno colto come importanti per una vita “adulta”, matura, che significa anche bella e ricca di significato. Coniugando cultura ed educazione.
Educare significa anche fare i conti con i limiti, propri e altrui. E in essi cogliere che la felicità è ancora possibile. Come ci ha insegnato San Francesco con la sua perfetta letizia.
I limiti – come afferma Leone XIV nella Magnifica humanitas – che ciascuno incontra nella vita possono rinchiudere nella paura e nell’ansia oppure diventare occasione di crescita in ciò che rende magnifica questa nostra umanità: la capacità di ascolto e di incontro vero, il coraggio di perseverare nella ricerca della verità e del bene, la solidarietà che dilata i rapporti e vince le angosce, la gentilezza e il rispetto… la positività della vita.
E gli adulti che vivono la scuola avranno in cambio, come se si rigenerassero ogni giorno, la freschezza delle domande di senso, la gioia delle scoperte, l’anelito alla giustizia e alla pace che albergano nel cuore dei più giovani. In altre parole, le vertigini del generare umanità.
Auguro a tutti un buon anno scolastico, ricco di umanità… ciò che l’Intelligenza artificiale non può dare ma che insieme possiamo di nuovo far risplendere sul volto di ciascuno.
†Enrico Trevisi
Vescovo di Trieste



