Cammino sinodale: lasciarsi guidare dal Signore

La voce di alcuni componenti dell’équipe sinodale della diocesi: dall’ascolto delle comunità riparte il cammino diocesano del Sinodo. Tante le speranze in gioco

Nello scorso mese di giugno, il Consiglio Presbiterale, il Consiglio Pastorale e il Vescovo Enrico hanno inviato un lettera alle comunità e agli organismi pastorali sul tema “La sinodalità come chiamata alla corresponsabilità e alla cura delle relazioni”:

un testo accorato, nel quale si è voluto comunicare e ribadire il senso del percorso sinodale che – dopo la fase di confronto e riflessione svoltasi a livello di Chiesa Italiana – ora torna a interrogare e coinvolgere in maniera più diretta e partecipata la Chiesa locale e, quindi, le comunità parrocchiali e gli altri organismi diocesani. 

Artefice di questo percorso diocesano – e, attraverso alcuni delegati, anche del percorso nazionale – è l’équipe sinodale: presbiteri, religiose e religiosi, laiche e laici chiamati dal Vescovo Enrico ad accompagnare e incontrare, insieme a lui, le comunità per ascoltare, soprattutto, raccogliere esperienze, ma anche per accogliere attese e speranze del popolo di Dio per la sua Chiesa.

Tanti gli incontri vissuti in questi mesi nei vari Decanati della diocesi. «È stata una esperienza molto bella e direi apprezzata anche dalle persone che hanno partecipato, che hanno potuto avere un contatto diretto con il Vescovo, un dialogo sereno, molto bello, anche sulle problematiche che riguardano soprattutto la vita parrocchiale» ci racconta monsignor Roberto Rosa, vicario episcopale per la Pastorale e componente dell’équipe sinodale che ha incontrato le comunità di San Marco Evangelista, Santi Ermacora e Fortunato, San Nazario e Sant’Antonio Taumaturgo,

«sono emersi alcuni problemi sulla vita delle comunità, ma anche tante, davvero tante cose belle. Dopo gli incontri, qualche volta, mentre tornavo a casa in macchina con il vescovo, ci dicevamo proprio di quante belle esperienze sono presenti nelle nostre parrocchie e di quante persone si prendono a cuore la vita parrocchiale».

Ma qual è la maggior preoccupazione e quale il desiderio più ardente? «La più grande preoccupazione che è emersa nel corso di questi incontri è proprio quella di come trasmettere la fede, di come saperla comunicare, in modo particolare ai giovani e c’è il desiderio tra le persone di avere una parrocchia viva. Ciò che ho potuto vedere è che in questi incontri ognuno era libero di parlare, il clima era di grande ascolto e, posso dire che, nell’ambito del cammino sinodale delle nostre Chiese – in Italia in questo caso, ma anche nella nostra diocesi lo scopo di questi incontri è proprio quello di suscitare nelle parrocchie – sia da parte del vescovo sia da parte dell’équipe sinodale – un desiderio forte di camminare insieme, di lavorare insieme».

“Insieme”, appunto: è questa una delle parole chiave di questo cammino che coinvolge tutta la Chiesa tergestina. Un percorso che non è sempre “in discesa” perché richiede un grande impegno: «Il Sinodo non è che una cosa che “si fa”… si tratta proprio di creare nelle varie comunità cristiane, nelle diocesi, nelle parrocchie una mentalità sinodale, o meglio, come dice papa Leone, ci vuole una “conversione”».

«Gli incontri che ho potuto sperimentare in questi mesi di fianco al Vescovo mi hanno portato ad ascoltare il racconto di comunità indubbiamente vive» testimonia da parte sua Arturo Pucillo, componente dell’équipe sinodale che ha incontrato le comunità di Gretta, Servola, Salesiani e Santa Caterina. «Certamente il carattere di ascolto informale impresso dal Vescovo ha aiutato a uscire dai formalismi della visita pastorale, eppure i consigli pastorali hanno inteso comunque prepararsi e raccontarsi in maniera ordinata e meditata. È emerso un racconto di storie ricche, fondate sull’incarnazione del Vangelo nel territorio e tra aspirazioni, fatiche e desideri delle famiglie, prevalentemente per bocca dei laici a cui i parroci e i loro collaboratori hanno lasciato ampio spazio di esprimersi, dimostrando di possedere già le primitive della sinodalità.

Ho sentito storie di comunità che si sono adattate alle sfide del presente rimanendo fedeli alla Chiesa, pur con qualche sofferenza per le sempre più numerose assenze dalla liturgia e dall’impegno fedele al servizio».

Per Tomaž Simčič, componente dell’équipe sinodale e rappresentante della comunità cristiana di lingua slovena, che ha incontrato le comunità di Roiano, Repen-Monrupino, San Vincenzo de’ Paoli e San Giovanni Decollato «accompagnare il vescovo nell’ascolto di alcuni Consigli parrocchiali, in particolare di quelli sloveni o con la presenza di una componente slovena, è stata per me un’esperienza nuova e stimolante. Abbiamo incontrato comunità che non chiudono gli occhi di fronte alle difficoltà – una su tutte la trasmissione della fede -, ma che le affrontano con fiducia nel Signore e con sensibilità evangelica per i bisogni materiali, culturali e spirituali dell’altro.

Mi è sembrato che gli incoraggiamenti del vescovo di non trascurare le relazioni interpersonali abbiano trovato cuori aperti e generosi e che nelle parrocchie mistilingui continui il cammino di ascolto reciproco e di collaborazione tra le due componenti linguistiche».

«Le visite ai Consigli Pastorali Parrocchiali da parte del Vescovo e di un membro a turno dell’équipe sinodale sono state incentrate fondamentalmente sull’ascolto sinodale» racconta, infine, Maurizio Ianza, componente dell’équipe sinodale che ha incontrato le comunità di San Sergio Martire, Santi Pietro e Paolo, San Luca e San Luigi. «La mia esperienza mi ha permesso di vedere comunità vive dove emerge con forza l’immagine della parrocchia come “famiglia di famiglie”, capace di coniugare liturgia, catechesi e carità.

Anche le inevitabili criticità – difficoltà nel coinvolgere adolescenti e giovani adulti, invecchiamento dei collaboratori ecc. – vengono affrontate con uno spirito di volontà comune nella ricerca del miglior bene.

Da sottolineare che in tutti gli incontri si è da subito creato un clima veramente cordiale e collaborativo da parte di tutti. In chiusura il Vescovo ha richiamato la corresponsabilità battesimale e la dimensione missionaria della vita cristiana per tutti i battezzati».

Il filo conduttore di questo percorso di ascolto e incontro è stato (e continuerà a essere) il Vangelo dei discepoli di Emmaus: «Nel cammino sinodale facciamo la stessa esperienza» conclude ancora monsignor Rosa:

«decidiamo di parlare tra di noi, di confrontarci, ma non pensiamo che il Signore sia insieme a noi e cammini con noi. Eppure il cammino inizia proprio quando ci lasciamo guidare dalla presenza del Signore: tutto sta lì».

Luisa Pozzar

 

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