Dieci anni di cammini sulla Via Flavia

A piedi da Muggia ad Aquileia in 116 chilometri, divisi in cinque tappe. Tra storia, natura e bellezza in tanti percorrono il Cammino e ne rimangono entusiasti

Compie dieci anni il Cammino Via Flavia, ideato e tracciato dal triestino Renato Cavaliere assieme a un gruppo di amiche monfalconesi al rientro dall’esperienza fatta sul Cammino di Santiago. La Via Flavia

collega Muggia ad Aquileia in 116 chilometri, divisi in cinque tappe, e si snoda come un percorso variegato ai bordi dell’Alto Adriatico che, tra strade e sentieri, attraversa boschi, campagne, riserve naturali, paesi e città tra Venezia Giulia e Friuli.

In Val Rosandra (D. Linhares)

Come tutti i cammini – a differenza delle escursioni nei parchi montani e sui sentieri dei boschi – anche la Via Flavia entra così nel cuore delle storie dei territori e delle città: non disdegna l’asfalto, ricorda il passato per comprenderne il presente e suggerire il futuro.

Non stupisce, quindi, che la proposta abbia avuto subito successo: attraversa infatti un’area intrigante dalla storia ricca e complessa, poco conosciuta per le sue complicate e numerose frontiere e diversità, ma allo stesso tempo ricca di bellezze naturali, aree protette e spunti religiosi per i camminatori più spirituali, grazie alla presenza di chiese di vari culti e alla possente storia della chiesa di Aquileia con il suo patriarcato. È stato un crescendo di presenze e di apprezzamenti, tanto che

l’Associazione “Amici di Muggia Vecchia”, che da alcuni anni gestisce il cammino, ha stimato che oltre un migliaio di persone si cimentano ogni anno sul percorso, praticabile a piedi in tutti i mesi. Da rilevare è che chi cammina sono, soprattutto le donne, di tutte le età, sole o in gruppo.

Piazza Unità a Trieste (E. Skalamera)

A Muggia Vecchia il compleanno del cammino si festeggerà il 26 settembre nel pomeriggio, con tutta una serie di iniziative assolutamente da non perdere.

I riconoscimenti

Dopo la tracciatura, il percorso è stato sottoposto all’attenzione delle nove amministrazioni comunali interessate dal passaggio del cammino, che hanno approvato una dichiarazione di intenti necessaria al riconoscimento di “cammino regionale”: un riconoscimento che prevede l’inserimento nel registro regionale dei cammini e il coordinamento e l’appoggio di PromoTurismo FVG.

Così, come il Sentiero Beato Bonifacio, anche la Via Flavia è stata inserita nel Catalogo dei cammini religiosi italiani del Ministero del Turismo.

Dal Carso verso la laguna (D. Linhares)

Nel corso degli anni, questo crescente riconoscimento si è tradotto anche in una presenza sempre più strutturata: il Cammino si è dotato di un gruppo e di una pagina Facebook (Via Flavia, un cammino da fare e Cammino Via Flavia), di una pagina Instagram (Cammino Via Flavia), di una guida cartacea (Il Cammino Via Flavia, Ediciclo editore) e di un sito web (www.camminoviaflavia.it), tradotto anche in lingua inglese. Il tracciato è inoltre certificato da una propria credenziale e da un testimonium finale.

L’importanza naturalistica

Oltre alle sue preziosità storiche, linguistiche e architettoniche,

il Cammino tocca infatti alcuni biotopi, geositi e riserve naturali dall’alta biodiversità, sfuggite alle urbanizzazioni delle città e all’espandersi dell’agricoltura.

Il campanile della Basilica di Sant’Eufemia a Grado (L.Ulian)

Dopo i boschi muggesani si raggiunge la Val Rosandra, la splendida valle carsica e storica palestra di alpinismo; superata Trieste, ecco l’area marina protetta di Miramare del WWF e, subito dopo, la passeggiata nei boschi mediterranei sul crinale del Carso, che conduce alle falesie di Duino, dove si apre il panoramico Sentiero Rilke e, più avanti, le bocche del Timavo. Proseguendo sulla costa goriziana, attraversando le varie bonifiche del passato, non bisogna perdere la visita della foce dell’Isonzo e dell’ex valle da pesca della Val Cavanata, che ospitano – grazie ad alcuni ripristini naturali e a una gestione efficiente – oltre 320 specie di uccelli. Il mare è dunque il grande protagonista visivo del percorso, con i suoi fondali bassi e sabbiosi verso le lagune di Grado e i fondali profondi e rocciosi verso la costiera triestina. Qui le acque salate si mescolano con quelle dolci dei fiumi,

a partire dall’Isonzo, il corso d’acqua più vagabondo della pianura, e dal Timavo, il principe dei fiumi carsici: acque di laguna e acque risorgive di pianura, imbrigliate entrambe nell’immensa frontiera artificiale dei canali delle bonifiche.

Reperti del museo archeologico di Aquileia(L. Ulian)

È proprio questa ricchezza naturalistica a fare la differenza.

Il Cammino Via Flavia porterà ancora altre persone ad amare queste preziosità e ad apprezzare le cose semplici della vita: buoni passi.

Diego Masiello
sociologo del territorio

 

 

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