Forse non tutti sanno che in Diocesi a Trieste esiste un cammino dedicato alle coppie ferite: a coppie che hanno vissuto una separazione o un divorzio, a coppie di nuova unione, ma anche a persone singole che portano nel proprio vissuto una ferita per una relazione conclusasi in modo non atteso. Il percorso è il frutto di un seme piantato nel tempo, strettamente legato al cammino sinodale della Chiesa, in generale, e della Chiesa locale, in particolare: è proprio dal “cantiere sinodale”, infatti, che per desiderio del Vescovo, Enrico Trevisi, negli anni si è voluto dare forma concreta a ciò che la Chiesa – anche attraverso il suo Magistero – desidera per i suoi figli e le sue figlie: che nessuno sia escluso dalla misericordia di Dio.
«Per un periodo, anche insieme al vescovo che ha sempre offerto la sua presenza, ci siamo trovati una volta al mese, per tutto l’anno, per riflettere, prendendo spunto dall’Esortazione Apostolica Amoris laetitia, che è quella conseguente ai due sinodi sulla famiglia del 2014-2015 ai quali anch’io ho partecipato» ci racconta monsignor Roberto Rosa, referente di questo percorso. «Dopo questo anno di incontri, ai quali hanno partecipato una ventina di persone, abbiamo deciso di impostare il cammino in modo più strutturato».
Gli incontri si tengono una volta al mese (da ottobre a maggio) nell’oratorio della parrocchia di Sant’Antonio Taumaturgo e sono guidati da monsignor Rosa insieme all’équipe che lo affianca, composta da persone e coppie che hanno fatto parte del primo nucleo di riflessione: «I primi tre incontri vertono sul tema “Gesù ti incontra” e prendono spunto dai brani del Vangelo nei quali Gesù va incontro alle persone: pensiamo a Zaccheo, per esempio, o ad altri brani simili nei quali Gesù pone lo sguardo sulle persone e quando le persone lo incontrano, si lasciano anche incontrare da lui. Cominciava così, nella narrazione evangelica, un cammino e, allo stesso modo, per le persone presenti agli incontri inizia un cammino. Teniamo presente che molte di esse hanno vissuto e portano con sé l’esperienza dell’esclusione» prosegue Rosa «alcune si sentono giudicate dalla comunità o dalla stessa Chiesa per la situazione in cui vivono e quindi hanno bisogno di sentirsi accolte: vogliono sentirsi “di casa”. Proprio a partire dalla Parola di Dio è possibile farle sentire parte della comunità cristiana. Ciascuno può vivere la propria fede in ogni situazione di vita, sempre mettendosi in cammino».
Camminare su questa strada ha a che fare anche con il perdono e la riconciliazione:
A volte c’è la necessità di perdonare l’altra parte per poter ricominciare» sottolinea ancora monsignor Rosa «il percorso non è un modo per guadagnare un “passaporto” per accostarsi all’Eucaristia, ma è un “camminare insieme” per incontrare il Signore, ciascuno con la propria storia, sentendosi parte di una Chiesa che accoglie e non giudica e coltivando anche la preghiera personale.
A questo è auspicabile che si aggiunga un percorso personale con una guida spirituale: in fondo, al di là di questo specifico percorso, resta compito di tutti i sacerdoti e di tutti i parroci accompagnare spiritualmente e umanamente le coppie o le singole persone che vivono queste ferite».
Per Xenia e Alessio, che fanno ora parte dell’équipe, «è stato importante il percorso condiviso con altre persone che hanno avuto la nostra stessa esperienza, che sia stata di separazione o altro: ci ha permesso di toccare con mano anche la sofferenza di altri, nel sentirsi a volte tagliati fuori o non pienamente accolti dalle comunità parrocchiali. Ci siamo resi conto che non tutte le comunità sono pronte. Noi, in questo percorso, abbiamo trovato l’ascolto e lo abbiamo particolarmente apprezzato».
«Venivamo già da un percorso individuale ed eravamo seguiti da un francescano attento alla dottrina della Chiesa, ma pieno di misericordia: lui ha camminato assieme a noi» ci raccontano, da parte loro, Maria Rosaria e Piero, componenti dell’équipe «è stata la prima potente esperienza di accoglienza e conferma dell’Amore di Gesù per noi. Ed è stata la porta fondamentale per sperimentare direttamente e personalmente questa chiamata alla vocazione matrimoniale, pur nella fragilità. Il tutto vissuto in un momento in cui l’Amoris laetitia non veniva ancora pienamente condivisa da molti sacerdoti e da diversi fedeli. A volte per ignoranza, a volte per una chiusura del cuore “farisaica” ed escludente, molto dolorosa per noi che la subivamo: vi era un giudizio implicito su situazioni non conosciute minimamente. Senza quel coraggioso Fra Galdino, noi, forse, non saremmo qui».
Una certa dose di coraggio pare necessaria sia da parte di chi vive la situazione di ferita – perché chiedere aiuto o riconoscere di averne bisogno non è facile né scontato – sia da parte dei sacerdoti in quanto ministri della misericordia: conoscere l’esistenza di questo percorso diocesano e comunicare alle rispettive comunità parrocchiali questa opportunità di cammino cristiano possono essere già due passi importanti. Come per queste due coppie dell’équipe, dal cui percorso personale è poi nato un impegno a favore della comunità intera: «Noi abbiamo ottenuto entrambi la dichiarazione di nullità del matrimonio anni fa e poi in qualche modo il Signore ci ha fatto incontrare e abbiamo avuto la grazia di poterci sposare in chiesa:
abbiamo voluto restituire questa grazia mettendoci a disposizione della comunità per dare la nostra testimonianza e, se capitasse l’occasione, per aiutare altre persone»
concludono Xenia e Alessio. «Noi abbiamo una situazione particolarmente complessa e, per esempio, abbiamo dei figli dai nostri precedenti matrimoni perciò ci troviamo a dover armonizzare tante difficoltà e differenze» raccontano ancora Maria Rosaria e Piero «ma abbiamo anche sperimentato come, non interrompendo il contatto con Dio “Papà” – anche nei momenti in cui si può essere arrabbiati con Lui e non capiamo perché tutto questo stia succedendo proprio a noi –, sia possibile sperimentare la Sua Presenza talmente puntuale da essere sorprendente: una Gioia piena in tante situazioni di fatica.
Abbiamo accettato questa chiamata alla partecipazione attiva nel gruppo sinodale per testimoniare questa esperienza di Grazia, per accogliere le storie degli altri e anche come forma di riconoscenza verso questo atto di cura e amore che la Chiesa di Trieste ha voluto mettere in atto verso le famiglie ferite».
Il percorso per coppie ferite è l’inizio di un sentiero condiviso per mettersi in ascolto della Parola di Dio in un’ottica di consapevolezza sulla propria situazione personale, ma anche di una possibile rinascita spirituale. Come ci hanno ricordato queste coppie, le famiglie che vivono situazioni di sofferenza e di ferita sono sempre più numerose e ci sono tante anime che avrebbero bisogno di essere accolte, ascoltate e accompagnate: «Anche proponendo qualche occasione di incontro a livello parrocchiale», dicono Maria Rosaria e Piero, ma anche ricordando, come fanno Xenia e Alessio, che «questo è un percorso di libertà. E ciascuno è libero di fare il tratto di strada che si sente di fare… non è detto che tutti concludano il percorso, ma siamo convinti che facendolo conoscere e offrendo questa opportunità a più persone possibili, in tanti possano trarne un beneficio per la propria vita. Noi speriamo che tante persone possano avvicinarsi. L’invito è a venire e vedere». Prossimo appuntamento, martedì 3 novembre alle ore 20.30 presso l’oratorio della parrocchia di Sant’Antonio Taumaturgo, in via Paganini 6 (II piano).
Luisa Pozzar

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